I senza tetto, “icona di Cristo” assetata di dignità

Incontro internazionale sulla pastorale della strada

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Di Mirko Testa



ROMA, giovedì, 29 novembre 2007 (ZENIT.org).- Più di un miliardo le persone al mondo senza tetto, cinquantamila – per la maggior parte donne e bambini – coloro che muoiono ogni giorno perché non hanno di che ripararsi, che vivono in condizioni igieniche disumane e hanno accesso solo ad acqua inquinata.

E' questo il dramma spesso ignorato della società odierna emerso durante il Primo Incontro Internazionale di Pastorale delle persone senza fissa dimora, ospitato nella sede del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, dal 26 al 27 novembre scorso.

Cinquanta i partecipanti alla due giornate di studio sul tema “In Cristo e con la Chiesa a servizio dei senza fissa dimora (clochard)”, tra Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, membri di associazioni di apostolato e di volontariato, in rappresentanza di 28 Paesi di 4 continenti.

L’incontro è il terzo di una serie di convegni internazionali che manifesta la continua attenzione del Pontificio Consiglio alla pastorale della mobilità umana anche sulla strada, che ha portato alla pubblicazione, nello scoro mese di maggio, del documento “Orientamenti per la Pastorale della Strada”.

Il Dicastero ha infatti riunito nel corso degli anni vari operatori pastorali impegnati nei differenti ambiti di questo apostolato, promuovendo il Primo Incontro Internazionale per la Pastorale dei Ragazzi di Strada (25-26 ottobre 2004) e quello sulla Pastorale per la Liberazione delle Donne di Strada (20-21 giugno 2005).

Dal convegno sono emerse cifre utili per inquadrare il fenomeno dei senza tetto che comprende sia quanti non hanno una dimora fissa che quanti hanno una casa o un alloggio inadeguati. A questo proposito si è stimato che, nelle città, ci siano oltre 100 milioni di ragazzi di strada e che milioni di persone vivano in immense baraccopoli.

Inoltre, si calcola che nei prossimi 50 anni la popolazione urbana mondiale, in conseguenza del trend di sovrappopolazione e della globalizzazione, possa raddoppiare passando da 2,5 a 5 miliardi di persone.

Nell'indagare le diverse realtà globali e locali di questo fenomeno, sono emersi anche i motivi principali che spingono la gente a vivere per le strade o comunque a perdere la propria abitazione: scarsa formazione culturale, insufficiente preparazione professionale, tossicodipendenza, alcolismo, disturbi mentali, ma anche la scelta libera per una vita eccentrica.

Nel delineare il profilo tematico dell'incontro in apertura dei lavori il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Dicastero vaticano, ha detto che “la mancanza di un tetto non è cosa nuova. Essa era presente già dal momento in cui il peccato fece la sua comparsa nel mondo, e i nostri progenitori furono scacciati dal luogo che era stato preparato appositamente per loro”.

Rivolgendosi ai presenti il porporato ha sottolineato la chiamata a farsi “testimoni autentici ed esempio per governi e comunità, invitando tutti a riconoscere la dignità di ogni essere umano”, e a “offrire e a ricevere l’amore di Dio, in una 'catechesi attiva'”.
“Innanzitutto – ha sottolineato –, al cuore della nostra opera deve esserci l’amore”, che trae “forza attraverso un incontro personale con Cristo”, alimentato dalla preghiera costante.

Ma ancora di più, una profonda “dedizione”: “Non è sufficiente donare cose temporali, ma dobbiamo essere presenti a livello personale in tutto ciò che facciamo”, ha affermato il Cardinal Martino.

Nel suo intervento l'Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha ricordato che “dalla fine della seconda guerra mondiale, il numero dei senzatetto in Europa occidentale ha raggiunto più alti livelli, con una stima di 3 milioni di persone, mentre negli Stati Uniti si parla di 3.5 milioni, di cui 1.4 milioni di ragazzi”.

Nonostante la scarsità e disperisione dei dati relativi ai Paesi in via di sviluppo, ha continuato, “l’India è una delle poche Nazioni che hanno cercato di effettuare un censimento dal quale, nel 1981, sono risultati esserci colá circa 2.5 milioni di senzatetto. Un altro censimento effettuato una diecina d’anni più tardi ha mostrato peró una diminuzione di oltre un milione rispetto al precedente”.

Tuttavia, ha aggiunto, la crescita maggiore di persone senza dimora si è riscontrata in Africa, Asia e America Latina, dove sembra che “circa il 30% della popolazione viva in insediamenti illegali, carenti di infrastrutture e servizi o in abitazioni sovraffollate e deteriorate”.

Nel tracciare le linee guida per un approccio pastorale efficace, il presule ha ricordato che “la condizione di senza dimora non è solo quella di chi non ha una casa, è il crollo di un mondo, della sicurezza, dei rapporti personali e della dignità. È la perdita della capacità di condurre una vita ‘veramente umana’”.

Per questo gli operatori pastorali devono comprendere che non basta soddisfare i bisogni fondamentali e immediati per la sopravvivenza umana, perché “nel profondo, ogni persona senza dimora ha una necessità fontale, più grande, quella di essere accettata e trattata con dignità”.

Tutta la comunità ecclesiale è quindi chiamata a un accompagnamento generoso e personale “nel delicato cammino di recupero e integrazione” dei senza tetto.

Infine, ha concluso invitando a vedere in queste persone “un'icona di Cristo che proietta la sua ombra sul mondo, sulla Chiesa e sulla società”: “Cristo manifesta la sua presenza nelle persone senza dimora fissa e ci chiama a quell’amore e a quella carità che sono il sigillo autentico della sua vita”.