I polacchi in piazza per difendere la libertà di espressione

Centomila manifestanti a Varsavia in difesa della televisione cattolica Trwam e del pluralismo nei media polacchi

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VARSAVIA, giovedì, 26 aprile 2012 (ZENIT.org) - La cristianofobia è uno dei fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi. Anche Benedetto XVI tante volte ha denunciato le persecuzioni e le vessazioni dei cristiani ovunque nel mondo. Le sue denuncie di ostilità contro i cristiani hanno un peso particolare quando il Pontefice si è rivolto al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Il 9 gennaio scorso il Santo Padre parlando ai diplomatici denunciava che in non pochi Paesi i cristiani sono privati dei loro diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica, in altri subiscono attacchi violenti contro le loro chiese e abitazioni. 

Purtroppo, la denuncia di Benedetto XVI riguarda anche l’Europa dove la cristianofobia non ha le forme della persecuzione fisica ma è più subdola. Per questo motivo il Papa nel suo messaggio per la Giornata della Pace del 2011 ha parlato proprio dei Paesi di tradizione cristiana: “Esprimo anche il mio auspicio affinché in Occidente, specie in Europa, cessino le ostilità e i pregiudizi contro i cristiani per il fatto che essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e ai principi espressi nel Vangelo”.

Un esempio concreto dei pregiudizi anticristiani e della subdola forma di persecuzione in Europa è il caso della TV Trwam, l’unica televisione cattolica in Polonia. L’anno scorso il Consiglio Nazionale della Radio e della Televisione polacca (KRRiT), espressione delle forze politiche che governano oggi in Polonia, ha escluso la TV Trwam dalla piattaforma digitale nazionale che dal 2013 assicurerà ai Polacchi l’accesso gratuito ad una serie di emittenti televisive.

E’ stata una decisione gravissima che mira a limitare al massimo la presenza della Chiesa cattolica negli spazi pubblici, dettata prima di tutto da pregiudizi anticattolici e da forti interessi ideologici, coperti da “deboli” scusanti di “instabilità finanziaria” della televisione cattolica.

Tale decisione preoccupa sia i pastori polacchi sia i fedeli laici. Anche perché questa politica assomiglia troppo ai vecchi metodi comunisti. Mons. Józef Michalik, a capo della Conferenza Episcopale Polacca, ha parlato apertamente della “cancellazione del pluralismo dei media”, e mons. Wiesław Mering, responsabile del Consiglio della Cultura e della Salvaguardia dell’Eredità Culturale nell’Episcopato, ha ammonito: “Non si può ignorare la parte cattolica della società, che è la sua parte maggioritaria!”

Padre Tadeusz Rydzyk CSsR, direttore della Radio Maria polacca, ha così commenta la decisione del Consiglio: «Il ministro del culto del vecchio governo comunista polacco diceva: “Non permetteremo alla Chiesa di uscire dalle sacrestie”. Quel ministro si occupava del culto non per aiutare i credenti, ma per ostacolarli. Nei tempi comunisti ogni metodo era buono per limitare l’influenza della Chiesa sulla società, particolarmente sui giovani. Oggi la posta in gioco è la stessa». 

Si è mobilitata anche la società civile che ha lanciato una sottoscrizione in difesa della presenza della televisione cattolica sulla piattaforma digitale. Il numero dei firmatari ha superato i due milioni. Il caso ha attirato l’attenzione perfino della Fondazione dei Dritti dell’Uomo di Helsinki.

Per sostenere la TV Trwam e i diritti al pluralismno e alla vera democrazia, sabato 21 aprile si è svolta  al centro di Varsavia una imponente manifestazione. Il raduno è cominciato con la santa Messa celebrata sulla centralissima piazza delle Tre Croci dal mons. Antoni Dydycz, ordinario della diocesi di Drohiczyn. Il vescovo ha ricordato che secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II i mass media "dovrebbero trasmettere la verità, perché la Chiesa ci tiene alla verità".

"Purtroppo – ha aggiunto il vescovo – non si può dire questo della maggioranza dei media in Polonia". Mons. Dydycz ha ricordato anche che i documenti conciliari parlano chiaramente dei "doveri che in questo settore incombono sull'autorità civile in vista del bene comune: i doveri di difendere e proteggere la vera e giusta libertà d'informazione".

Purtroppo, le decisioni del Comitato KKRiT contraddicono tali doveri delle autorità. Il monsignore ha ringraziato tutti i fedeli che si sono radunati a Varsavia per difendere e pregare per la libertà della parola. “Questo è il segno di maturità delle persone che dimostrano, che scrivono le petizioni, che sono consapevoli quale dovrebbe essere ruolo dei moderni media. Non possiamo permettere che i media promuovano soltanto gli atteggiamenti egoistici, consumistici, edonisti e antisociali” – ha aggiunto Dydycz.

Dopo la santa Messa i dimostranti hanno raggiunto la sede del Primo Ministro dove ha preso la parola Jarosław Kaczyński, fratello del Presidente polacco morto tragicamente nell’incidente aereo presso Smolensk e capo del partito d’opposizione Legge e Giustizia, che ha denunciato che oggi in Polonia "si tenta di ridurre i cattolici al silenzio, di metterli sul margine della società, renderli cittadini di seconda categoria".

“La gente ha dovuto di nuovo scendere in piazza per difendere la Polonia indipendente, democratica, giusta e orgogliosa di se. Per questo oggi marciamo con le teste alzate; devono vergognarsi invece tutti coloro che vogliono colpire la Chiesa polacca, Solidarnosc e la dignità della nazione” – ha aggiunto il politico. 

Alla manifestazione a Varsavia hanno partecipato circa 100 mila persone. Nasce allora la domanda: come mai i media mondiali hanno ignorato una manifestazione di tale dimensione in una delle capitali dell’Europa? La difesa del pluralismo dei media e del ruolo dei media cattolici non interessa il mondo civile?