I vaticanisti festeggiano il compleanno di Francesco

In occasione della presentazione del libro di padre Antonio Spadaro, ieri, al Centro Studi Cappella Orsini di Roma, alcuni giornalisti hanno espresso il loro pensiero su Papa Bergoglio

Roma, (Zenit.org) Nicola Rosetti | 455 hits

Ieri, martedì 17 dicembre un nutrito gruppo di vaticanisti si è ritrovato presso il Centro Studi Cappella Orsini della Capitale, per festeggiare il 77°compleanno di Papa Francesco, il primo da Vescovo di Roma, e allo stesso tempo per presentare il libro di Padre Antonio Spadaro “La mia porta è sempre aperta”, il volume che presenta e commenta l’intervista concessa dal Papa al direttore de “La Civiltà Cattolica”.

La serata si è aperta con il benvenuto di Andrea Conte, Presidente del Centro Studi Cappella Orsini, che ha accolto gli intervenuti nello spazio che attualmente ospita delle opere d’arte che parlano del mondo femminile. Ha preso poi la parola il moderatore Andrea Velardi, docente presso l’Università degli Studi “Roma Tre”, che ha introdotto la novità di Papa Francesco, riportando le parole di un cardinale italiano, il quale ha affermato che gli elettori sono entrati nella Cappella Sistina senza avere il nome di Bergoglio in testa e di come abbia visto lo Spirito Santo all’opera nel guidare i cardinali verso il suo nome.

Marco Tosatti (La Stampa) ha notato come l’intervista concessa a Padre Spadaro, direttore di quella che è sicuramente una delle riviste più vicine alla Santa Sede, sia stata accuratamente rivista, parola per parola, dal Santo Padre, mentre quella concessa al direttore emerito de “La Repubblica” Eugenio Scalfari non abbia subito alcuna “revisione”.

Marco Politi (Il Fatto Quotidiano), riprendendo le osservazioni di Tosatti, ha sottolineato come, nel caso dell’intervista di Scalfari, il Papa fosse soprattutto interessato a lanciare un messaggio al mondo agnostico ed ateo, ecco perché è comparsa nella in forma integrale sull’Osservatore Romano, anche con qualche errore, come quello della preghiera di Bergoglio prima dell’accettazione del pontificato. Nel caso dell’intervista di Padre Spadaro invece, il Papa ha voluto lanciare un manifesto del suo pontificato, ecco perché è stata necessaria una accurata revisione.

Per quanto riguarda la figura del Pontefice, secondo Politi, dobbiamo toglierci dalla testa ogni immagine folklorica che riconduca Bergoglio alla sua origine latino-americana: tutto quello che è Papa Francesco è qualcosa di caratteristico della sua persona. Rispetto ai suoi più recenti predecessori, costituisce anche un novità il fatto che Papa Francesco sia nato in una metropoli, tutto il distretto di Buenos Aires infatti conta 13 milioni di persone.

Vania De Luca (Rainews 24) ha messo in risalto la peculiarità pastorale del Pontefice. Per Papa Francesco la Chiesa non deve solo aprire la porta al mondo, ma deve uscire da quella porta alla ricerca di chi si trova oltre la soglia. Questa idea, secondo la giornalista, ha fatto breccia nell’animo di molte persone che spesso si confidano con lei lamentandosi di come trovino a volte chiuse le porte delle parrocchie.

Per Gian Guido Vecchi (Corriere della Sera) solo un gesuita come Padre Spadaro poteva intervistare un Papa gesuita! Ciò ha evitato possibili fraintendimenti vista la comune appartenenza alla famiglia di Sant’Ignazio. Il libro-intervista di Padre Spadaro può essere così considerato una sorta di strumento per interpretare e capire Papa Francesco.

Per il vaticanista una delle più grandi rivoluzioni di Papa Francesco è stata la scelta di abitare a Santa Marta, ciò ha permesso al Papa di entrare in più stretto contatto con i suoi collaboratori che, per accedere a lui, non hanno più bisogno di ulteriori filtri. Il Papa procede nella riforma della Chiesa con gesti simili a questo: quando la Chiesa non si limiterà solo ad applaudirlo, ma si metterà ad imitarlo, allora vedremo i frutti.

Matteo Matzuzzi (Il Foglio), il più giovane fra i vaticanisti, ritiene che la dottrina con Papa Francesco sia al sicuro. Il suo stile che può apparire a volte impulsivo non lo è affatto. A volte i gesti del Papa vengono banalizzati e fraintesi ignorando la complessità di questo pontificato.

Jacopo Scaramuzzi (Linkiesta) ha paragonato Papa Francesco al presidente americano Roosvelt che era considerato progressista dai conservatori e conservatore dai progressisti!

Per Elisabetta Piquet, autrice del libro “Francesco. Vita e rivoluzione”, Bergoglio è allo stesso tempo l’uomo giusto al momento giusto e colui che nella vita si è trovato in posti di responsabilità in momenti delicati. In linea con quanto affermato dal cardinale Kasper, Francesco riformerà la Chiesa, ma non la rifonderà da capo.

Di certo l’avvento di Papa Francesco ha portato un nuovo clima, un entusiasmo, un orgoglio di essere cattolici, una novità portata dallo “scandalo della normalità” dato dai suoi gesti semplici, come quello di partire per il Brasile con una valigetta come un normale viaggiatore oppure come quello del bacio dato alla Presidente dell’Argentina durante la sua visita in Vaticano.

Hanno concluso l’incontro le parole di Padre Antonio Spadaro. Il direttore de “La Civiltà Cattolica” ha detto che Papa Francesco non ha le soluzioni in tasca e che le sue decisoni sono prese dopo un attento discernimento, in pieno stile gesuita, attraverso una reale consultazione e intensi momenti di preghiera.

Compiemdo una particolare alchimia ha separato l’autorità dalla distanza. Spesso si ritiene che aumentando la distanza si acquisti maggiore autorevolezza. Sì, questo può anche essere vero, ma una autorità di questo tipo non è destinata a durare. Papa Francesco invece sta fondando la sua autorevolezza attraverso la vicinanza.

(Articolo tratto da Àncora Online, il settimanale della Diocesi di San Benedetto del Tronto)