I pregiudizi dei media: veri o immaginari?

Il matrimonio omosessuale visto dalla stampa e dall'opinione pubblica

Roma, (Zenit.org) John Flynn, L.C. | 421 hits

Le accuse dei pregiudizi da parte dei media sono piuttosto diffuse e, stando ai risultati di un recente studio, ci sono buone ragioni per dubitare dell’imparzialità della maggior parte dei mezzi di comunicazioni.

Un rapporto pubblicato la scorsa settimana dal Pew Research Center ha rilevato che la copertura mediatica è stata notevolmente a favore del matrimonio omosessuale e che il rapporto con gli articoli che si mostrano in disaccordo è di 5 a 1.

Lo studio riguarda i media americani nel periodo in cui l’argomento è stato sollevato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. Nei giorni compresi tra il 18 marzo e il 12 maggio sono state esaminate centinaia di notizie, insieme a più di 2,4 milioni di tweet. Non meno del 47% delle notizie sono orientate a favore di un cambiamento legislativo. Solo il 9% era nettamente contrario, mentre il restante 44% esprimeva una posizione equilibrata.

Il Pew Center ha spiegato che, riguardo alla classificazione delle notizie come favorevoli o contrarie al matrimonio omosessuale, le dichiarazioni mostrano che la posizione favorevole è numericamente almeno il doppio rispetto a quella contraria.

Contrariamente alla credenza che le notizie sono più imparziali, mentre le opinioni sono tendenzialmente di parte, lo studio mette in luce che i pregiudizi favorevoli al matrimonio omosessuale sono consistenti a prescindere se si tratti di notizie o di opinioni.

Per quanto riguarda le notizie, il 47% mostra un netto sostegno, mentre solo l’8% esprime contrarietà; il restante 45%, infine, è neutrale o bilanciato. Il 48% degli articoli d’opinione erano favorevoli al matrimonio omosessuale, mentre il 10% era contrario e il 43% neutrale o equilibrato.

Il pregiudizio favorevole alle nozze omosessuali è uniforme in pressoché tutti i settori mediatici, osserva il Pew Center. Secondo il rapporto, il Wall Street Journal e USA Today sono i giornali più e quilibrati, mentre l’Huffington Post spicca per il suo pieno sostegno alla causa.

Significativamente, lo studio rileva che, quando si ha a che fare con materiale generato dagli utenti – Twitter ad esempio – i post erano equamente divisi tra il sostegno e l’opposizione al matrimonio omosessuale, e ciò, in qualche modo, riflette l’opinione pubblica e i sondaggi sull’argomento. I post di Twitter erano al 31% in favore del matrimonio omosessuale, al 28% contrari e, al 42% neutrali o equilibrati.

Lo studio inoltre conferma che i media sono carenti di approfondimento delle tematiche e che soltanto l’8% delle notizie sono focalizzate sulla morale o sull’etica del matrimonio omosessuale.

Per chiunque dubiti dell’accuratezza dello studio del Pew Center, una conferma delle rilevazioni viene dalla frenesia mediatica conseguente a quanto papa Francesco ha recentemente affermato sull’omosessualità.

Lo scorso 6 giugno, il Pontefice ha incontrato i rappresentanti della federazione degli ordini religiosi dell’America Latina e dei Caraibi e ha presumibilmente parlato di una “lobby gay” in Vaticano.

La federazione ha rilasciato una dichiarazione sull’argomento, sottolineando che i rapporti erano semplicemente un personale sommario di ciò che qualcuno ha ricordato di aver sentito e dà soltanto un senso generale al contenuto, senza essere un resoconto dettagliato.

Tuttavia, ciò è stato sufficiente all’opinionista del New York Times Frank Bruni, per pubblicare lo scorso 16 giugno, un articolo dal titolo Il panico gay del Papa.

Secondo Bruni, la posizione della Chiesa Cattolica sull’omosessualità è caratterizzata da “mistero e follia”. Da questi commenti sembrerebbe che chi è nel panico è l’editorialista, non il Papa.

La prima fonte che Bruni cita a supporto della propria visione dei fatti è suor Jeannine Gramick, che - come lui stesso ha trascurato di spiegare - assieme a padre Robert Nugent, nel 1999 è stata destinataria di un ammonimento da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, per le sue “posizioni ambigue” sull’omosessualità e per la sua pubblica opposizione al magistero della Chiesa Cattolica su questo argomento.

Non è certamente la prima volta che i media rivelano il loro pregiudizio su temi come l’omosessualità e la Chiesa, come ho sottolineato in un mio articolo precedente (http://www.zenit.org/en/articles/putting-words-in-the-pope-s-mouth), all’inizio dell’anno scorso, riguardo alla copertura selettiva di quanto papa Benedetto XVI disse nel suo discorso al corpo diplomatico vaticano.

Non sono solo i Cattolici a intuire le falle nella copertura mediatica su temi così controversi. Lo scorso 26 agosto, Arthur S. Brisbane, nel suo editoriale di congedo come opinionista del New York Times, affermò che molti settori della stampa “condividono un certo progressismo politico e culturale”.

“Il risultato è che, sul New York Times sviluppi come il movimento Occupy e il matrimonio gay sembrano quasi eruttare, sovraccarichi e ingestibili, diventando più delle cause che dei fatti da notizia”, commentò Brisbane.

Lo scorso 16 marzo, poco dopo la sua elezione, papa Francesco ha incontrato migliaia di rappresentanti della stampa mondiale. In quell’occasione il Santo Padre ha riconosciuto l’importante ruolo che i media hanno e ha espresso la sua gratitudine per il loro lavoro.

Il Papa sottolineò anche che gli eventi ecclesiali hanno dinamiche molto differenti rispetto ad altre tematiche, poiché essi “seguono modelli che non corrispondono esattamente alle categorie “mondane”, alle quali siamo abituati, e per questo non è così semplice interpretarli e comunicarli a un pubblico più vasto ed eterogeneo”.

“Il vostro lavoro richiede una preparazione attenta, sensibilità ed esperienza, come molte altre professioni, ma esige anche una particolare preoccupazione per ciò che è vero, buono e bello”, disse il Pontefice.

“Dovrebbe essere evidente che tutti noi non siamo chiamati a comunicare noi stessi ma questa triade esistenziale di verità, bellezza e bontà”, aggiunse. Probabilmente non si tratta di considerazioni in prima linea nel lavoro dei mass media.

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Testo integrale dello studio del Pew Center: http://www.journalism.org/analysis_report/news_coverage_conveys_strong_momentum

Udienza del Papa ai rappresentanti dei media (16 marzo 2013): http://www.zenit.org/it/articles/cristo-e-il-centro-non-il-successore-di-pietro