Il 13 ottobre inizia un nuovo corso su esorcismo e satanismo

Si terrà presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

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ROMA, martedì, 6 settembre 2005 (ZENIT.org).- Inizieranno il 13 ottobre 2005, a Roma, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, le lezioni del secondo corso su “Esorcismo e preghiera di liberazione”, organizzato dallo stesso Ateneo (www.upra.org) insieme al GRIS, Gruppo di Ricerca ed Informazione Socio-Religiosa (www.gris.org).



Per approfondire ragioni e scopi di questo corso, ZENIT ha intervistato Carlo Climati (www.carloclimati.com) giornalista e scrittore, autore di vari saggi pubblicati dalle Edizioni Paoline, che durante il corso si occuperà del problema del satanismo giovanile.

Come è nata l’idea di fare un secondo corso su esorcismo e satanismo?

Climati: C’era l’esigenza di rispondere a numerose richieste, giunte da varie parti del mondo. Il secondo corso si terrà dal 13 ottobre 2005 al 9 febbraio 2006 (con una pausa da metà novembre a metà gennaio). Sarà riservato ai sacerdoti e agli studenti di licenza in teologia che si preparano al sacerdozio. Oltre a Roma, sarà possibile seguire il corso, tramite videoconferenza, da Bologna, Perugia, Assisi, Maddaloni (Caserta) ed altre città.

Quali sono le novità?

Climati: Tutti i docenti del primo corso sono stati confermati. A questi si aggiungeranno Mons. Angelo Comastri, Arcivescovo di Loreto, e Mons. Andrea Gemma, F.D.P., Vescovo di Isernia-Venafro, nella lezione introduttiva, ed alcuni esorcisti nella lezione conclusiva. Rispetto al primo ciclo, ci saranno dodici ore di lezioni in più (tre giorni in più).

Qual è il bilancio del primo corso?

Climati: Ottimo. Vi hanno partecipato, in totale, 127 persone, provenienti da: Italia (101), Africa (10), Messico (5), Brasile (5), Stati Uniti (3), Germania (1), Austria (1), Slovacchia (1).
E’ stato apprezzato, soprattutto, l’approccio interdisciplinare alla materia, che ha permesso una visione completa dei vari argomenti, anche dal punto di vista scientifico. Tra gli obiettivi del corso c’era sicuramente quello di strappare un argomento così difficile e delicato da una visione superficiale e sensazionalista. Possiamo dire, senza dubbio, che l’obiettivo è stato raggiunto.

I mezzi di comunicazione hanno contribuito, secondo lei, a questo risultato positivo?

Climati: Sicuramente. Giornali, radio, riviste, agenzie stampa e televisioni di ogni parte del mondo hanno parlato della nostra iniziativa con un linguaggio corretto ed equilibrato, corrispondente allo spirito del corso. Il nostro sincero ringraziamento va a tutti i giornalisti che hanno contribuito a far conoscere il nostro corso, per la serietà dimostrata nel lavoro di informazione.

Quali sono gli obiettivi del secondo corso?

Climati: Oltre al tema dell’esorcismo, si parlerà molto del problema del satanismo e delle sette. Anche questo secondo corso ha l’obiettivo di offrire ai sacerdoti strumenti utili per il loro lavoro pastorale, di informazione e di sostegno per le famiglie. Alcuni episodi di cronaca, accaduti recentemente, devono rappresentare un campanello d’allarme per prendere sul serio un problema ancora troppo sottovalutato: l’aumento di interesse nei confronti del satanismo. Il sacerdote, con una solida preparazione, può dare un contributo importante per affrontare questo problema, che rischia di coinvolgere soprattutto i giovani.

Come descriverebbe il fenomeno del satanismo giovanile?

Climati: Il satanismo giovanile è, soprattutto, un satanismo casereccio, “fatto in casa”. Sempre più ragazzi si dichiarano affascinati dal culto del diavolo e da un mondo fatto di atmosfere lugubri e oscure. Per molti di loro, le ombre sembrano essere più attraenti della luce.

Nel satanismo “fatto in casa”, che è il più pericoloso, i giovani non aderiscono ad alcuna setta. Preferiscono dedicarsi a un satanismo “casereccio”, in un ristretto gruppo d’amici. Si divertono a praticare macabri riti che improvvisano dopo la lettura di qualche libro o sito Internet. Purtroppo, a volte, possono arrivare anche a compiere atti di violenza e omicidi.

Il satanismo “fatto in casa” è un fenomeno ancora più dannoso di quello delle sette. Una setta, infatti, si può facilmente scoprire e sorvegliare. Ma l’iniziativa personale di tre o quattro ragazzi sfugge facilmente al controllo. Si riesce a intervenire soltanto quando il danno è stato fatto. Per questa ragione è importante dare una corretta informazione alle famiglie. Il sacerdote, in questo senso, può avere un ruolo determinante e fare un’opera preziosa di prevenzione.