Il Bangladesh è una bomba pronta ad esplodere

Il vescovo di Dinajpur e Véronique Vogel, responsabile di ACS Asia, esprimono la loro preoccupazione per i problemi sociali e le tensioni religiose all'interno del Paese

Roma, (ACS Italia) | 305 hits

«Il Bangladesh è una bomba pronta ad esplodere: una nazione estremamente povera con serissimi problemi sociali e in cui il fattore religioso viene spesso strumentalizzato per fini politici». È la denuncia di Véronique Vogel, responsabile internazionale della sezione Asia di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che ha recentemente visitato il Paese asiatico.

La fase delicata attraversata dal Bangladesh ha ripercussioni anche sulla piccola comunità cattolica, che conta appena 318mila fedeli su una popolazione totale di oltre 164milioni di abitanti – i musulmani, prevalentemente sunniti, rappresentano poco meno del 90%. «Guardiamo al persistere delle tensioni con grande apprensione», continua la Vogel denunciando la massiccia opera di reclutamento dei gruppi militanti – come il partito islamico Hefajat-e-Islam - che nei mesi scorsi sono scesi in piazza per chiedere l’approvazione di una sorta di legge anti-blasfemia. «Stanno acquisendo nuovi seguaci e ci preoccupa quanto sta accadendo nel Paese. In particolare ci stiamo interessando alla diocesi di Dinajpur, dove i cristiani sono stati attaccati numerose volte da estremisti islamici».

Proprio in questa diocesi del Bangladesh nord-occidentale poco più di un mese fa alcuni fondamentalisti hanno irrotto nel seminario interdiocesano “Jisu Dhyana Niloy”, provando ad uccidere il rettore dell’istituto e 25 seminaristi. Fortunatamente tutti i presenti sono riusciti a mettersi in salvo e ora gli studenti sono stati trasferiti in un’altra struttura. Il tragico incidente è probabilmente scaturito da una disputa avvenuta nei giorni precedenti tra alcune famiglie musulmane e cristiane. In cerca di vendetta, gli estremisti hanno colpito il seminario e tre villaggi a maggioranza cristiana situati nelle vicinanze, aggredendo decine di persone e derubando diverse abitazioni.

Sorpreso e turbato da un attacco «privo di ogni motivazione», il vescovo di Dinajpur, monsignor Sebastian Tudu, ha scritto una toccante lettera ad Aiuto alla Chiesa che Soffre. «Ciò che più mi addolora è pensare che in questi tre villaggi donne e i bambini vivono nella paura perché i loro padri e mariti non sono più a casa».  Il presule riferisce inoltre che la missione cattolica del villaggio di Bulakipur, dove ha sede il seminario, è tuttora presidiata da trenta poliziotti per impedire possibili nuovi attentati.

«Nei mesi scorsi si sono verificati attacchi alla comunità buddista e ora è il turno dei cristiani – continua la Vogel - tuttavia il fattore religioso non è l’unico motivo alla base delle tensioni». Ad alimentare i disordini sono soprattutto ragioni politiche e sociali e perfino la terra da coltivare: un bene davvero raro e prezioso in Bangladesh. Alcuni gruppi tentano di raggirare cittadini poveri e con un basso livello di istruzione per cercare d’impadronirsi dei loro appezzamenti. «Se poi i proprietari terrieri appartengono a due gruppi religiosi diversi, la questione degenera rapidamente in conflitto politico-religioso».

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2011 ha raccolto oltre 82 milioni di euro nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato oltre 4.600 progetti in 145  nazioni.