I tribunali ecclesiastici e la Rota Romana, difensori del matrimonio

Spiega il decano, il Vescovo Antoni Stankiewicz

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 29 gennaio 2007 (ZENIT.org).- In un periodo in cui in alcuni Paesi si mette in dubbio la natura reale del matrimonio, i tribunali ecclesiastici, e in particolare il Tribunale della Rota Romana, hanno l’obiettivo di difendere la verità sulla famiglia, ha osservato il decano della Rota.



Lo ha spiegato questo sabato il Vescovo Antoni Stankiewicz nel discorso che ha rivolto a Benedetto XVI durante l’udienza che il Papa ha concesso ai giudici, ai funzionari, agli avvocati e ai collaboratori del Tribunale Apostolico.

“Attualmente – ha constatato – in diversi modi si mette in discussione l'unicità della fisionomia naturale del matrimonio, in cui l'uomo e la donna possono realizzare un'autentica comunione di persone, aperta alla trasmissione della vita e cooperano così con Dio alla generazione di nuovi esseri umani, e si tenta di confonderla a livello della vita socio-politica e giuridica statuale con altri tipi di unioni basate su un amore debole o deviato”.

Per questi motivi, ha spiegato il presule, il “primo compito” del Tribunale “a servizio dell’amore sarà, dunque, riconoscere il pieno valore del matrimonio, rispettare nel miglior modo possibile la sua esistenza, proteggere coloro che esso ha uniti in una sola famiglia”.

“Sarà soltanto per motivazioni valide, per fatti provati che si potrà mettere in dubbio la sua esistenza, e dichiarare la nullità”, ha aggiunto.

“Il primo dovere” dei giudici della Rota, ha insistito, “è il rispetto dell’uomo che ha dato la sua parola, ha espresso il consenso e ha fatto così dono totale di se stesso”.

Citando un commento del Cardinale Joseph Ratzinger all’esortazione apostolica “Familiaris consortio” di Giovanni Paolo II, pubblicato nel 1982, ha concluso osservando che l’istituzione matrimoniale non è “imposizione estrinseca di una forma, ma esigenza interiore del patto d’amore coniugale”.