I quadri di Renzo Vespignani

Sino al 18 novembre, le opere dell'artista romano saranno esposte nella Villa Torlonia di Roma

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ROMA, sabato, 14 luglio 2012 (ZENIT.org).- Nella storica Villa Torlonia, all’interno del Casino dei Principi, sino a metà novembre (orario 9 – 19, martedì domenica, biglietto d’ingresso 8 euro) sarà possibile ammirare la mostra di opere pittoriche, alcune inedite, di Renzo Vespignani.

Nel percorrere le sale su due livelli del Casino, i curatori (Netta Vespignani e Valerio Rivosecchi) hanno voluto seguire l’ordine cronologico della produzione artistica e, pertanto, anche noi procediamo in questo senso, dando evidenza inoltre a qualche tela che ci è sembrata di maggiore fascinazione e rispondente allo spirito del tempo narrato.

L’esordio dell’avventura pittorica: simbolicamente il 19 luglio 1943

L’inizio dell’avventura pittorica, come afferma l’artista, è il 19 luglio 1943 con il bombardamento del quartiere San Lorenzo. E’ da quel momento che Vespignani “inizia a esplorare la realtà di una città ferita ma vitale, mettendo a fuoco i soggetti ai quali rimarrà a lungo fedele; i paesaggi ferroviari, le periferie e i suoi abitanti”.

Infatti, è del 1944 la sua affermazione: “Io vorrei dipingere insieme alla realtà delle forme, la realtà della realtà, ovvero la fisionomia dell’esistente, il suo modo scandaloso di apparirci”. Di questi anni “Il quartiere del gazometro” e “Periferia”.

L’esordio (ventenne, nato a Roma nel 1924) coincide con una nuova fase storica e culturale ed è segnato da forti polemiche in cui arte, coscienza civile e impegno sociale ricercano nuovi equilibri.

1948 – 1957: gli anni del Realismo

In questo periodo, in particolare dal 1953 al 1956, Vespignani partecipa attivamente all’attività culturale del Partito Comunista Italiano ma, come molti altri intellettuali, vive in maniera drammatica la crisi di coscienza seguita ai fatti di Ungheria. Nel 1957, insieme con artisti e uomini di cultura fonda la rivista “Città Aperta”. Questa rivista, pur rimanendo nel PCI, esprime al suo interno una posizione critica. Il primo numero uscì il 25 maggio del 1957 ed ebbe, in prima pagina, un’immagine disegnata da Vespignani.

Proprio del 1957 è il quadro “Palazzo in costruzione”, soggetto frequente nella produzione dell’artista.

1958 – 1961: le periferie e il diario di via Veneto

L’inizio di questo periodo fu segnato dall’acuirsi della crisi politica che lo portò a uscire nel 1958 dal PCI e, poco dopo, nel veder cessare l’esperienza di “Città Aperta”. In quegli anni inizia a viaggiare frequentemente in Germania e ritrova alcuni legami con gli schemi pittorici degli inizi (espressionismo).

1961 – 1967: la nuova figurazione

Tra il 1962 e il 1963 Vespignani comincia a lavorare per “cicli”; l’artista non è più interessato al quadro come pezzo singolo ma al quadro come alla pagina di un libro, dove il discorso non è più sullo spazio di una tela ma sulla lunghezza di 20 – 30 tele. A conclusione di questo periodo, detto della nuova figurazione, si trovano le tele che ritraggono i suoi cari Netta, Mario Roncaglio e Titina Maselli.

1968 – 1985: i cicli della modernità

In questi anni trova avvio la realizzazione della pittura per cicli e il primo fu “L’imbarco a Citara”, ritenuto l’esame di coscienza della generazione precedente di fronte alla generazione del ’68, cioè di fronte alla contestazione dei giovani che si accorgono che i padri hanno fallito. In questa pittura per cicli, fanno bella mostra di sé due tele del 1974, del ciclo “Tra due guerre” intitolate “Colonia a Cesenatico o le spiagge del ‘39” e “Le madri dell’intervento”.

1987 – 2001: New York, gli ultimi anni

L’ultima sezione, quella che arriverà sino alla conclusione del suo percorso artistico, racconta dei molti soggiorni di Vespignani a New York, motivati dal desiderio di dedicarsi a un nuovo ciclo incentrato sulla realtà simbolo della cultura e civiltà occidentale; che trova mostra, dal punto di vista pittorico, nell’opera “Atterraggio”.

In sintesi, i quadri di Vespignani sono una preziosa testimonianza sugli anni del dopoguerra della storia italiana, “dalle macerie della guerra alle speranze della ricostruzione, dai nuovi miti della società dei consumi al clima di degrado etico ed esistenziale seguito al crollo degli ideali di rinnovamento”, rappresentati sino al 2001, in maniera puntuale, sino all’anno della sua scomparsa.