I Vescovi indonesiani: uniti contro la violenza terroristica, no all’uso strumentale della religione

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GIACARTA, giovedì, 9 settembre 2004 (ZENIT.org).- Questo giovedì è esplosa un’autobomba presso l’ambasciata australiana a Giacarta, capitale dell’Indonesia. Le fonti ufficiali parlano di 8 morti, tutti indonesiani e 168 feriti.



Al momento non si conoscono i responsabili dell’attacco. La polizia sta indagando sui militanti della Jemaah Islamiyah (JI), l’organizzazione terroristica indonesiana responsabile degli attentati dinamitardi di Bali e dell’Hotel Marriot.

Mesi fa i servizi segreti australiani avevano avvertito che la JI mirava ad obiettivi specifici come diplomatici e uomini d’affari stranieri.

L’agenzia “Fides” ha pubblicato, il 9 settembre, l’anticipazione di un comunicato della Conferenza Episcopale Indonesiana secondo cui c’è rammarico per le vittime, rifiuto della violenza, denuncia dell’uso strumentale della religione.

Il documento dei Vescovi esprime anche il rammarico e il disappunto per l’ulteriore atto di terrore che ha colpito la nazione indonesiana, e dichiara la vicinanza e la solidarietà della Chiesa alle famiglie delle vittime dell’attentato.

La Conferenza Episcopale non manca di denunciare e condannare duramente l’atto di cieca violenza che ha scosso la nazione, dopo le esplosioni di Bali, nell’ottobre 2002, dove morirono 202 persone, in maggioranza turisti stranieri, e dell’Hotel Marriot a Giacarta, nell’agosto 2003, che provocò 12 morti e 150 feriti.

Ripudiando ogni logica di violenza e morte, i Vescovi chiedono alle autorità civili e a tutto il popolo indonesiano di esprimere fortemente il loro sdegno e di assicurare un impegno personale per rifiutare atti di barbarie che sono contrari all’umanità, alla civiltà e alla religione.

I Vescovi, riferisce la stessa agenzia, sottolineano che il terrorismo non ha nulla a che fare con la religione, e che anzi i simboli religiosi sono strumentalizzati dai gruppi terroristici per conseguire obiettivi puramente politici.

Intervenendo poi sul contesto di tensione internazionale, i Vescovi affermano che la violenza e il terrorismo si possono combattere attraverso l’unità della politica, della società civile, delle comunità religiose, chiamate a uno sforzo comune per garantire il benessere dell’intera umanità.

Il documento, si legge scritto, “nota comunque che gli attentati terroristici non possono legittimare l’erosione dei diritti e delle libertà fondamentali dell’individuo, nè giustificano un approccio violento e militarizzato verso ogni fermento sociale, politico e religioso da parte dei governi del mondo, ribadendo il ‘No’ all’uso cieco della violenza che penalizza intere popolazioni innocenti”.

L'Indonesia è il maggiore paese musulmano al mondo: su 234 milioni di abitanti, l'88% è musulmano, il 5% protestante, il 3% cattolico, il 2% indú, l'1% buddista.