I Russi vogliono papa Francesco nel loro Paese

Secondo un sondaggio, il 71% della popolazione desidera che il Pontefice visiti la Russia. Molti auspicano un miglioramento dei rapporti tra Chiesa Cattolica e Ortodossa

Czestochowa, (Zenit.org) Don Mariusz Frukacz | 920 hits

Il 71 %della popolazione Russa desidera che Papa Francesco visiti il loro Paese. Soltanto il 9% non vuole questa visita. Sono i dati pubblicati, il 12 aprile, dall’Agenzia Interfax di Mosca in base ai risultati del sondaggio svolto dai sociologi del “Levada Center” in 130 insediamenti (luoghi) di 45 regioni della Federazione Russa.

I risultati indicano che con l'elezione di Papa Francesco, i Russi sperano di migliorare le relazioni tra la Chiesa Cattolica e Ortodossa. Gran parte della popolazione russa intervistata crede, infatti, che le relazioni tra Chiesa Cattolica e Ortodossa dovrebbero essere più cordiali. Il 58% degli intervistati ha definito le attuali relazioni come “normali”, il 9% “cordiali” e solo una piccola parte “fredde”. Il 38% degli intervistati, inoltre, ritiene che il rapporto migliorerà presto; il 15% pensa invece che ci vorrà ancora molto tempo prima di un vero miglioramento; il 3% afferma che sicuramente le relazioni non miglioreranno.

Nel sondaggio di Interfax, inoltre, grande spazio è stato dedicato all’elezione del Papa, definito da più della metà degli intervistati (56%) come un “evento importante”, mentre il 33% ne ha parlato come un “avvenimento senza entusiasmo”. Il 35% poi ha confermato di aver seguito attentamente il processo dell'elezione del Capo della Chiesa Cattolica; il 47% ne ha solo sentito parlare; il 18 % non sa nulla.

In tal contesto, bisogna ricordare che è previsto un incontro tra il Patriarca di Mosca e Papa Francesco e addirittura la possibilità di un viaggio del Pontefice in Russia che sarebbe un grande passo nella storia delle relazioni fra le due Chiese.

Secondo le dichiarazioni del Patriarcato di Mosca, un incontro di tale portata storica deve essere “ben preparato da entrambe le parti”, al fine di risolvere alcuni “problemi sostanziali e questioni tra il Patriarcato di Mosca e la Chiesa Cattolica”.

Il giornalista Peter Anderson ha sottolineato: “Le leadership del Patriarcato di Mosca sanno che la propria ala conservatrice è ancora contraria all'idea di una visita del Papa, proprio come all’epoca i monaci di Monte Athos si opposero alla visita di Papa Giovanni Paolo II in Grecia”.

Per questo motivo, ha aggiunto il giornalista: “La direzione deve procedere con cautela per evitare di dividere la Chiesa Russa. Se il desiderio di un incontro tra il Papa e il Patriarca ha portato a delle concessioni al Patriarcato di Mosca, in particolare ad un’Ucraina occidentale, anche i conservatori potranno credere che si tratti di un ‘buon affare’”.

Quanto accaduto in Ucraina Occidentale dopo la fine del comunismo ha creato, senza dubbio, una situazione estremamente dolorosa per il Patriarcato di Mosca. La "battaglia per le chiese" dopo il 1989 ha comportato la quasi completa assenza del Patriarcato in Ucraina. Bisogna poi ricordare che la Chiesa Greco-Cattolica è stata soppressa con forza dai comunisti nel 1946 e che in Ucraina stava semplicemente cercando di recuperare le sue chiese.

“Credo che sia giusto dire – ha dichiarato Peter Anderson – che una visita del Pontefice in Russia o un incontro tra Papa e Patriarca si potrebbe verificare solo nel momento in cui, sia il Patriarcato di Mosca che la Chiesa Greco-Cattolica ucraina, siano completamente soddisfatti della situazione in Ucraina Occidentale”. “Anche io – ha soggiunto - non credo che il Papa potrà mai forzare una risoluzione sulla Chiesa in Ucraina contro la sua volontà, considerando i tanti martiri e le carcerazioni che essa ha subito per la sua fedeltà al Papa durante gli anni di persecuzione”.

Papa Francesco sin dall’inizio del suo pontificato ha dimostrato una grande apertura nei confronti delle relazioni ecumeniche. Il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kirill I, aveva infatti inviato una lettera di congratulazioni al Santo Padre, in cui esprimeva la sua “speranza per il mantenimento dei buoni rapporti tra cattolici e ortodossi e per la cooperazione per aiutare i poveri”. “La cura dei poveri e della sofferenza dovrebbe essere una delle priorità della Chiesa sia cattolica che ortodossa” scriveva il Patriarca.

Da parte sua, il Metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento delle relazioni esterne della Chiesa Ortodossa, aveva auspicato che papa Francesco non perdesse i buoni rapporti tra ortodossi e cattolici, che già aveva ottenuto ottimi risultati durante il pontificato di Benedetto XVI.

In Argentina, Bergoglio aveva instaurato e mantenuto relazioni strette e amichevoli con il clero ortodosso di Buenos Aires. La Chiesa Ortodossa lo osserva ora con rinnovato interesse e anche i mass media internazionali si chiedono in che modo si svilupperà il legame tra le Chiese.

Il vescovo Giovanni, capo della Chiesa ortodossa fuori dalla Russia e residente nella capitale argentina, ha dichiarato che il cardinale Bergoglio aveva stabilito “un eccellente rapporto anche con la Chiesa Greco-Cattolica”.

È interessante sapere che Sviatoslav Shevchuk, attuale capo della Chiesa Greco-Cattolica in Ucraina, ha lavorato a Buenos Aires per due anni (2009-2011), prima di essere eletto Arcivescovo Maggiore, e conosce personalmente il cardinale Bergoglio. Proprio qualche giorno fa, l’Arcivescovo ha raccontato che quando Bergoglio era un giovane seminarista in Argentina, “si svegliava molte ore prima dei suoi compagni di classe per concelebrare la Divina Liturgia insieme padre Stepan Chmil S.D.B.” (1914-1979). Era questi un ucraino assegnato dalla Congregazione delle Chiese Orientali a lavorare tra gli Ucraini in Argentina.

Infine, in tal contesto, bisogna sottolineare il gesto di Bartolomeo I: per la prima volta dal 1054, infatti, il capo spirituale della Chiesa Ortodossa e patriarca di Costantinopoli ha partecipato alla Messa di inaugurazione del pontificato del Vescovo di Roma. Un segnale importante che, secondo molti, indica la chiara volontà di rilanciare un più forte dialogo ecumenico.