I rischi insiti nell’adozione da parte di coppie omosessuali (Parte I)

Parla Dale O'Leary dell’Associazione dei medici cattolici USA

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PROVIDENCE (Rhode Island), giovedì, 11 novembre 2004 (ZENIT.org).- Nonostante il gran numero di coppie stabilmente sposate in attesa di poter adottare un bambino, spesso le coppie omosessuali vengono considerate come equivalenti e aventi gli stessi requisiti di idoneità all’adozione.



Così si esprime Dale O'Leary, scrittore e ricercatore dell’Associazione dei medici cattolici americana.

O’Leary ha condiviso con ZENIT le sue riflessioni sul fatto che le agenzie per l’adozione non prendono nella dovuta considerazione il fatto che le persone che sono attratte da persone dello stesso sesso hanno una maggiore propensione ai disturbi di livello psicologico, e il modo in cui questi fattori di rischio possono incidere negativamente sui bambini.

La seconda parte di questa intervista verrà pubblicata venerdì, 12 novembre.

Quali possono essere i rischi insiti nell’adozione da parte di coppie formate da individui dello stesso sesso?

O'Leary: Una coppia omosessuale è composta, per definizione, da due persone ad alto rischio di disordine psicologico. Da alcuni studi pubblicati dall’Archives of General Psychiatry risulta che le persone che si identificano come omosessuali, rispetto alla generalità della gente, presentano un tasso quasi doppio di suicido tentato o meditato, problemi connessi con l’abuso di sostanze stupefacenti e disordini psicologici. Uno di questi studi riporta che il 78,6% degli omosessuali o bisessuali hanno sofferto di disordini molteplici.

Vi sono anche altri problemi. I tassi di violenza domestica sono più alti nelle coppie omosessuali. Gli uomini che sono attratti da altri uomini hanno una maggiore propensione a contrarre malattie sessualmente trasmesse come l’HIV, l’epatite o l’HPV, che può condurre al cancro. In questo senso, diversi studi indicano che il 50% degli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini risultano sieropositivi entro i 50 anni di età.

Ognuno di questi problemi è in grado di incidere in modo negativo sulla vita di un figlio adottato. Nel valutare l’idoneità delle coppie omosessuali ad adottare, le agenzie hanno dimostrato di essere abbastanza rigide nell’escludere quelle coppie che presentano fattori di rischio, ma sembrano comunque ignorare i rischi reali insiti nell’adozione da parte di coppie omosessuali.

Basti considerare le conseguenze derivanti dall’adozione di bambini che presentano particolari esigenze o carenze affettive – cosa assai frequente tra bambini provenienti da orfanotrofi oltre oceano – da parte di coppie in cui uno o entrambi i componenti soffrono di disordini psicologici o di problemi connessi con l’abuso di sostanze stupefacenti.

Dovrebbe essere svolta un’attenta verifica sul lavoro degli assistenti sociali per valutare se questi non stiano affidando bambini che presentano particolari esigenze a coppie omosessuali e sulle conseguenze a lungo termine di questo tipo di adozioni.

I bambini che non dovessero essere dati in adozione alle coppie omosessuali rischierebbero di rimanere in una situazione di carenza affettiva e di cura paterna?

O'Leary: Dato l’aumento nei tassi di infertilità, dovuto all’età sempre più tarda in cui ci si sposa e alle conseguenze derivanti dalla pandemia delle malattie sessualmente trasmesse, il numero delle coppie sposate stabili e desiderose di adottare è molto alto. Ma a causa degli alti tassi di aborto e della maggiore propensione delle ragazze madri a tenersi i propri figli, il numero dei bambini che vengono dati in adozione è molto basso.

Pertanto, visto che la domanda eccede di molto l’offerta, le agenzie non dovrebbero avere problemi a trovare una collocazione praticamente ideale per ogni bambino sano dato in adozione al momento della nascita.

Non vi è motivo per scegliere una sistemazione non ideale, come l’adozione da parte di coppie omosessuali, visto che questa priva il bambino di un genitore dell’altro sesso e di tutte le esperienze che la presenza di un padre e di una madre assicurerebbe.

Poiché i neonati sani e disponibili per l’adozione sono così pochi, è aumentato molto anche il numero delle coppie sposate stabili che scelgono di prendere in adozione bambini con qualche problema di salute o con qualche anno in più.

La maggior parte dei bambini sotto tutela non vengono dati in adozione perché i loro genitori biologici si rifiutano di farlo, o perché i tribunali non hanno ancora terminato le pratiche inerenti all’affidamento. Questi genitori e i loro figli si aggrappano alla speranza che la situazione che li ha portati ad essere posti sotto tutela si risolva e che la famiglia possa riunirsi nuovamente.

Una riforma nel sistema della tutela minorile è certamente augurabile, ma consegnare alle coppie omosessuali bambini già profondamente feriti non è una soluzione.

A causa della scarsità di bambini adottabili, molte coppie scelgono di ricorrere all’adozione internazionale. Le coppie omosessuali spesso non informano il Paese di provenienza del bambino della loro condizione.

Recentemente, un articolo del “Boston Globe” ha riportato il caso di una coppia omosessuale femminile che era intenzionata a non “sposarsi” per non dover rivelare la sua condizione sessuale all’agenzia, perché altrimenti non avrebbe potuto ottenere un secondo figlio proveniente da un Paese oltre oceano.

Questa coppia aveva già in precedenza ingannato l’agenzia, ottenendo il primo figlio in adozione, a danno, peraltro, di altre coppie eterosessuali sposate, desiderose di adottare dall’estero.

Qual è l’esperienza tipica di un figlio adottato da una coppia eterosessuale?

O'Leary: Mentre l’opinione pubblica tende solitamente a romanzare l’adozione, di fatto, essere dato in adozione da parte dei propri genitori naturali è un’esperienza dolorosa.

Far finta che l’adozione sia esattamente come avere un figlio biologico proprio, in cui non vi siano ulteriori problemi da superare, rende un disservizio sia al figlio che tenta di capire e di accettare la propria condizione, sia ai genitori adottivi che si dedicano al figlio con amore eroico.

I genitori adottivi raccontano ai figli come le loro madri hanno coraggiosamente preso la decisione di dare loro una buona famiglia, con una mamma e un papà e con tutti i vantaggi che questo comporta.

Tuttavia, nonostante queste rassicurazioni offerte con tutto l’amore possibile, un figlio adottato quasi sempre si chiede: “Perché? Perché mia madre mi ha dato via? E dov’era mio padre?”.

Queste domande spesso persistono anche nell’età adulta. Ci vuole un grande equilibrio affettivo e psicologico, da parte dei genitori adottivi, nel consentire ai loro figli di rivolgere queste domande.

L’adozione da parte di una coppia felicemente e fedelmente sposata fornisce un contesto rigenerante per il figlio abbandonato dai genitori naturali. L’amore fedele e impegnato del padre nei confronti della moglie e dei figli, insegna al figlio adottato che non tutti gli uomini fuggono davanti alle responsabilità che comporta la paternità.

La forza dimostrata dalla madre adottiva insegna al figlio che, nonostante la sua madre biologica può aver pensato di non essere in grado di crescere un figlio, ella è capace di affrontare qualsiasi crisi, per non cessare mai di amare e per non abbandonare mai un figlio amato.

L’esperienza costruita giorno per giorno, vedendo un padre e una madre sposati che si sacrificano e perseverano amorevolmente, dà al figlio adottato l’immagine di un vero amore sponsale e paterno che gli servirà da modello per tutta la sua vita.

Non c’è dubbio che è per questo, nonostante la ferita iniziale, che la maggioranza dei figli adottati crescono e diventano adulti sani, in grado di sposarsi responsabilmente e di essere a loro volta buoni genitori.

[Nella seconda parte: le conseguenze negative di chi ha avuto genitori dello stesso sesso]