I primi destinatari dell’evangelizzazione siamo noi stessi, sostiene il Cardinale Murphy-O’Connor

Commemorando il 30° anniversario dell’“Evangelii Nuntiandi”

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LONDRA, mercoledì, 7 dicembre 2005 (ZENIT.org).- I primi destinatari dell’evangelizzazione siamo noi cattolici, ha affermato il Cardinale Cormac Murphy O’Connor nel discorso pronunciato questo mercoledì a commemorazione del 30° anniversario dell’Esortazione apostolica di Papa Paolo VI “Evangelii Nuntiandi”, sull’evangelizzazione nel mondo moderno.



Nel suo intervento, dal titolo “Facciamo vedere loro che siamo diversi: evangelizzare nel 21° secolo” e pronunciato nella Cattedrale di Westminster, il porporato ha osservato che la gente è preoccupata “per l’erosione dei segni lasciati da secoli della nostra fede” e pensa ci sia bisogno “di più evangelizzazione, di un maggiore sforzo nella nostra testimonianza, di una maggiore fiducia in chi siamo”.

L’Arcivescovo di Westminster si è detto “ovviamente d’accordo”, ma ha anche rivelato di temere a volte che l’evangelizzazione “sia diventata una specie di panacea: una ‘soluzione’ ad un ‘problema’, piuttosto che un invito ad una vita di fede più profonda e sincera”.

L’evangelizzazione, ha infatti osservato, “presenta non solo un invito a chi è fuori dalla Chiesa, ma anche una profonda sfida a quanti si trovano al suo interno”.

Secondo il Cardinale, quando i cristiani non riescono a persuadere della Buona Novella di Gesù Cristo “non è solo perché la nostra società non ascolta. E’ perché non abbiamo in primo luogo ascoltato noi”.

Per molti versi, ha constatato Murphy-O’Connor, la nostra società è in questo momento molto ricettiva alla Buona Novella.

Al giorno d’oggi, infatti, c’è una sorta di disincanto nei confronti della modernità, dovuto al fatto che la scienza, “nonostante i tanti benefici che ci ha dato, ha anche rivelato questioni che ora ci preoccupano”.

C’è inoltre una crisi del secolarismo, perché “non abbiamo più fiducia nella fede nella non-fede”, ha osservato poi.

Il risultato di tutto ciò è “la perdita di fiducia nelle istituzioni”, tra le quali la Chiesa. “E’ la società dell’egoismo e di ciò che Papa Benedetto chiama ‘la dittatura del relativismo’”, ha affermato il Cardinale.

Il nostro nuovo stile di vita che punta spesso all’esteriorità, inoltre, dimostra che abbiamo perso “profondità e riflessione”, e per questo si sente il bisogno di tali valori.

L’evangelizzazione, ha aggiunto Murphy-O’Connor, “consiste nel portare alla luce il nostro bisogno di vita e l’incapacità del mondo, con tutta la sua bontà, a soddisfare questo bisogno”.

Un aspetto promettente, ha rivelato, è anche la “mancanza di opposizione alla conversione e alla scelta”.

“Questo è un bene per il nostro compito di evangelizzazione, perché la fede cattolica è sempre una scelta – ha proseguito Murphy-O’Connor –. E’ scegliere Cristo come modello e centro della propria vita, e rifiutare le alternative. Ed è scegliere Cristo nella comunità e nella tradizione ecclesiale della Chiesa cattolica”.

“Quando evangelizziamo dobbiamo quindi avere il coraggio di essere diversi. E abbiamo bisogno di spiegare in cosa la nostra fede è diversa”, ha suggerito.

“Testimoniare Cristo – ha aggiunto – significa vivere in un modo tale che non avrebbe senso se Dio non esistesse”.

L’“Evangelii Nuntiandi” contiene per il porporato un passaggio fondamentale che riassume ciò che dovrebbe caratterizzare un cristiano.

“Un cristiano o un gruppo di cristiani […] manifestano capacità di comprensione e di accoglimento, comunione di vita e di destino con gli altri, solidarietà negli sforzi di tutti per tutto ciò che è nobile e buono. […] Irradiano, inoltre, in maniera molto semplice e spontanea, la fede in alcuni valori che sono al di là dei valori correnti, e la speranza in qualche cosa che non si vede, e che non si oserebbe immaginare” (n. 21).

“Questi cristiani fanno salire nel cuore di coloro che li vedono vivere, domande irresistibili: perché sono così? Perché vivono in tal modo? Che cosa o chi li ispira? Perché sono in mezzo a noi? Ebbene, una tale testimonianza è già una proclamazione silenziosa, ma molto forte ed efficace della Buona Novella”, ha poi continuato la citazione.

Quando si parla della Chiesa, ha osservato infine il porporato, bisognerebbe sottolineare che “non è una gerarchia di potere o un’istituzione o un club, ma una comunione di quanti cercano ed accettano la salvezza attraverso Gesù Cristo”; “è dove incontriamo Cristo. La fede cattolica senza la Chiesa è come una pianta senza terreno”.

“E’ per questo – ha concluso – che, nell’‘Evangelii Nuntiandi’, Papa Paolo VI cita il riferimento di Sant’Agostino ai dodici apostoli: ‘Generarono le Chiese predicando la parola di verità’. Questo è anche il nostro compito”.