I Papi dell'incontro

I viaggi di Benedetto XVI e Francesco possono insegnarci a comunicare in modo più vero e ad aprire il nostro cuore agli altri

Roma, (Zenit.org) Carlo Climati | 703 hits

Papa Francesco, quando parla, dice sempre cose bellissime. Ma c'è una parola, in particolare, che abbiamo imparato a conoscere e ad amare dalle sue labbra. Una parola affascinante, capace di allargare il nostro sguardo e condurlo verso orizzonti meravigliosi. Questa parola è “incontro”.

Fin dall'inizio del suo pontificato, Francesco non ha mai smesso di invitarci all'amicizia, al dialogo, alla scoperta dell'altro. E lo ha fatto attraverso i suoi gesti semplici, la sua umanità, la sua capacità di conquistare il mondo con un sorriso, un abbraccio, una stretta di mano.

Per Papa Francesco l'incontro è una vera e propria cultura. Un momento importante della nostra vita, in cui inizia una splendida avventura. Ogni incontro, infatti, rappresenta un'occasione di nuove sorprese, di arricchimento personale e spirituale, da vivere con spontaneità ed amore per tutti.

Giovedì 5 giugno 2014, alle 16,00, a Roma, presso la Pontificia Università della Santa Croce (piazza di Sant'Apollinare, 49) si terrà una Giornata di studio su un particolare aspetto della cultura dell'incontro: il viaggio.

E' proprio nella dimensione del viaggio che l'incontro trova la sua espressione più profonda, perché tocca mondi nuovi e si fa portatore di speranza. Il tema della Giornata di studio, organizzata dalla Santa Croce insieme all'Associazione Culturale Giuseppe De Carli, sarà “I viaggi dei Papi tra diplomazia e comunicazione”.

Mons. Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia, terrà una relazione sui discorsi politici di Benedetto XVI nei suoi viaggi apostolici all'estero. Marco Tosatti, giornalista de La Stampa - Vatican Insider, parlerà della diplomazia del gesto nei viaggi di Papa Francesco. Moderatore sarà il Prof. Norberto González Gaitano, Ordinario di Opinione Pubblica nella Pontificia Università della Santa Croce.

In occasione di questo incontro sarà presentato il volume di Angela Ambrogetti, direttore del quotidiano non profit on line Korazym.org, “Sull'aereo di Papa Benedetto” (Libreria Editrice Vaticana). Un'opera preziosa che raccoglie le conversazioni del Papa emerito con i giornalisti, durante i viaggi che lo conducevano nei vari posti del mondo.

Sarà una Giornata di studi che insegnerà molto. Il viaggio, infatti, è la metafora perfetta di quella cultura di apertura e di dialogo che spesso sembra mancare nel mondo di oggi.

Può sembrare paradossale parlare di questo in un'epoca come la nostra, in cui la comunicazione sta diventando sempre più facile. Oggi basta spingere il tasto di un computer per inviare in pochi secondi una e-mail da Roma a New York, da Londra a Mosca, da Parigi a Berlino. Un dito della mano è sufficiente per metterci in contatto con il mondo intero.

Eppure, nonostante questa apparente facilità di comunicazione, non sempre si riesce davvero ad incontrare l'altro. A volte non si riesce neppure a cercarlo, a vederlo, a considerarlo. I rapporti umani diventano sempre di più rapporti “mediati”. Ovvero: relazioni indirette e limitate nelle emozioni, in quanto “filtrate” attraverso alcuni strumenti: il computer, il telefonino, l'email, il blog, il messaggino SMS, la chat, il social network di internet.

Stiamo vivendo una strana illusione di onnipotenza, perché le nuove tecnologie ci permettono di entrare in contatto con tanta gente con un semplice “click” del mouse del nostro computer. Ma, prima di tutto, dovremmo domandarci: con chi sto comunicando? Che cosa sto comunicando? Qual è la qualità della mia comunicazione?

Nelle grandi città sta scomparendo la cultura dell'incontro che si realizzava nei cortili e nelle piazze, luoghi all’aperto in cui i bambini praticavano tradizionali giochi di gruppo, in un clima di festa e di allegria.

Troppo spesso, oggi, il tempo libero viene vissuto in modo individualista. I giovani, a volte, sono spinti a trascorrere tante ore davanti allo schermo freddo di un computer, tra videogiochi ripetitivi, navigazioni interminabili su internet e conversazioni virtuali. Si nutrono di fantasie “già pronte”, che qualcuno ha creato per loro.
I nuovi mezzi di comunicazione non sono strumenti da guardare con sospetto. Il mondo di internet può offrire straordinarie opportunità. L’importante è che le relazioni virtuali non prendano il posto della vita vera, generando “celle di isolamento” e alimentando un falso rapporto con la realtà.

Come si fa a considerare ed amare il prossimo, se non ci si abitua realmente ad incontrarlo e a dialogare con lui? Come si possono prendere a cuore i suoi problemi se lo si guarda solo attraverso lo schermo di un computer?

Per invertire la rotta, può essere utile risvegliare la bellezza dei rapporti umani autentici. Abbiamo tutti molto da imparare dai gesti meravigliosi di Benedetto XVI e Francesco, per aprire il nostro cuore e sforzarci di comunicare in un modo più autentico con tutti.