I vescovi sudafricani esortano a mobilitarsi contro l’aborto

Donano anche 2,5 milioni di dollari per la lotta contro l’AIDS

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PRETORIA, martedì, 24 agosto 2004 (ZENIT.org).- Secondo un comunicato dell’11 agosto scorso, al termine della sua sessione plenaria la Conferenza Episcopale del Sudafrica (SACBC) – integrata anche dai vescovi cattolici del Botswana e dello Swaziland – ha lanciato un appello a mobilitarsi contro l’aborto, diretto in modo particolare al personale sanitario.



In Sudafrica il dibattito parlamentare sull’emendamento al disegno di legge sulla scelta dell’interruzione della gravidanza “ci sfida ancora una volta a difendere la santità della vita umana dal concepimento alla morte e a condannare l’aborto come un grave atto contrario alla legge di Dio”, spiegano i prelati.

Il comunicato esprime anche una profonda preoccupazione “per questa proposta che vuole estendere alle infermiere il diritto a distruggere vite innocenti con ancora più possibilità di aborto libero”.

Constatando “con grande tristezza come 330.000 vite umane siano state distrutte da quando la legge sull’aborto è entrata in vigore nel 1997”, i prelati denunciano “che non c’è dubbio sul fatto che l’obiettivo della modifica proposta sia incrementare il numero di aborti nel nostro Paese, e come Chiesa deploriamo questa offensiva nei confronti della vita di coloro che non sono ancora nati”.

Per questo “la Chiesa cattolica esorta tutto il personale medico cattolico ad insistere sui suoi diritti costituzionali, sul rispetto della libertà di coscienza e sul rifiuto a cooperare in azioni abortive”, esprime il comunicato della SACBC, che rappresenta cinque milioni di Cattolici.

“Il diritto alla vita è il più importante di tutti i diritti umani sui quali si basa la società” e “l’aborto è un attacco diretto a questo diritto fondamentale che non può essere mai giustificato, anche se viene compiuto con l’intenzione di proteggere o di promuovere un altro diritto o un altro valore”.

Consapevoli del “grande danno provocato alle donne dall’aborto”, i prelati sottolineano il loro desiderio di aiutarle a far fronte alla loro perdita e al loro dolore.

“La Chiesa continuerà ad impiegare le proprie risorse per consigliare, proteggere ed assistere le ragazze–madri e altre donne in crisi a causa di una gravidanza e di situazioni di abuso”, dichiara il comunicato.

I vescovi si chiedono anche come sia possibile che un Paese si rigeneri moralmente se continua ad ampliare e facilitare la distruzione della vita di coloro che non sono ancora nati.

Nel suo appoggio concreto alla vita, la SACBC ha annunciato che donerà una cifra equivalente a 310.000 dollari statunitensi per finanziare programmi ed iniziative nella lotta contro il virus dell’AIDS nel Botswana e in Sudafrica. La cifra si aggiunge a più di un milione di dollari già destinato al progetto dall’inizio dell’anno.

I fondi verranno utilizzati per diffondere informazioni, promuovere programmi di prevenzione, curare gli infetti ed occuparsi di coloro che sono stati colpiti dalla malattia, soprattutto degli orfani – quasi un milione nella regione.

L’episcopato sudafricano conferma nel suo comunicato che i progetti sono pienamente operativi e che contano sulla costante supervisione di operatori ecclesiastici.

Nell’ultimo trimestre dell’anno, l’ufficio per l’AIDS della SACBC destinerà una cifra superiore a 1,2 milioni di dollari statunitensi ai progetti approvati.

L’organismo ha sottolineato anche come la Chiesa cattolica abbia destinato una cifra maggiore alla terapia anti-retrovirale. Al momento, 400 persone stanno ricevendo questo trattamento in sette centri. A partire dal mese di settembre ne saranno attivati altri tre.