Il 23 febbraio verrà pubblicato “Memoria e identità”, il nuovo libro del Papa

Il quinto in 26 anni di pontificato

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 18 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Il 23 febbraio prossimo, in leggero anticipo rispetto alle previsioni, uscirà nellle librerie il nuovo libro di Giovanni Paolo II, “Memoria e identità: dialoghi tra millenni”.



La casa editrice Rizzoli, che si è aggiudicata i diritti internazionali, ha annunciato che il volume sarà presentato il giorno prima dal cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, da Joaquín Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede e da Paolo Mieli, Direttore del Corriere della Sera.

Nel libro, secondo le prime indiscrezioni, ci dovrebbe anche essere un racconto in prima persona dell'attentato del 1981 accompagnato da riflessioni.

Il libro, in cui il Pontefice affronta i temi più importanti legati alla storia del XX secolo, è nato dopo una lunga conversazione avuta nel 1993 con due professori di filosofia polacchi, Krzysztof Michalski e Jozef Tischner, nella residenza pontificia di Castel Gandolfo, secondo quanto spiegato da Navarro-Valls il 6 ottobre scorso, durante la Fiera Internazionale del Libro di Francoforte.

Michalski è stato uno dei tre giovani – insieme a Cornelia Klinger e a Klaus Nellen – che più di vent’anni fa hanno fondato l’Istituto per le Scienze Umane a Vienna, in Austria, grazie all’aiuto del filosofo e sacerdote Tischner – scomparso nel 2000 –, la cui amicizia con il Papa risale ai tempi di Cracovia.

I due intellettuali, Michalski e Tischner, “facevano domande al Santo Padre ed egli rispondeva”, ha spiegato Navarro-Valls durante la presentazione alla stampa. La conversazione è stata registrata e successivamente trascritta. Il manoscritto è stato poi conservato per vari anni finché il Papa non l’ha riletto ed ha deciso di trasformarlo in un libro dopo aver apportato alcune correzioni.

La democrazia contemporanea, la libertà umana, i concetti non identici di Nazione, di patria e di Stato, i rapporti più che funzionali tra Nazione e cultura, i diritti umani e il rapporto tra Chiesa e Stato sono temi affrontati da Giovanni Paolo II in questo tomo, che secondo Navarro-Valls è un’opera di filosofia della storia.

Il filo conduttore è lo stesso del pensiero di Giovanni Paolo II: il grande mistero dell’essere umano, tema sempre presente in tutta l’opera filosofia e letteraria di Karol Wojtyla e nei suoi scritti magisteriali.

Anche se in questo nuovo libro sono presenti anche situazioni e fatti che riguardano altri continenti, il Papa pensa soprattutto all’Europa, al dinamismo delle idee che rimangono a volte latenti per secoli e che chiariscono realtà che in altro modo sarebbero inspiegabili, ha spiegato il portavoce della Santa Sede.

Il Papa affronta gli interrogativi della vita ed il pensiero dell’ultimo secolo con rigore intellettuale: “Dobbiamo imparare – scrive – ad andare alle radici”.

In “Memoria e identità” il Papa – ha proseguito Navarro-Valls – cerca queste radici ed anche il loro rapporto con i terribili momenti della nostra storia recente e con “gli innumerevoli frutti positivi”, come ha scritto, che hanno originato la storia dell’Occidente.

L’autore contribuisce alla comprensione dei grandi interrogativi storici della nostra epoca portando il lettore a porsi il problema di trovare il senso più profondo della storia.

Giovanni Paolo II scrive circa le ideologie del male, il nazionalsocialismo ed il comunismo, cerca le loro radici e quelle dei regimi ai quali hanno dato origine.

Riguardo al nazismo, il Papa sottolinea che “la reale dimensione del male che imperversava in Europa non fu percepita da tutti, neppure da quelli tra noi che vivevano al centro stesso di quel vortice. Vivevamo sprofondati in una grande eruzione di male…”.

Il nazismo non è stata soltanto una “follia”, ma una “bestialità”, ha proseguito il Pontefice citando il professor Konstanty Michalski, sebbene “la Divina Provvidenza concesse solo dodici anni allo scatenarsi di quel furore bestiale”.

Quanto al comunismo, come il nazionalsocialismo, cercò di nascondere all’opinione pubblica ciò che faceva, ha continuato.

Il Pontefice compie anche una riflessione teologica e filosofica su come la presenza del male finisca spesso con l’essere un invito a fare del bene. “Capita che il male, in alcuni momenti dell’esistenza umana, si riveli utile. Utile nella misura in cui fornisce un’occasione per fare il bene”, afferma infatti il Papa in un passaggio del libro.

Giovanni Paolo II si sofferma poi sul concetto di libertà, affermando che la libertà dell’uomo “trova la più completa realizzazione” nel “comandamento dell’amore di Dio e del prossimo”.

La libertà, prosegue il Papa, viene data da Dio all’uomo “come dono e al tempo stesso come compito”: “scegliendo e attuando il bene vero nella vita personale e familiare, nella realtà economica e politica, nell’ambito nazionale e internazionale, l’uomo realizza la propria libertà nella verità”.

Giovanni Paolo II è stato il primo Papa a pubblicare libri ricorrendo ai canali commerciali abituali. “Memoria e identità” è il quinto libro che ha scritto durante il suo pontificato.

Quest’anno è stato pubblicato “Alzatevi, andiamo!”, nelle cui pagine il Santo Padre narra i vent’anni del suo ministero come vescovo in Polonia, dalla sua ordinazione nel 1958 all’elezione al pontificato, nel 1978.

Nel 2003 ha pubblicato un libro di poesie, “Trittico Romano”, in cui medita sulla vita e la morte, ricorda la sua elezione al Soglio pontificio nella Cappella Sistina e parla del giorno in cui i cardinali si riuniranno per nominare il suo successore.

“Dono e mistero” è stato pubblicato nel novembre del 1996, in occasione delle nozze d’oro sacerdotali di Giovanni Paolo II. Nel volume, il Papa racconta l’origine del suo sacerdozio ed alcune esperienze di questo ministero.

Nel 1994 ha pubblicato “Varcare la soglia della speranza”, un volume-intervista firmato insieme al giornalista cattolico italiano Vittorio Messori.

Gli incassi del libro saranno destinati per espressa volontà del Santo Padre alle opere di carità, secondo quanto ha potuto apprendere ZENIT da fonti vaticane.