Il buon governo dell’uomo sul creato

La visione cristiana dell’ambiente

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ROMA, sabato, 19 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Il nuovo Compendio della dottrina sociale della Chiesa dedica un capitolo alle tematiche dell’ambiente, riconoscendo la crescente importanza che rivestono questi argomenti. Il primo paragrafo invita i cristiani a considerare l’ambiente con un atteggiamento positivo, evitando una visione catastrofica e riconoscendo la presenza di Dio nella natura.



Dobbiamo guardare al futuro con speranza, esorta il Compendio, “grazie alla promessa e all’alleanza che Dio rinnova continuamente” (n. 451). Nell’Antico Testamento vediamo come Israele abbia vissuto la fede in un ambiente percepito come dono di Dio. Inoltre, “La natura, opera dell’azione creatrice divina, non è una pericolosa concorrente”.

Il Compendio richiama l’inizio del Libro della Genesi, in cui l’uomo è posto al vertice di tutte le creature ed ha il compito affidatogli da Dio di curare l’intero creato. “La relazione dell’uomo con il mondo è un elemento costitutivo dell’identità umana. Si tratta di una relazione che nasce come frutto del rapporto, ancora più profondo, dell’uomo con Dio” (n. 452).

Nel Nuovo Testamento Gesù utilizza gli elementi naturali in alcuni dei suoi miracoli, ricordando ai discepoli la Provvidenza del Padre. Poi, con la sua morte e resurrezione, “Gesù inaugura un monto nuovo in cui tutto è sottomesso a lui e ristabilisce quei rapporti di ordine ed armonia che il peccato aveva distrutto” (n. 454).

Scienza e tecnologia

Il Concilio Vaticano Secondo ha riconosciuto il progresso compiuto dalla scienza e dalla tecnologia nell’aver ampliato le nostre possibilità di gestione del creato. Migliorare la nostra condizione di vita in questo modo è in linea con la volontà di Dio, hanno concluso i padri conciliari. Essi hanno inoltre affermato che la Chiesa non si oppone al progresso scientifico, il quale è parte della creatività umana donata da Dio.

Il Compendio aggiunge tuttavia che: “Punto di riferimento centrale per ogni applicazione scientifica e tecnica è il rispetto dell’uomo, che deve accompagnarsi ad un doveroso atteggiamento di rispetto nei confronti delle altre creature viventi” (n. 459). Pertanto, il nostro utilizzo della terra non può essere arbitrario ma deve essere ordinato ad uno spirito di collaborazione con Dio.

L’assenza di questo principio è ciò che spesso si pone alla radice di azioni che danneggiano l’ambiente. Una concezione riduttiva che legge il mondo naturale in “chiave meccanicistica”, unitamente al presupposto errato dell’esistenza di risorse illimitate, conduce ad una visione dello sviluppo in una dimensione puramente materiale, in cui il primato è “attribuito al fare e all’avere piuttosto che all’essere” (n. 462).

Se vogliamo evitare l’errore di ridurre la natura a termini puramente utilitaristici, in cui essa è considerata solo come qualcosa da sfruttare, dobbiamo anche evitare di passare all’estremo opposto di farne un valore assoluto. Una visione ecocentrica o biocentrica dell’ambiente cade nell’errore di considerare tutte le creature allo stesso livello, ignorando le differenze qualitative tra gli esseri umani - fondate sulla dignità della persona umana - e le altre creature.

La chiave per evitare questi errori è di mantenere una visione trascendente. Agire in modo responsabile rispetto all’ambiente è più facile se ci ricordiamo di come Dio si è comportato nella creazione, spiega il Compendio. La cultura cristiana considera le creature come un dono di Dio, da curare e proteggere. Prendersi cura dell’ambiente fa parte anche della responsabilità di assicurare il bene comune, che comprende anche il creato. Una responsabilità, osserva il Compendio, che abbiamo anche nei confronti delle future generazioni.

Biotecnologie

Una sezione di questo capitolo si sofferma sulla questione delle biotecnologie. Le nuove possibilità offerte da queste tecniche sono fonte di speranza, ma hanno anche suscitato ostilità e allarme. Come regola, osserva il testo, la visione cristiana della creazione ammette l’intervento umano, perché la natura non è una sorta di oggetto sacro che non può essere toccato.

Ma la natura è anche un dono che deve essere usato responsabilmente e quindi modificare le caratteristiche degli esseri viventi deve essere accompagnato da un’attenta valutazione dei benefici e dei rischi di tali azioni. Inoltre, le biotecnologie devono essere ordinate agli stessi criteri etici che devono guidare le nostre azioni negli ambiti sociali e politici. Anche i doveri di giustizia e di solidarietà devono essere tenuti in conto.

Riguardo la solidarietà, il Compendio ritiene che vada facilitato in primo luogo “l’interscambio commerciale equo, libero da vincoli ingiusti” (n. 475). In questo senso è importante aiutare le nazioni ad acquisire una certa autonomia nella scienza e nella tecnologia, trasferendo loro la conoscenza che li possa aiutare nel processo di sviluppo. La solidarietà implica anche che, oltre a sviluppare le biotecnologie, devono essere instaurate politiche commerciali favorevoli per migliorare le condizioni alimentari e sanitarie.

Il Compendio ricorda inoltre agli scienziati che essendo essi chiamati a lavorare in modo intelligente e perseverante per risolvere i problemi relativi all’alimentazione e alla salute, essi dovrebbero anche tenere a mente che le loro attività riguardano materiali, viventi e non, che appartengono al patrimonio dell’umanità, destinato anche alle generazioni future.

Per gli imprenditori e gli enti pubblici che si occupano delle biotecnologie, il testo raccomanda che oltre a preoccuparsi del loro legittimo profitto, essi debbano tenere a mente anche il bene comune. Questo principio diventa particolarmente importante per i Paesi più poveri e per la salvaguardia dell’ecosistema.

Condividere i beni

Un’altra sezione del capitolo si sofferma sulla questione della condivisione delle risorse della terra. Dio ha creato i beni della terra per essere usati da tutti, osserva il Compendio, e “tali beni vanno equamente condivisi, secondo giustizia e carità” (n. 481). Infatti, la cooperazione internazionale sui temi ecologici è necessaria, in quanto spesso i problemi sono di carattere planetario.

Le questioni ecologiche sono anche spesso legate alla povertà, laddove i poveri non hanno la possibilità di affrontare problemi come l’erosione del suolo agricolo a causa di scarsità di mezzi economici e tecnologici. E moltissimi di questi poveri vivono nei sobborghi inquinati delle città in alloggiamenti di fortuna o in agglomerati di case fatiscenti e pericolose. “In questi casi la fame e la povertà rendono quasi inevitabile uno sfruttamento intensivo ed eccessivo dell’ambiente” (n. 482).

La risposta a questi problemi non sono, tuttavia, le politiche di controllo demografico che non rispettano la dignità della persona umana. Secondo il Compendio, la crescita demografica è “pienamente compatibile con uno sviluppo integrale e solidale” (n. 483). Lo sviluppo deve essere completo, prosegue il testo, ed essere rivolto al bene autentico di ogni persona e dell’intera persona.

Il principio della destinazione universale dei beni deve essere applicato a tutte le risorse naturali e naturalmente anche all’acqua. Un gran numero di persone non dispone di un accesso adeguato all’acqua potabile, cosa che è spesso fonte di malattie e di morte.

Il Compendio offre infine alcune considerazioni sugli stili di vita che possono aiutare il mondo in via di sviluppo. A livello individuale e sociale, si raccomandano le virtù della sobrietà, della temperanza e dell’autodisciplina. È necessario uscire dalla logica del mero consumo e rendersi consapevoli delle conseguenze ecologiche delle nostre scelte, esorta il testo.

In conclusione, il Compendio chiama tutti ad un atteggiamento di gratitudine e di riconoscenza nei confronti del creato. Il mondo, infatti, rivela il mistero di Dio che lo ha creato e lo sostiene, afferma il testo. Riscoprire questo profondo significato della natura ci aiuta non solo a riscoprire Dio, ma anche ad agire in modo responsabile nei confronti dell’ambiente.