I vescovi italiani vogliono scegliere il presidente insieme al Papa

Diffuso oggi la nota finale dei lavori del Consiglio permanente CEI. In conferenza stampa, il segretario Galantino ha poi espresso il suo pensiero sull'attualità politica e ribadito il sostegno alla famiglia naturale

Roma, (Zenit.org) Redazione | 379 hits

I vescovi italiani ritengono che la nomina del presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) debba continuare ad essere riservata al Papa, in base a un elenco di nomi frutto di una consultazione di tutto l’episcopato. Si legge nel comunicato finale del Consiglio permanente della CEI, che si è concluso il 29 gennaio a Roma.

Ad approfondire le decisioni prese durante i lavori, ci ha pensato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale ad interim della CEI, che nella conferenza di oggi ha dichiarato ai giornalisti: "I vescovi italiani intendono conservare al Santo Padre la libertà di nomina del loro presidente. Ma, mentre prima in base allo Statuto loro non c’entravano niente con la nomina, se non per fare l’applauso dopo la decisione del Papa, adessosono state individuate delle modalità per assicurarci che tale scelta non sia fatta sulla testa dei vescovi". 

Nel concreto, il Consiglio Permanente ha indicato "due possibili percorsi". Il primo prevedrebbe "una consultazione riservata di tutti i singoli vescovi"; il secondo "aggiungerebbe un ulteriore passaggio, ugualmente riservato: l’Assemblea Generale verrebbe chiamata a esprimere la propria preferenza su una quindicina di nomi dei candidati piu’ segnalati".A marzo, il Consiglio episcopale farà ulteriori approfondimenti.

Circa la nomina dei tre vicepresidenti, le Conferenze Regionali - riferisce l'agenzia AGI - hanno concordato sul fatto di non cambiare l’attuale procedura, che ne prevede l’elezione da parte dell’Assemblea Generale fra i vescovi diocesani. Tutto ciò riguarda "le indicazioni prevalenti" che le Conferenze Episcopali Regionali hanno trasmesso alla CEI distinguendole dalle "posizioni personali" di singoli vescovi, ma il lavoro per arrivare a modificare lo Statuto (e magari confermarlo in alcune parti) appare ancora lungo. 

"Non abbiamo fretta, non è per dopodomani, non ci corre dietro nessuno", ha spiegato Galantino. Al riguardo, si legge nel comunicato, "è subito emerso con chiarezza come molte delle cose suggerite in realta’ siano gia’ previste dallo Statuto, a cui si riconosce logica complessiva e coerenza interna".

Inoltre, afferma la nota, "le Conferenze Regionali hanno condiviso una valutazione positiva del cammino della CEI, esprimendo stima per la rilevanza che ha nella vita sociale e politica del Paese e, soprattutto, per l’azione svolta nei diversi ambiti a servizio del bene della Chiesa che è in Italia, della sua vita e missione, in spirito di collegialità e di collaborazione".

Per proseguire un ascolto ravvicinato delle Chiese, mons. Galantino ha annunciato che farà visita, nei prossimi mesi, alle Conferenze Regionali: "Una modalità di comunione - riferisce la nota - volta a sollecitare e a raccogliere domande e indicazioni da travasare nel lavoro della Segreteria Generale della CEI".

Intanto il Consiglio Permanente ha confermato, "donec aliter provideatur", quale sottosegretario monsignor Domenico Pompili, che è anche il portavoce e direttore dell’Ufficio Nazionale delle Comunicazione Sociali. 

Nella conferenza stampa del segretario generale, è stato dedicato poi ampio spazio all'attualità. Il presule si è soffermato, ad esempio, sul tema della famiglia, alla luce delle risposte fornite dalle diocesi italiane al questionario presinodale sulla famiglia voluto da Papa Francesco. "In Italia, una cosa è certa - ha detto il segretario CEI - la famiglia fatta di padre, madre e figli è decisamente maggioritaria rispetto a altre forme di parentela affettiva": 8 a 2, avanzando una percentuale e parlando "in termini di attenzione".

"La famiglia deve chiedere scusa di esistere?", ha poi domandato il vescovo, "non mi pare debba essere necessario arrivare a questo. Dobbiamo evitare di caricare certe realtà dalla sindrome dell’imbarazzo. Rispetto per le minoranze non significa che la maggioranza deve chiedere scusa di esistere". 

Mons. Galantino ha poi espresso il suo pensiero anche sui momenti di estrema tensione verificatisi in questi giorni alla Camera: “E’ chiaro che quello che è successo è scandaloso", ha detto, oltre che "mortificante per l’Italia e per tutti quanti noi. Però, siccome non vogliamo farci prendere anche noi in quel tipo di palude, vogliamo pensare, amiamo pensare - e sono certo che sia così - che c’è anche dell’altro”.

(A cura di Salvatore Cernuzio)