I testimoni del Risorto...

...sono la gioia e la speranza del mondo

Roma, (Zenit.org) Osvaldo Rinaldi | 833 hits

La domenica di Pasqua è il giorno dell’anno nel quale ci celebra in modo solenne la resurrezione del Signore, un giorno pieno di speranza, di gioia, di consolazione.

Questo mistero così grande non è rimasto nascosto nella corte di Dio tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ma è stato manifestato alla Chiesa nascente. Il Signore risorto si è fatto visibile e tangibile ai suoi discepoli che lo avevano seguito durante la sua vita pubblica. 

Quante volte ci siamo domandati il perché il Signore risorto non si sia manifestato a tutto il mondo, affinché tutti possano credere con pienezza di fede. La risposta a questa domanda ci viene offerta dallo stesso Signore Gesù attraverso il suo Vangelo.

Gli disse Giuda, non l'Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. “ (Gv 14, 22-24)

Questa domanda dell’apostolo Giuda, non l’Iscariota, ci permette di conoscere la risposta di Gesù. Dio è amore, e l’essenza dell’amore è la libertà. Non è possibile amare qualcuno costringendolo ad agire contro la sua volontà. Amare significa accettare il rifiuto, attendere con pazienza il ritorno dell’amato. Amare vuol dire rimanere fedeli a coloro che ci trattano con indifferenza, con distacco, con freddezza. 

Ma questo non significa che bisogna dimenticarsi delle persone più care, che ci sono rimaste sempre vicine. Essi devono essere i primi destinatari dei nostri pensieri e  delle nostre azioni.

Gesù appare prima ai suoi apostoli e ai suoi discepoli, perché vuole vincere il loro timore, le loro paure, i loro dubbi. Solo dopo averli rincuorati, confermati e rafforzati nella fede sono pronti per la missione di annunziatori della resurrezione. 

Gesù ha scelto di manifestarsi prima ai discepoli, perché essi hanno dimostrato un grande amore per Lui, lasciando la loro vita per seguire il loro Signore e Maestro.

Gesù non ha lasciato orfani i suoi amici. Egli viene con il Padre a prendere dimora nel cuore di coloro che lo amano. Quindi la resurrezione di Cristo non solo ci restituisce il Figlio di Dio crocifisso, ma ci dona la possibilità di entrare in comunione di vita con Dio Padre, creatore del cielo e della terra.  

Questo è il vero e grande dono della resurrezione di Cristo. 

Tutto questo vale per la Chiesa, ossia per tutti coloro che amano Cristo e osservano la sua Parola.

Ma Dio che è Padre di tutti, ama ogni uomo con immenso amore, ed attende con infinita pazienza e misericordia che ogni uomo riconosca questa amore e lo restituisca attraverso l’amore al prossimo. In questo modo Dio attua una “esplosione” di amore per raggiungere ogni uomo tramite la testimonianza di un altro uomo. Così cresce e si forma la Chiesa, la comunità di peccatori che credono nell’amore di Dio. E la fede nasce dall’annunzio di Cristo morto, risorto e sempre presente in mezzo a noi. 

In questo tempo di Pasqua, la Chiesa riscopre la sua natura missionaria annunziando la resurrezione di Cristo.  Infatti, sono proprio i testimoni della resurrezione coloro che hanno ricevuto l’ufficio di essere annunziatori della buona novella del Vangelo. 

“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»”. (Mt 28, 19-20). 

Ricordiamoci sempre che la missione dell’annunzio della vittoria di Cristo sul peccato e della morte, viene affidata a persone deboli che hanno avuto esperienze di peccato.

Dio non ha scelto i grandi della terra, ma uomini e donne che non godono alcuna stima e considerazione agli occhi del mondo. E questo avviene perché l’amore di Cristo sia il nucleo centrale del messaggio che portano e non ci siano seconde finalità nell’annunzio. 

Un testimone della resurrezione di Cristo è davvero credibile solo quando è visibile la trasformazione che Dio ha operato nella sua vita. E per questa ragione che un buon annunzio della resurrezione non deve iniziare da come uno vive dopo la conversione, ma dal male e dai peccati commessi quando ancora non conosceva Cristo. Così si rende davvero visibile il passaggio dalla vita alla morte operato da Dio Padre e dal suo Figlio Gesù Cristo per mezzo dello Spirito Santo.  

Maria di Magdala è un esempio eloquente di questa “strategia” di comunicazione della resurrezione. Ella è la prima persona alla quale è stato affidata da Cristo l’annunzio della resurrezione, malgrado la sua vita passata sia stata segnata dal peccato e dal male. I Vangeli, infatti, non nascondono la sua situazione di vita prima dell’incontro con Cristo. “Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni” (Lc 8, 2). Solo tramite l’incontro con Cristo ella è stata profondamente sanata. 

Non è solo la quaresima, con le sue pratiche penitenziali, a portarci alla guarigione dei peccati. Essere annunziatori della resurrezione è una grande opportunità per accrescere la nostra fede nel Risorto, che è il solo ad avere il potere di risanare i cuori. La fede è mistero perché cresce solo quando la si dona, invece tenendola solo per se, si affievolisce, si consuma lentamente. 

La gioia delle fede è l’annunzio della resurrezione. Vivere la gioia nel tempo pasquale significa sentirsi partecipi della resurrezione di Cristo, facendo memoria delle apparizioni del Signore risorto ai suoi discepoli, e così poterlo riconoscere sempre più nella nostra vita quotidiana.