I rischi insiti nell'adozione da parte di coppie omosessuali (Parte II)

Dale O'Leary parla dello stress che grava sui bambini

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PROVIDENCE (Rhode Island) venerdì, 12 novembre 2004 (ZENIT.org).- I figli adottivi di coppie omosessuali subiscono, non solo la privazione della madre o del padre, ma anche la fatica di vivere in una situazione instabile e innaturale, secondo quanto afferma uno studioso della materia.



Dale O'Leary, scrittore e ricercatore per l’Associazione dei medici cattolici, ha condiviso il suo pensiero con ZENIT, in merito al fatto che i genitori dello stesso sesso danno ai loro figli un ambiente familiare di seconda classe e rendono più gravi i normali problemi dei bambini.

La prima parte di questa intervista è apparsa giovedì 11 novembre.

Che differenza c’è tra un figlio adottato da una coppia omosessuale e uno da una coppia eterosessuale?

O'Leary: Se i bambini adottati da coppie sposate si pongono la domanda, “perché sono stato dato in adozione?”, cosa si chiederanno i figli dati in adozione a coppie omosessuali? Non si domanderanno perché la loro mamma li abbia consegnati ad una famiglia permanentemente e scientemente priva di madre o di padre?

E come può l’adozione da parte di una coppia omosessuale – che secondo gli stessi attivisti gay espone il bambino ad uno stress sociale – proteggere il figlio dall’essere poi additato come quello cresciuto da una famiglia di sole mamme?

Prima o poi il bambino si chiederà: “Perché sono stato abbandonato da mio padre e da mia madre e poi trattato dalla società come un bambino di seconda classe da relegare in una situazione di seconda classe?”.

Le persone attratte da persone dello stesso sesso che prendono in adozione, amano i loro figli e questi amano i loro genitori adottivi. Ma proprio perché vi è amore, vi sarà anche il rifiuto di ammettere il danno che queste coppie avranno procurato al figlio adottivo, dando quindi la colpa alla “società” e alla “omofobia” per i problemi con cui si confronteranno.

I bambini non saranno in grado di dar voce alla loro insoddisfazione e si sentiranno quindi allo stesso tempo in colpa per non poter essere grati ai genitori. I figli saranno quindi indotti a considerare sbagliato il loro naturale desiderio di avere genitori di sessi opposti.

Alcuni esempi sono già noti, come quello di Rosie O'Donnell - lesbica dichiarata e sostenitrice dell’adozione da parte di coppie omosessuali femminili -, alla quale è stato chiesto cosa farebbe se scoprisse che il figlio adottivo desidera avere un padre. La O'Donnell ha riferito che il figlio aveva già espresso questo desiderio all’età di 6 anni, quando disse: “Voglio avere un papà”.

E a tale desiderio la O'Donnell sostiene di aver risposto dicendo: “Se tu dovessi avere un papà, non avresti me come mamma, perché io sono un tipo di mamma che vuole un’altra mamma; sono nata così”. A questa considerazione il figlio avrebbe risposto: “Va bene, allora mi tengo te”.

Mentre la O'Donnell sicuramente considera questo come un punto a favore per l’adozione da parte di coppie omosessuali, non tutti la pensano così: lei ha fatto sì che suo figlio pensasse come un rifiuto di lei, il suo naturale desiderio di avere un padre. Questo è un terribile fardello da porre su un piccolo bambino.

E non è tutto. Nella stesa intervista, la O'Donnell ha raccontato di come ha spiegato l’adozione al suo figlio adottivo: “… Lui comprende che esistono diversi tipi di persone; che lui è cresciuto nella pancia di un’altra signora e che Dio ha guardato dentro ed ha visto che le cose erano in disordine e che Dio lo ha portato a me”.

In altre parole, alla luce di questo e della precedente conversazione tra la O'Donnell e suo figlio, è sbagliato per lui desiderare un papà perché Dio ha deciso che egli non dovesse averne uno.

Quali altri pericoli incombono sui figli adottati da coppie dello stesso sesso?

O'Leary: I bambini dati in adozione sono stati separati dalla loro madre biologica e spesso anche da persone che si sono temporaneamente presi cura di loro. Questo può portare a scompensi affettivi. L’attaccamento per una singola figura materna, durante i primi otto mesi di vita, è fondamentale per lo sviluppo emotivo. Crescere un figlio con uno scompenso affettivo richiede particolare sensibilità da parte dei genitori adottivi.

Un amico, che ha adottato un figlio proveniente dall’Europa orientale, ha scoperto che questo aveva un grave scompenso affettivo. Lo specialista ha dichiarato che la sua capacità di fidarsi degli altri aveva subito gravi danni e che sarebbe stato meglio negli anni successivi non lasciarlo solo per periodi prolungati.

Proprio perché i figli dati in adozione hanno già sofferto a causa di una importante separazione, è essenziale che essi vengano collocati nella miglior situazione possibile. In questo senso, le coppie omosessuali sono la sistemazione con il minor grado di stabilità.

Le coppie omosessuali maschili hanno un’alta propensione alla separazione; e se anche rimangono insieme, raramente sono fedeli l’uno all’altro. Le coppie lesbiche hanno una maggiore stabilità da questo punto di vista, ma certamente non quanto le coppie sposate eterosessuali.

In questo senso, un bambino sistemato in una coppia omosessuale è maggiormente esposto ad una seconda importante separazione della sua infanzia. Gli studi sugli effetti del divorzio sui figli sono chiari e inequivocabili: il divorzio reca profondi danni ai bambini. Il danno è poi sicuramente maggiore per i figli adottivi.

Michael Reagan – adottata dal Presidente Ronald Reagan insieme alla sua prima moglie, dalla quale ha poi divorziato – descrive il divorzio come due adulti che entrano nella stanza di un bambino, rompono tutto ciò che vi è di valore, e lasciano poi il bambino con il tentativo di rimettere insieme i pezzi rotti. Michael Reagan, nella sua vulnerabilità, era caduto vittima di un pedofilo che aveva scattato fotografie pornografiche di lui, che aveva poi usato per ricattarlo al fine di indurlo al silenzio.

Sebbene la stampa presenti un quadro felice dell’adozione da parte delle coppie omosessuali, esiste una realtà ben diversa fatta di separazioni e di lotte per l’affidamento.

Un articolo di Barbara Eisold dal titolo “Recreating Mother”, pubblicato dall’American Journal of Orthopsychiatry, mette in evidenza gli effetti su un bambino, derivanti da una famiglia senza madre. Il bambino era stato concepito da una coppia maschile, usando una madre surrogato dietro corrispettivo.

Il padre, il componente più anziano della coppia, aveva assunto una tata che si potesse prendere cura del bambino. Ma quando questa aveva mostrato un coinvolgimento emotivo eccessivo era stata licenziata. Lo stesso avvenne per una seconda tata e poi per una terza. Il figlio era stato poi mandato a scuola materna. Ma già all’età di 4 anni soffriva di grossi problemi psicologici, tanto che si dovette far ricorso ad uno psicoterapeuta per curarlo.

Uno dei suoi problemi era che egli voleva “comprare” una madre. Lo psicologo si domandava: “Come si spiega che questo bambino, figlio di una coppia maschile, sembri avere bisogno di costruirsi una donna – ‘madre’ – con la quale svolgere il ruolo di amante ragazzo o adulto? Come gli è entrata in testa questa idea? Cosa ha ispirato i suoi desideri in merito?”.

Lo psicologo era stato assunto per convincere questo ragazzo che ciò che gli era stato fatto andava bene e che egli doveva accettarlo. Ma lo psicologo non aveva tenuto conto di un fattore evidente: i bambini hanno bisogno della madre. Questo figlio era stato artificialmente privato di ciò di cui aveva bisogno.

Un recente articolo apparso sulla rivista del “New York Times”, riporta il caso di due sorelle, Ry e Cade, dell’età di 22 e 24 anni, nate all’interno di una coppia femminile. Questo articolo sembra essere stato elaborato con l’intento di presentare positivamente la situazione di due mamme che hanno intrapreso un “esperimento incredibile e ingarbugliato”, che però “ha funzionato”. Tuttavia, dallo stesso articolo, piuttosto lungo, si desume come in realtà l’esperimento per molti versi non abbia funzionato.

Le loro due “mamme” non hanno potuto dare alle due ragazze dei chiari modelli di femminilità e di maschilità. Secondo l’articolo, “Ry si ricorda il modo in cui Cade si avventava sulla rivista Seventeen come se contenesse un codice che doveva decifrare”. Cade evidentemente non ha poi trovato ciò che cercava, e all’età di 18 anni è diventata lesbica.

Si evince dall’articolo che le “mamme” di Ry facevano parte di un attivo gruppo femminista radicale che considerava molto negativamente l’idea del matrimonio, e che questa impostazione ha influenzato le loro figlie.

Ad un certo momento Ry ha provato “repulsione” per rapporti eterosessuali e ha provato timore per “l’oppressione sessuale che ti fa perdere l’anima”, che associava ai rapporti tra maschio e femmina. All’età di 16 anni ha scritto: “Non riesco a capire o entrare in relazione con gli uomini perché sono così immersa nella cultura gay e ho così poca familiarità con ciò che significhi avere una relazione normale”.

Ry veniva incoraggiata dalla madre ad avere rapporti sessuali con il suo ragazzo, cosa che fece, ma allo stesso tempo si sentiva in contrasto con l’idea di “avere rapporti sessuali con un uomo, cosa che significava crescere e allontanarmi dalle mie mamme”. Da allora è cresciuta nella familiarità con gli uomini, ma si sente ancora di “passare” per normale.

L’esperimento ha chiaramente depositato un fardello sulle ragazze. Secondo l’articolo, “per la maggior parte della sua vita, Ry è stata per le sue mamme sia figlia che genitore”. Se questa deve essere considerata come una storia di successo, si può solo immaginare come potrebbe essere una fallimentare.

La polemica sull’adozione aumenta mentre i tribunali e le agenzie si schierano a favore delle coppie omosessuali, rispetto a quelle eterosessuali. Gli Assistenti sociali e i tutori che esprimono la loro contrarietà vengono talvolta puniti.

Laurie Ellinger, una tutrice che ha protestato contro l’adozione di un bambino nero da parte di una coppia omosessuale maschile bianca, è stata temporaneamente sospesa dall’esercizio della tutela, per aver reso il caso di pubblico domino. Due coppie sposate cristiane avevano tentato di adottare quel bambino, ma il padre naturale aveva protestato contro gli assistenti sociali che curavano la pratica di adozione.

Quali effetti sulla società potranno derivare dall’adozione da parte di coppie omosessuali?

O'Leary: La nostra prima preoccupazione dovrebbe essere il benessere dei bambini dati in adozione alle coppie omosessuali, ma questa politica influisce negativamente anche sulle nostre famiglie. Approvando l’adozione da parte di coppie omosessuali, il Governo sta dando il suo assenso al comportamento omosessuale. Una cosa è che lo Stato tolleri ciò che avviene dietro porte chiuse e ben altra è equipararlo al matrimonio.

Come verrà affrontato il problema da parte delle scuole e in particolare di quelle elementari? La questione non è teorica visto che alcune scuole del Massachusetts e di altre parti stanno già insegnando agli alunni delle elementari che bisogna considerare le relazioni omosessuali come equivalenti rispetto al matrimonio tra un uomo e una donna.

Questo pone i genitori religiosi in una posizione delicata, avendo il dovere di insegnare ai loro figli la verità, ovvero che il comportamento omosessuale è sempre e sarà sempre contrario al piano di Dio. D’altra parte, non è il caso che essi entrino nei dettagli dell’omosessualità con un bambino ancora in età di asilo. Né è il caso di gravare i figli adottivi di coppie omosessuali di ulteriori sofferenze.

L’unica soluzione per molti genitori è togliere i loro figli dagli istituti scolastici pubblici, in quanto, se le scuole pubbliche vengono utilizzate come strumento di indottrinamento contro la religione, i genitori religiosi risultano essere discriminati.