I Vescovi svizzeri invocano pace e dialogo in Ucraina

Al termine della Plenaria, la Conferenza Episcopale ha diffuso oggi il documento "Pace per l'Ucraina", redatto alla luce delle riflessioni di mons. Gudziak, testimone oculare degli scontri di Kiev

Roma, (Zenit.org) Redazione | 332 hits

Anche la Svizzera si schiera a favore dell'Ucraina. Si intitola “Pace per l’Ucraina” il comunicato finale che la Conferenza episcopale svizzera (Ces) ha diffuso oggi, a conclusione dell’Assemblea plenaria conclusa ieri a Friburgo. In particolare, è stato mons. Borys Gudziak, vescovo greco-cattolico ucraino, a dar voce alle “sofferenze e speranze degli abitanti di questo Paese”, poi approfondite nelle riflessioni dei presuli. 

Come riferito dalla Radio Vaticana, mons. Gudziak è stato testimone oculare degli scontri di Kiev e, alla luce della sua esperienza, ha potuto spiegare come l'obiettivo di tali manifestazioni del popolo sia “difendere dei principi morali e non interessi di parte”, rilanciando “una cultura della dignità al posto di una cultura della paura”. Ha quindi ricordato l’impegno della Chiesa e delle comunità religiose affinché non si ricorra alla violenza: “Ogni notte si tiene un incontro ecumenico coordinato dal Consiglio ucraino delle Chiese e da alcune organizzazioni religiose”, ha detto. 

Il vescovo ha, infine, illustrato alcuni punti in base ai quali la situazione a Kiev potrebbe stabilizzarsi: il governo deve ascoltare la popolazione; ogni forma di violenza deve essere evitata da manifestanti e istituzioni; la scissione del Paese non va incoraggiata; il dialogo è la priorità assoluta.

Alla luce del discorso del presule greco-cattolico, la Conferenza Episcopale svizzera ha lanciato un forte appello a “tutti gli uomini di buona volontà", a pregare "sull'esempio di Papa Francesco" per la pace in Ucraina e "a sostenere tutte le iniziative che mirano ad incoraggiare il dialogo e la rinuncia alla violenza”. 

Contestualmente alla Plenaria, i vescovi elvetici hanno diffuso anche una Lettera pastorale per la Quaresima, dal titolo “Uniti nella fede della Chiesa”. Nel testo, la CES guarda ai 50 anni del Concilio Vaticano II, celebrati con l’Anno della fede, e sottolineano che “essere cristiani non significa rivendicare le proprie idee, ma accettare con riconoscenza che è Dio che viene a noi”. Per questo "la Chiesa, la sua fede ed i suoi sacramenti - rimarcano - non sono un’opera umana, ma qualcosa che noi riceviamo da Dio [...] La Chiesa è un sacramento ed il suo obiettivo è l’unità di Dio e degli uomini”. 

Ritorna poi il monito espresso in più occasioni da Papa Francesco, ovvero che “la Chiesa non è una Ong o una multinazionale, non è guidata da un direttore generale, né si può adattare alle circostanze del mercato”. I cambiamenti che la riguardano “non possono toccare la fede o la struttura fondamentale, come i sacramenti”, spiegano i vescovi,  ma devono partire “soprattutto dalla preghiera ed avere inizio dalla conversione”. Primo dovere del cristiano è dunque "vivere e testimoniare questa fede”.