Identità, santificazione e missione: compiti sacerdotali

Il cardinal Mauro Piacenza invita alla preghiera per la santificazione del popolo di Dio

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di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 13 giugno 2012 (ZENIT.org) - In prossimità della Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, Giornata mondiale di preghiera per la Santificazione dei Sacerdoti, (venerdì 15 giugno) e ad appena due giorni dal secondo Anniversario della chiusura dell’Anno Sacerdotale, il cardinale Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero invita alla preghiere per l’identità, la santificazione e la missione dell’intero popolo di Dio.

In un mondo in cui anche la figura del sacerdote sembra essere travolta da caos, confusione, dubbi, tentazioni, il cardinale Piacenza rinnova la sua fede nel Signore e la sua fiducia nel tanto bene che i sacerdoti diffondono nel mondo.

Per conoscere le ragioni di questa fede e di questa fiducia,  ZENIT ha intervistato il Prefetto della Congregazione per il Clero.

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Quale significato hanno eventi come la Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, e l’anno sacerdotale? Cosa li lega?

Card.Piacenza: Certamente la Missione è la chiave interpretativa degli eventi citati. L’Anno Sacerdotale, che è stato un evento eccezionale voluto dal Santo Padre Benedetto XVI, ha inteso sottolineare il profondo legame tra identità e Missione dei sacerdoti, riconoscendo come, i due elementi, siano totalmente relativi l’uno all’altro: il Sacerdozio ministeriale è per la missione e nella missione si definisce l’identità sacerdotale. La giornata mondiale di preghiera per la santificazione dei Sacerdoti è, invece, un appuntamento annuale, che ogni Chiesa particolare è chiamata a celebrare, mostrando quella comunione e reciprocità nella preghiera, che deve caratterizzare l’intero popolo di Dio, chiamato ad implorare dal Signore il dono di Pastori Santi. Del resto il Sacerdozio ministeriale è al servizio di quello comune di tutti i battezzati, che si attua, concretamente, nella risposta alla chiamata universale alla santità.

Ma è necessaria addirittura una giornata di preghiera per la santificazione del Clero? E perché proprio nella Festa del Sacro Cuore?

Card.Piacenza: Della preghiera “nunquam satis”, non ce n’è mai abbastanza! Pregare per la santificazione dei Sacerdoti significa, in certo senso, pregare per la santità dell’intero popolo di Dio, a cui il loro ministero è ordinato. È, poi, un’occasione per favorire la comunione e la reciproca custodia orante, tra membri dello stesso presbiterio, quasi in un ideale arco, che va dalla Messa Crismale alla Festa del Sacro Cuore di Gesù, abbracciando i misteri fondamentali della nostra fede e facendoli contemplare in chiave sacerdotale. Infine, come affermato dal Curato d’Ars, “il Sacerdozio è l’amore del Cuore di Gesù”, sia intendendo quella necessaria intimità ed immedesimazione che sempre ogni sacerdote deve avere con il Signore, sia indicando l’amore e la carità di Gesù “buon Pastore”, al quale ogni esercizio del ministero ordinato deve tendere. La carità pastorale è la vera chiave interpretativa di questa giornata di preghiera.

E come si colloca, tutto questo, nella prospettiva dell’Anno della Fede?

Card.Piacenza: L’Anno della Fede è stato voluto dal Santo Padre per commemorare due anniversari di rilievo, uno dipendente dall’altro. Innanzitutto il cinquantesimo dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e, conseguentemente, il ventesimo anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, che è il Catechismo del Concilio Ecumenico Vaticano II! Ancora una volta i Sacerdoti sono chiamati ad offrire il loro generoso contributo, anche nell’Anno della Fede, per attuare le indicazioni del Papa, ricordando come, proprio nella missione e nell’opera di evangelizzazione si irrobustisce la stessa identità sacerdotale. Leggere e, in certo senso, “riscoprire” il Concilio, in tutta la sua valenza profetica e missionaria, è uno dei compiti che maggiormente urgono, oggi, nella Chiesa.

Pensa che il Concilio non sia abbastanza conosciuto?

Card.Piacenza: Penso che la Chiesa sia sempre guidata dallo Spirito Santo e che, pertanto, testi come quelli conciliari, anche dopo cinquanta anni, possano e debbano continuare a parlare all’intero Corpo ecclesiale, ed in particolare a tutti i Sacerdoti, evitando accuratamente la tentazione, sempre possibile, della precoce e superficiale “archiviazione”. Il  Concilio, come più volte ribadito sia dal Beato Giovanni Paolo II, sia dal Santo Padre Benedetto XVI, è una “bussola” per il terzo millennio e, conseguentemente, per ogni opera di evangelizzazione e nuova evangelizzazione. La corretta ermeneutica è condizione, e non ostacolo, alla conoscenza del Concilio. Basti pensare, ad esempio, e lo ricordo nitidamente, all’impatto che ebbe l’Enciclica Evangelii Nuntiandi, del Servo di Dio, il Papa Paolo VI, nella quale già si interpretava, in modo profetico per quei tempi, l’impulso missionario del Concilio.

Eminenza, Lei parla molto di “missione”. Ma è questa oggi l’emergenza nella Chiesa? Ritiene che ci sia un “deficit” missionario?

Card.Piacenza: La missione non è una delle “attività” del Corpo ecclesiale, ma ne caratterizza essenzialmente l’identità. Senza missione, non c’è Chiesa, e viceversa! La Chiesa è totalmente relativa alla missione, all’incontro degli uomini, di ogni tempo e luogo e di ogni cultura, con il Signore Risorto. Portare a tutti l’annuncio del Regno e la Salvezza: questo è il compito essenziale della Chiesa! Compito che, nelle diverse epoche e circostanze, si declina in modalità differenti, ma che conserva sempre il proprio nucleo essenziale, costituito dall’obbedienza al comando di Gesù: “Andate in tutto il mondo ed annunciate il Vangelo ad ogni creatura”. Se gli uomini di Chiesa, tutti i battezzati, ed i Sacerdoti in particolare, perdessero tale anelito missionario, verrebbe meno un aspetto essenziale dell’identità battesimale e, per certi versi, della stessa fede cristiana.

La Lettera di indizione, presente nel sito della Congregazione (www.clerus.org) afferma che la Santificazione del Clero “non è contraddetta dalla coscienza delle […] personali inadempienze, e nemmeno dalle colpe di alcuni che, a volte, hanno umiliato il sacerdozio agli occhi del mondo”. Si può affermare che “l’emergenza-clero” è finita?

Card.Piacenza: No. L’emergenza è innanzitutto quella delle ferite provocate dalle colpe di alcuni e, finché le ferite non sono rimarginate, non è possibile parlare di guarigione. Certamente tutti abbiamo appreso una fondamentale lezione da quello che è accaduto: non è mai possibile abbassare la guardia, perché il male “come leone ruggente va in giro cercando chi divorare”. Gli strumenti dell’ordinaria santificazione ed un livello alto di spiritualità sono il presupposto indispensabile per auspicare un futuro nel quale certi episodi non siano che un seppur terribile ricordo.

Non saremo mai interamente santi, in questa fase terrena del Regno, ma certamente possiamo e dobbiamo maggiormente tendere alla Santità, attraverso tutti gli strumenti che la Chiesa ci offre, ad iniziare dalla Parola e dai sacramenti, per giungere alla vita comunitaria ed allo zelo missionario, per tutte le anime. La passione di annunciare Cristo è la vera “misura” della temperatura della fede di un’epoca!

Ci assista la Vergine Maria, Stella della missione.