I pregiudizi dei media e la Chiesa irlandese (Seconda parte)

Il giornalista David Quinn esprime un punto di vista fuori dal coro, riguardo allo scandalo degli abusi sessuali

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di Ann Schneible

DUBLINO, mercoledì, 13 giugno 2012 (ZENIT.org) – Contro l’anti-cattolicesimo dei media laicisti, la Chiesa Cattolica irlandese, nonostante tutto, continua a lavorare per il suo rinnovamento.

David Quinn, che ha parlato ieri al 50° Congresso Eucaristico Internazionale, in corso a Dublino durante questa settimana, è direttore dello Iona Institute e collaboratore free-lance dell’Irish Independent e dell’Irish Catholic. In un’intervista a Zenit (leggi prima parte), Quinn ha parlato della crisi della Chiesa in Irlanda e della percezione dell’opinione pubblica generata dai media anti-clericali.

Che tipo di copertura mediatica riceverà il Congresso Eucaristico da parte della stampa laicista?

Quinn: Il giornale per cui scrivo, l’Irish Independent, ha pubblicato un supplemento di 20 pagine, alcuni giorni fa, mentre l’Irish Times questa settimana produrrà un reportage di sei puntate sullo stato della Chiesa in Irlanda. Di certo il profilo della Chiesa che ne emerge non è troppo lusinghiero e, per certi versi, rispecchia lo stile del New York Times, secondo la cui logica, “se solo tu diventassi più liberale, tutto andrebbe meglio”. In altre parole, “se solo tu ti conformi al magistero dell’Irish Times”. L’Irish Times, come il New York Times, è un dio geloso che non tollera rivali. Vede se stesso come l’unica fonte d’autorità. Vorrebbe che la Chiesa si chini alle sue volontà ed esprime forte impazienza. Per questo è perennemente ipercritico.

Nonostante ciò, il Congresso Eucaristico sta ricevendo una buona copertura. Infatti, un sondaggio dell’Irish Times ha rivelato – e non è il primo sondaggio a farlo – che ci sono troppi cattolici che non hanno idea di ciò in cui crede veramente la Chiesa o, quando lo sanno, sono loro a non crederci. Ciò, tuttavia, avviene anche in America e in altri paesi; si è fallito nell’insegnare i principi della Chiesa o, in molti casi, per più di 40 anni si è insegnata una dottrina sbagliata.

Pur tenendosi nel bel mezzo degli attuali scandali della Chiesa irlandese, il congresso eucaristico non intende concentrarsi tanto su questa crisi, bensì sul fulcro della fede cattolica, ovvero l’Eucaristia. È possibile riportare l’attenzione dell’opinione pubblica su tale concetto? In che modo?

Quinn: Uno dei paragoni che sono stati fatti, è stato quello tra il Congresso attuale e quello del 1932, quando un milione di persone accorse a Dublino e ciò fu visto come un’enorme ragione di orgoglio per l’Irlanda. Quel Congresso Eucaristico si tenne appena dieci anni dopo l’indipendenza, con il popolo ancora molto fervente per la nuova nazione, con l’opportunità di riaffermare il loro Cattolicesimo. Se si prende quell’evento come un punto di partenza e l’attuale come un punto d’arrivo con 80mila fedeli che probabilmente presenzieranno alla Santa Messa finale, paragonati al milione di 80 anni fa, non c’è speranza di ripetere quei numeri; la prospettiva è meno del 10% dei pellegrini del 1932.

Se la gente può concentrare la sua attenzione sull’Eucaristia? Si spera sarà così, tuttavia uno dei problemi è dato dalla scarso livello di moralità della Chiesa irlandese, e questo fa scemare l’entusiasmo sul Congresso Eucaristico.

Rimane ora da vedere cosa succederà realmente. Come sappiamo, quando il Papa si recò in visita in Inghilterra, nel settembre 2010, il suo viaggio iniziò all’insegna della negatività ma, alla fine, si rivelò un successo fantastico. Poi chiaramente il Papa era lì e questo, ovviamente, rappresentò un grande vantaggio. Quando si tenne l’ultimo Congresso Eucaristico in Quebec, alcuni anni fa, anch’esso fu inizialmente segnato da parecchio scetticismo – il Quebec è una terra particolarmente secolarizzata – eppure, anche lì, fu un successo, visto il notevole afflusso, anche dall’estero, di giovani cattolici, entusiasti e positivi. In Irlanda, da molti anni, non si vede nulla di simile. Quindi voglio sperare che, tra le cose che vedremo, ci saranno proprio tutti questi giovani da tutti i continenti, visibilmente e palesemente cattolici; non ne vediamo a Dublino da molto tempo e sarebbe interessante misurare che impatto possano avere sulla pubblica opinione.

Assumendo l’attuale attitudine dei media laicisti irlandesi nei confronti della Chiesa Cattolica, è possibile per il giornalismo cattolico emergere come reale alternativa al quel tipo di stampa?

Quinn: Non sarà facile. Ovviamente i media cattolici in Irlanda consistono in un paio di giornali che vendono una piccolissima parte di quel che vendono i giornali laici. C’è una piccola radio cristiana e in termini di media cattolici o cristiani, questo è davvero tutto. Purtroppo non vedo una competizione davvero significativa tra i media cattolici e i media laici in Irlanda.

Ciò che i media cattolici possono fare, ovviamente, è illustrare l’altra faccia della storia e correggere gli errori dei media laicisti in termini di copertura, provando a insegnare la fede cattolica e narrare storie che la stampa anticlericale non racconterebbe mai. Quantomeno, in tal modo, tu stai insegnando qualcosa della fede cattolica per quello che realmente è, giorno per giorno, nell’arco di una settimana.

Parlando della mia esperienza personale, oltre a Irish Catholic, ho scritto editoriali per la stampa mainstream per 18 anni, dal Sunday Times all’Irish Independent e così via. Ho fatto in particolare molta radio e un po’ di televisione. Parlando di commentatori cattolici, credo di essere uno dei più importanti, assieme a Breda O’Brien che scrive per l’Irish Times. Ci sono 3 o 4 di noi che fanno parecchio lavoro nei media laici, prendendo parte ai dibattiti, cercando di contrastare quello che noi vediamo come uno squilibrio. Infatti i media irlandesi sono pesantemente sbilanciati, quando si tratta di coprire notizie riguardanti la Chiesa Cattolica. Credo ci sia costante ostilità e quando l’atteggiamento non è ostile, emerge una profonda ignoranza; non si capisce, non si sa di cosa si sta trattando. Mi sono scontrato con la stampa britannica, prima che il Papa andasse da loro; c’erano giornali che erano contro il Papa, altri erano a favore. In Irlanda, invece, tutti i giornali sono anti-papisti, senza eccezione alcuna. Non c’è giornale in Irlanda che la Chiesa cattolica possa definire suo simpatizzante, al di fuori di giornali cattolici di piccola tiratura e una manciata di giornalisti che lavorano per i media laicisti, provando a controbilanciare il dibattito: un obiettivo essenzialmente impossibile. Per ogni opportunità che quelli come me o Breda O’Brien possono avere, gli altri ne avranno almeno dieci.

Cosa dovrebbe succedere, perché giunga un rinnovamento nella Chiesa irlandese?

Quinn: In termini di rinnovamento della Chiesa irlandese, siamo sicuramente ad una fase cruciale. Ci sono un certo numero di diocesi vacanti o che presto lo saranno. C’è il successore del cardinale di Armagh, Sean Brady, che andrà nominato tra pochi mesi; come successore, non entrerà in carica da subito ma sarà coadiutore. È fondamentale che sia l’uomo giusto, poiché ovviamente le due diocesi più importanti sono Dublino e Armagh, quindi avremo bisogno di nuove leadership per esse. Lo stesso discorso, tuttavia, vale anche per le diocesi più piccole.

Al momento il più importante leader della Chiesa irlandese, a mio avviso, è il nuovo nunzio, monsignor Charles Brown, che ha lavorato per alcuni anni a fianco del cardinale Ratzinger presso la Congregazione della Dottrina della Fede. Brown è stato mandato in Irlanda per una specifica missione. A mio avviso è praticamente un missionario. Il suo compito è aiutare a rinnovare la fede in Irlanda. E forse, dopo il prossimo autunno, vedremo la prima serie di nomine dei nuovi vescovi e, probabilmente, fra un anno, avremo un’idea più chiara se avremo ottenuto i vescovi di cui abbiamo bisogno.