"I più non ritornano", di Eugenio Corti

Segnalazioni librarie da parte delle Edizioni Ares

Roma, (Zenit.org) | 580 hits

«Nel cielo ormai quasi buio s’inseguivano lucenti pallottole traccianti.
In quel cielo c’era Dio: io stavo muto e grigio
davanti a Lui, nel gran freddo. Vicino a me c’erano
la mia miseria e il mio voler continuare a essere uomo
e capo di uomini, nonostante tutto»

(Eugenio Corti)

Il primo diario della ritirata di Russia

I più non ritornano è il diario dell’odissea del ventunenne tenente d’artiglieria Eugenio Corti, uno dei quattromila italiani (su 30mila) che riuscirono a scampare dalla sacca di Arbusov nella Campagna di Russia. Il libro apparve in Italia nel 1947, e quella di Corti fu, in assoluto, la prima voce a raccontare l’inferno bianco della tragedia dell’Armir. Nella partecipata Introduzione, Luca Doninelli ha sottolineato il cuore della ricerca dell’autore del Cavallo rosso: «I più non ritornano impone al lettore di rintracciare, per prima cosa, i termini della narrabilità degli eventi reali in esso riportati. Leggendolo, vengono in mente l’ultimo Eliot con le sue parole i rritanti (“E il Figlio dell’Uomo non fu crocefisso una volta per tutte / il sangue dei martiri non fu versato una volta per tutte, / le vite dei Santi non vennero donate una volta per tutte (...). E se il Tempio dev’essere abbattuto / dobbiamo prima costruire il Tempio”), le immagini del Terzo Segreto di Fatima, e tutto quello che ci piacerebbe dimenticare. Perché a tutti piacerebbe un Comunismo senza Gulag, una Resistenza senza foibe, un’America senza Hiroshima. Ma sarebbe una menzogna, anche se si capisce che evitare la menzogna significa guardare cose che ci farebbero girare d’istinto la testa da un’altra parte. I più non ritornano è pieno di cose che fanno girare la testa dall’altra parte, e Corti non prova nessun piacere sadico nel raccontarcele. Semplicemente, ci istruisce circa una possibilità nuova, quella di guardare l’orrore e raccontarlo, testimoniarlo, senza dover cadere nella disperazione, portando l’intelligenza umana fin sul margine di quell’impossibile speranza da cui scaturisce, finalmente incensurata, tutta la narrazione del mondo».

Eugenio Corti

Eugenio Corti è nato nel 1921 in Brianza, dove tuttora vive. Sue opere di narrativa: Il cavallo rosso (1983, ventottesima edizione Ares 2011) tradotto in otto lingue; Gli ultimi soldati del re (1951, sesta edizione Ares 2005) e Il Medioevo e altri racconti (Ares 2008). Opere di saggistica: Processo e morte di Stalin - tragedia (1962, settima edizione Ares 2010); Il fumo nel tempio (1996, terza edizione Ares 2001). Infine i «racconti per immagini»: La terra dell’indio (seconda edizione Ares 1999), L’isola del paradiso (seconda edizione Ares 2000), e Catone l’antico (Ares 2005). Alle opere di Corti sono dedicati il brillante volume-intervista Parole scolpite. I giorni e l’opera di Eugenio Corti di Paola Scaglione (Ares 2002) e Presenza di Eugenio Corti (Rassegna della critica) a cura di Argia Monti (Ares 2010). Nel 2000 ha ricevuto il premio internazionale «Al merito della cultura cattolica»; nel 2007 l’Ambrogino d’oro, da parte del Comune di Milano; nel 2009 il Premio Isimbardi della Provincia di Milano e nel 2010 il Premio per meriti culturali della Regione Lombardia. Nello stesso 2010 si è costituito un Comitato per candidare Corti al premio Nobel, il cui documento programmatico è stato sottoscritto, fra gli altri, dal Consiglio della Provincia di Monza e Brianza e da quello della Regione Lombardia.

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«I più non ritornano». Diario di ventotto giorni in una sacca sul fronte russo (inverno 1942-1943), di Eugenio Corti
Edizioni Ares
pp. 336
euro 12,90)

Per info: www.ares.mi.it