I poveri, anche i poveri di salute, sono una ricchezza per la Chiesa

Nell'udienza all'UNITALSI, Papa Francesco spiega che l'accettazione paziente e anche gioiosa della sofferenza è una risorsa spirituale, un tesoro prezioso della Chiesa

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 439 hits

“La vostra opera non è assistenzialismo o filantropia, ma genuino annuncio del Vangelo della carità, è ministero della consolazione. E questo è grande: la vostra opera è evangelica proprio, è il ministero della consolazione”.

Così il Papa si è rivolto stamane ai partecipanti al pellegrinaggio dell’UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), in occasione del 110° anniversario dell’associazione

“Mossi dall’amore per Cristo e sull’esempio del Buon Samaritano, di fronte alla sofferenza non voltate la faccia dall’altra parte” - ha continuato il Vescovo di Roma - "E questo di non voltare la faccia da un’altra parte è una virtù”.

“Non scoraggiatevi per le difficoltà e la stanchezza, - ha sottolineato il Papa - ma continuate a donare tempo, sorriso e amore ai fratelli e alle sorelle che ne hanno bisogno” perché  “i poveri, anche i poveri di salute, sono una ricchezza per la Chiesa; e voi dell’UNITALSI, insieme a tante altre realtà ecclesiali, avete ricevuto il dono e l’impegno di raccogliere questa ricchezza, per aiutare a valorizzarla, non solo per la Chiesa stessa ma per tutta la società”.

Papa Francesco ha rilevato che il contesto culturale e sociale di oggi “è piuttosto incline a nascondere la fragilità fisica, a ritenerla soltanto come un problema, che richiede rassegnazione e pietismo o alle volte scarto delle persone”.

Ed è proprio in questo ambito che l’UNITALSI – ha precisato il santo Padre - “è chiamata ad essere segno profetico e andare contro questa logica mondana, la logica dello scarto, aiutando i sofferenti ad essere protagonisti nella società, nella Chiesa e anche nella stessa associazione”.

Proprio perché “ogni persona malata e fragile possa vedere nel vostro volto il volto di Gesù; e anche voi possiate riconoscere nella persona sofferente la carne di Cristo” il Papa ha quindi chiesto ai fratelli e sorelle ammalati, di non considerasi “solo oggetto di solidarietà e di carità”, ma di sentirsi “inseriti a pieno titolo nella vita e nella missione della Chiesa”.

Rivolto soprattutto agli ammalati il santo Padre ha spiegato che la loro presenza, “silenziosa ma più eloquente di tante parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione a quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e anche gioiosa della vostra condizione, sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana. Non vergognatevi di essere un tesoro prezioso della Chiesa!”

Per spiegare il senso del ministero della consolazione, papa Francesco ha invitato tutti a “imitate la maternità di Maria, la cura materna che Lei ha di ciascuno di noi”.

“Maria – ha sottolineato il Pontefice - sa di che cosa abbiamo bisogno! Lei si prende cura di noi, intercedendo presso Gesù e chiedendo per ciascuno il dono del 'vino nuovo', cioè l’amore, la grazia che ci salva. Lei intercede sempre e prega per noi, specialmente nell’ora della difficoltà e della debolezza, nell’ora dello sconforto e dello smarrimento, soprattutto nell’ora del peccato. Per questo, nella preghiera dell’Ave Maria, le chiediamo: Prega per noi, peccatori”.

"Affidiamoci sempre alla protezione della nostra Madre celeste, che ci consola e intercede per noi presso il suo Figlio – ha concluso il Papa – perché i aiuti lei ad essere per quanti incontriamo sul nostro cammino un riflesso di Colui che è Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione”.