I Patriarchi orientali: "Legittimo l'uso della forza per difendere i cristiani in Iraq"

Conclusa la visita nel Kurdistan iracheno, i Patriarchi orientali cattolici e ortodossi ribadiscono in conferenza stampa la necessità di cacciare lo Stato islamico da Mosul e dalla piana di Ninive

Roma, (Zenit.org) Redazione | 3131 hits

Si è conclusa ieri la visita di solidarietà dei Patriarchi orientali cattolici e ortodossi a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno. Una visita i cui toni sono andati oltre il contesto pastorale e di protocollo, specie dopo l'incontro con il presidente della regione autonoma, Massoud Barzani, durante il quale i Patriarchi non hanno risparmiato un fermo punto di vista riguardo alla questione della legittimità dell'uso della forza per respingere l'aggressione degli jihadisti dello Stato islamico e riportare i cristiani a Mosul e nei villaggi della piana di Ninive.

Un punto di vista che i Patriarchi hanno poi espresso pubblicamente in una conferenza stampa che ha seguito l'incontro. Come riferito dall’agenzia Asia News, la conferenza non ha avuto nulla di convenzionale. Anzitutto per il “grido d’allarme” lanciato dai Patriarchi riguardo alla situazione nel Paese, per cui hanno invocato un immediato intervento che “corrisponde a ciò che insegna la Chiesa cattolica in materia di legittima difesa”.

"Non c'è nemmeno un secondo da perdere”, ha affermato Youssef II Younane, “è in gioco la nostra sopravvivenza in Mesopotamia. Le nazioni libere che aderiscono alla Carta dei diritti dell'uomo devono avere il coraggio di essere fedeli ai loro principi”.

“Noi – ha rimarcato con vigore il Patriarca - chiediamo un intervento internazionale in nostra difesa, e non certo per conquistare alcunché. Noi abbiamo il diritto di difenderci e noi chiediamo di essere difesi. La comunità internazionale lo ha ben fatto in precedenza in Kossovo, malgrado l'opposizione, all'epoca, della Russia”.

Per questo, insieme a Papa Francesco, i Capi delle Chiese orientali chiedono “di fare in modo che vengano rispettati i nostri diritti per un intervento militare di natura difensiva, per fronteggiare i gruppi jihadisti che ci minacciano". 

D’accordo anche il Patriarca maronita Béchara Raï ad interpellare al più presto la comunità internazionale. "Noi - ha detto – pensiamo che lasciare campo libero agli jihadisti dello Stato islamico sarebbe davvero vergognoso per l'Occidente. Che un gruppo di terroristi di ispirazione diabolica sia lasciato libero di agire è uno scandalo senza precedenti”.

“Noi – ha soggiunto il cardinale - chiediamo alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità. È inammissibile che un gruppo di questa natura opprima in questo modo dei popoli, e che la comunità internazionale non prenda la difesa di un gruppo incapace di difendersi da solo". 

Dal canto suo, il Patriarca Younane ha implicitamente accusato la dottrina wahabita, professata in Arabia Saudita, quale fonte di ispirazione dello Stato islamico. "Tale gruppo non ha potuto nascere - ha affermato - se non grazie a questo sostegno. Oggi cerca di sottrarsi alle proprie responsabilità, che derivano da questa situazione". 

In merito all'incontro con il presidente Barzani - infoma ancora Asia News - , fonti vicine alla delegazione patriarcale hanno rivelato che egli avrebbe fornito ampie rassicurazione sul fatto che i peshmerga sono pronti a fare il loro dovere, per difendere i cristiani d'Iraq, ma che il Kurdistan al contempo richiede migliori equipaggiamenti dal punto di vista militare. 

Al tempo stesso, Barzani ha confidato ai membri della delegazione che i jihadisti hanno riempito di mine le strade e le case dei villaggi abbandonati dai cristiani in fuga e che, in caso di bisogno, i peshmerga non dispongono delle attrezzature e dell'esperienza necessarie per farlo. 

Nel suo intervento, infine, il Patriarca Ephrem ha rivendicato addirittura una regione autonoma per i cristiani d'Iraq, nel contesto di una repubblica federale irachena. “La Costituzione irakena lo permetterebbe”, ha spiegato Ephrem. E non ha mancato di rivolgere un appello al segretario generale Onu Ban Ki-moon affinché si rechi in visita personalmente in Iraq.

Una parola anche per Papa Francesco perché faccia “un uso più audace della propria influenza per la causa dei cristiani iracheni”. Il Patriarca dei siro-ortodossi ha infine chiesto la liberazione di Mosul, costatando che sia ormai possibile assicurare il rientro in alcuni villaggi della piana di Ninive. 

A conclusione della visita e dando il via alla conferenza stampa, il Patriarca Sako dei caldei ha affermato che le Chiese d'oriente sono un insieme di "piccole Chiese, ma che attraverso la loro unione, possono formare una Chiesa grande e forte". 

Dopo la conferenza i Patriarchi Younan, dei siro-cattolici, ed Ephrem Karim, dei siro-ortodossi si sono trattenuti un po' più a lungo nella regione, per stare vicino ai gruppi di fedeli in Iraq. Il cardinale Béchara Raï e Gregorios III sono invece rientrati in Libano.