Il brindisi del cardinal Bertone

Il Segretario di Stato Vaticano presiede la cena in onore dei Vescovi messicani nella cattedrale di Leòn

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di Salvatore Cernuzio

LEON, lunedì, 26 marzo 2012 (ZENIT.org) – Una cena, motivata da nobili sentimenti, per condividere un momento di amicizia. Così il Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, ha salutato i commensali al momento conviviale, da lui presieduto, in onore dei Vescovi messicani e dei Vescovi ospiti, svoltasi, ieri alle 19.30 (03.30, ora di Roma), nel patìo della Cattedrale di León, al termine della celebrazione dei Vespri.

Alla cena era presente, oltre al seguito Vaticano, anche il Presidente Federale del Messico, Felipe de Jesús Calderón Hinojosa.

“La visita di Sua Santità in Messico - ha detto il cardinale - è un'occasione di profonda gioia al vedere come questa cara Nazione abbia ancora una volta spalancato le sue porte al Successore di Pietro, manifestando così la grandezza di spirito dei suoi figli, la loro squisita ospitalità e la vigorosa fede cattolica radicata in essi”.

Ricordando la ricorrenza, quest’anno, del 20° anniversario dell'avvio delle Relazioni diplomatiche tra Messico e Santa Sede, avvenuto il 21 settembre 1992, il porporato ha sottolineato che “sia la Chiesa, sia lo Stato hanno un compito comune, ognuno nella propria missione specifica: salvaguardare e tutelare i diritti fondamentali delle persone”.

Tra questi, in particolare la libertà dell'uomo “di professare le proprie convinzioni religiose, in privato come in pubblico”, che, ha specificato, “deve essere riconosciuto e garantito dall'ordinamento giuridico”.

L’auspicio, quindi, che anche in Messico “questo diritto fondamentale si consolidi sempre più”, nella consapevolezza che esso “va molto al di là della semplice libertà di culto”, ma pervade tutte le dimensioni della persona umana”.

Citando poi il Discorso al Corpo Diplomatico presso la Santa Sede, dell’8 gennaio 2009, il cardinale ha insistito sul fatto che “anche le funzioni diplomatiche devono radicarsi nella promozione di questa grande causa comune”, alla quale il cristianesimo può offrire un valido contributo, perché “religione di libertà e di pace, al servizio dell'autentico bene dell'umanità" .

Per questo, ha aggiunto, “la Chiesa non cessa di esortare tutti, affinché l'attività politica non si trasformi in una lotta di potere o in una imposizione di sistemi ideologici rigidi”, ma “sia un lavoro lodevole e con dedizione totale in favore dei cittadini”.

In questo contesto, il Segretario di Stato ha ricordato l’impegno della Chiesa cattolica “nella preziosa opera di lavorare per l'uomo per il quale Cristo ha dato la vita”, scrivendo così, in ogni generazione, “una pagina di storia di servizio all'umanità grazie all’opera dei santi e dei martiri”.

“In molteplici modi, si è voluto spiegare la bellezza del Cristianesimo nell’abbracciare ogni uomo o donna, senza guardare alla razza, alla lingua o alla classe sociale”, ha affermato poi il porporato.  A ciò, ha aggiunto subito dopo, hanno contribuito “sia la dimensione di fede professata e celebrata in modo profondo, come si percepisce in Messico ed in tutta l'America Latina, sia i più svariati progetti di solidarietà”.

Tali progetti, infatti, “hanno incoraggiato tanti ad uscire dall'egoismo per prestare il loro aiuto nelle necessità sociali più basilari ed urgenti”, come dimostrano le iniziative per la promozione dei diritti di ogni uomo e di ogni popolo, “alla difesa della libertà e alla cura dell'arte e della cultura”.

“Se in questa missione vi sono state delle ombre – ha concluso il cardinal Bertone - ciò non oscura lo splendore del Vangelo, che oggi passa per questa rivitalizzazione della fede alla quale Benedetto XVI non si stanca di invitare”.

Il brindisi finale, quindi, al Santo Padre - “che Dio lo conservi e protegga sempre!” - al Messico, “terra benedetta da Nostra Signora di Guadalupe”, e a tutti i cari Paesi fratelli dell'America Latina e dei Caraibi, “per le continue e delicate attenzioni ricevute in questi giorni”.