Il buon cibo per la salute anche dell'anima (Prima parte)

Un libro di Maria Antonella Cauteruccio e di Maria Zanoni spiega la relazione tra alimentazione e salute, non solo per il corpo, ma anche per la mente ed il cuore

Roma, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 445 hits

Un antico proverbio calabrese recita “Salute e pane asciutto” e significa che quando si sta bene in salute, basta mangiare anche solo pane.

Ed è proprio per raccontare quanto la storia, la cultura, la salute fisica e mentale e la religione degli umani sia legata all’alimentazione, che Maria Antonella Cauteruccio, psicologa della salute, e Maria Zanoni, docente di Italiano e Storia specializzata negli studi sull’antropologia, usi, costumi e tradizioni popolari, hanno scritto il libro Salute e pane asciutto – Mediterraneo tra cultura dell’alimentazione e stile di vita, edito dal Centro Arte e Cultura 26.

Ha scritto nella prefazione Pierfranco Bruni, Rappresentante al Ministero Beni Culturali della Commissione UNESCO: “Un libro che ha una dimensione in cui la storia dell'alimentazione diventa la cultura di una identità. Non solo antropologia della vita quotidiana. Ma antropologia di essere radicati ad uno stile di vita i cui segni della solarità e del paesaggio della stagione stanno proprio nella certezza di una appartenenza”.

Più che un libro è una ricerca, ha aggiunto Bruni, che indaga nella cultura dell’alimentazione in uno scenario millenario e magico che è quello della Calabria e del Mediterraneo.

Una ricerca che intriga. Per questo motivo ZENIT ha intervistato una della due autrici, la psicologa della salute Maria Antonella Cauteruccio.

Che c’entra l’arte culinaria con la salute e la natura dell’uomo?

Maria Antonella Cauteruccio: Alimentazione e salute sono strettamente legate fra loro: regimi dietetici appropriati sostengono lo sviluppo e la salute degli esseri umani. Alla base vi è la riscoperta della validità e della convenienza del modello alimentare mediterraneo. Emerge proprio il profondo legame esistente fra il modo di mangiare, come il tipo di alimenti consumati e la modalità del loro consumo, ed il preoccupante aumento di certe malattie tipiche delle moderne società progredite dell'Occidente. Mi riferisco alle cosiddette "malattie da benessere" o "malattie da civilizzazione", quali obesità, diabete, aterosclerosi, ipertensione, malattie cardiovascolari in genere, calcolosi, ecc. Non a caso nei detti popolari si sostiene che la salute si cura a tavola, fonte quest’ultima, per eccesso o per difetto, di tante malattie.

 

In che misura il bisogno biologico di sfamarsi può diventare anche cura e salute per il corpo?

Maria Antonella Cauteruccio: Siamo di fronte ad una triade meravigliosa che vede al centro un uomo, che da un lato ha bisogno di soddisfare bisogni primari (il nutrimento), dall’altro è il protagonista di strategie opportune, per il suo equilibrio corpo-mente (qualità e significati del nutrimento) e il più possibile applicabili per la vicinanza culturale ed ambientale (modello alimentare mediterraneo). Alimentazione mediterranea, prevenzione, salute: queste le parole chiave del nostro stile di vita! Il bisogno di nutrizione è comune a tutti gli esseri viventi. Nell’uomo, però, anche se questo deriva dal bisogno biologico, la risposta che esso ne riceve è elaborata socialmente. Infatti al bisogno primario del cibarsi si aggiunge l’influenza dalle esperienze di vita sui comportamenti alimentari, che investono la stessa nutrizione, l’attività di produzione del cibo e il patrimonio comune di idee e di modelli mentali tra le generazioni. È il patrimonio culturale che si traduce in stile di vita e comportamento alimentare. Sotto il profilo della salute ci si dovrebbe preoccupare non solo della "quantità" degli alimenti, ma anche della loro "qualità". Il modo di alimentarsi è infatti uno dei più importanti e controllabili fattori di rischio, che possono rendere più facile e più probabile la comparsa delle malattie più diffuse. L’alimentazione umana è qualcosa di più che un semplice processo di nutrizione; a ragione si può affermare che gli alimenti hanno anche una dimensione culturale. Molti di essi servono comunque solo a soddisfare la vista, l’olfatto e il gusto, a prescindere dai loro effetti benefici.

[La seconda parte sarà pubblicata domani, mercoledì 8 gennaio]