I segnali di ottimismo nel movimento pro-vita (Parte II)

Padre Frank Pavone parla del ruolo della Chiesa

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NEW YORK, giovedì, 4 marzo 2005 (ZENIT.org).- Il movimento pro-vita è molto di più di una semplice risposta alla sentenza Roe contro Wade; è una risposta a Gesù Cristo.



In questi termini si esprime Padre Frank Pavone, Direttore di Priests for Life (Sacerdoti per la vita), in una intervista rilasciata a ZENIT sul ruolo che la Chiesa di Cristo e i fedeli hanno nel movimento pro-vita e su come si stanno muovendo i fautori del movimento per promuovere la dignità della vita umana.

La prima parte di questa intervista è stata pubblicata il 3 marzo 2005.

Qual è il ruolo della Chiesa e dei laici cattolici, nell’ambito della coalizione del movimento pro-vita?

Padre Pavone: La Chiesa ha anzitutto un ruolo profetico nel preservare ed annunciare il messaggio secondo cui ogni persona umana appartiene a Dio e che non può quindi essere posseduta oppure oppressa da nessun altro essere umano. Inoltre la vita umana è stata unita alla vita divina mediante l’Incarnazione ed è stata chiamata a condividere quella vita nella gloria eterna.

Queste forti verità compongono le fondamenta del movimento pro-vita, il quale è molto di più di una semplice risposta alla sentenza Roe contro Wade. Esso è piuttosto una risposta a Gesù Cristo.

Il movimento pro-vita è in definitiva lo stesso movimento che ha ispirato i cristiani a salvare i bambini abbandonati nell’Impero romano, ad erigere ospedali che si prendano cura dei malati e a svolgere tutte le molteplici opere di giustizia sociale.

Al cuore della giustizia sociale c’è la sacralità della vita umana, e alla base di tutti i nostri diritti c’è il diritto alla vita stessa. La migliore espressione della missione profetica della Chiesa in favore della vita si trova nell’Enciclica del Santo Padre “Evangelium Vitae”, che questo marzo compie il suo X anniversario, un appuntamento che deve essere considerato con attenzione da tutti noi.

Portando avanti questo suo ruolo profetico, la Chiesa diventa la coscienza dello Stato. I governi terreni hanno una fondamentale autonomia rispetto alla Chiesa, ma non ce l’hanno rispetto alla legge morale che la Chiesa insegna. Sia la Chiesa che lo Stato hanno doveri fondamentali rispetto alla vita umana. Dove la Chiesa non è presente per ricordare allo Stato la legge di Dio, allora lo Stato avrà il potere assoluto e non dovrà rispondere a nessuno.

La Chiesa è inoltre il Corpo di Cristo che esercita concretamente il servizio alla vita, che il suo messaggio profetico esige. Quindi la Chiesa, attraverso la missione dei laici, ogni giorno offre un’alternativa al ricorso all’aborto, si prodiga per il risanamento della persona dopo l’aborto e porta avanti progetti concreti che assorbono molte delle attività del movimento pro-vita: attività di lobby, iniziative educative e informative, ecc.

A tal riguardo, la Chiesa e i suoi pastori sono chiamati a discernere e a stimolare i doni che Dio concede ai laici. Non è richiesto che ai pastori piaccia ciò a cui Dio chiama le persone della sua parrocchia; ciò che è richiesto è che egli, come i laici, obbedisca alla chiamata di Dio.

Ai pastori della Chiesa è richiesto, usando le parole della Beata Madre Teresa, di “dare il permesso a Dio”, e di pregare ogni giorno: “Dio, fa che oggi io non impedisca a nessuno di fare del bene”.

Quali sono i gruppi e le persone che compongono il “movimento pro-vita”?

Padre Pavone: Il movimento pro-vita ha diversi aspetti importanti; l’attività educativa; l’attività politica e di lobby; offrire le alternative all’aborto; prodigarsi per il risanamento e il perdono della persona dopo l’aborto; studiare gli aspetti medici, sociologici, legali, filosofici e teologici del problema; far arrivare il messaggio attraverso i mezzi di comunicazione; dare testimonianza diretta pubblica attraverso manifestazioni pacifiche e altre attività rientranti nel Primo Emendamento; e molti altri aspetti.

Noi responsabili di organizzazioni nazionali negli Stati Uniti ci incontriamo regolarmente per delineare le strategie, condividere informazioni e studiare i modi per coordinarci e collaborare.

Abbiamo anche occasioni per interagire con i gruppi in ambito internazionale, specialmente attraverso i lavori delle Nazioni Unite - dove spesso siamo presenti per portare avanti le nostre attività di lobby - o delle organizzazioni della Chiesa come il Pontificio Consiglio per la Famiglia, per il quale ho lavorato un certo numero di anni e che promuove il coordinamento delle attività pro-vita.

In che modo vengono appianati tra i vari gruppi del movimento i disaccordi sulla strategia e la politica da adottare?

Padre Pavone: Talvolta, durante gli incontri regolari, i leader nazionali riescono a trovare un accordo sugli approcci e le strategie su cui vi era divergenza.

Tuttavia, l’esistenza di strategie e politiche diverse non è da considerare necessariamente come una cosa negativa. Dopo tutto, nessuno ha ancora scoperto una formula magica per porre fine all’aborto, e l’atteggiamento più saggio è quello di permettere lo sviluppo di diversi tipi di metodi e di strategie, pur tenendole sotto osservazione, nell’umiltà di chi vuole imparare dall’altro e avere la flessibilità necessaria per adattare le proprie strategie alle esigenze delle mutevoli circostanze.

Uno dei più importanti insegnamenti del Santo Padre contenuti nella “Evangelium Vitae” è che nessuna persona e nessun gruppo deve avere il monopolio nella difesa della vita. Tutti devono avere il desiderio di collaborare e di imparare dagli altri e specialmente da coloro con cui siamo in disaccordo.

Cosa ha portato quegli ex illustri abortisti come Bernard Nathanson e Norma McCorvey - “Jane Roe” - ad avvicinarsi al movimento pro-vita?

Padre Pavone: Ciò che li ha attratti è stata la cura e l’attenzione dimostrata dalla gente pro-vita, come essi stessi ammettono nelle loro testimonianze. Essi hanno capito che le persone e il movimento pro-vita, semplicemente non rientravano nello stereotipo dipinto dal movimento abortista.

Nel futuro, il movimento pro-vita si concentrerà di più sulle necessità delle donne incinte e sulle iniziative educative e informative, oppure le priorità rimarranno l’ambito giudiziario e legislativo?

Padre Pavone: Entrambe le dimensioni costituiscono delle priorità e le attività in entrambe le aree aumenteranno. Uno degli aspetti importanti dell’assistenza alle donne incinte è che molti dei centri stanno diventando delle cliniche mediche. In questo modo attrarranno molte più donne intenzionate ad abortire e avranno maggiori possibilità per aiutarle a scegliere per la vita.

Nell’ambito legislativo e giurisdizionale, l’aspetto importante è dato dalla recente elezione di un numero assai elevato di candidati pro-vita, i quali a loro volta cambieranno l’interno dei tribunali degli Stati Uniti per le future generazioni.

Guardando avanti, quali altri programmi avete per il movimento pro-vita?

Padre Pavone: L’esigenza di comprendere ed assistere i bambini sopravvissuti all’aborto e al fenomeno della “survivor syndrome” (sindrome da sopravvivenza) sono cose di cui sentiremo parlare sempre più di frequente.

I nostri giovani sono profondamente impressionati dal fatto di essere stati considerati dalla legge come non-persone quando erano nascituri. I ministri della gioventù, gli ecclesiastici, i leader pro-vita, i genitori, gli insegnanti e tutti noi dobbiamo capire cosa comporta questo per i nostri giovani e dobbiamo rispondervi in modo adeguato.