Il Buon Ladrone, immagine vivente della misericordia di Dio

Un libro di un sacerdote canadese descrive la figura del primo santo della storia, ancora attuale come espressione delle "periferie esistenziali"

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 377 hits

È in cima al Golgota che si consuma uno dei passi più toccanti delle Scritture. La misericordia di Gesù si manifesta con uno smalto capace di penetrare anche un cuore arido. Il dialogo, che descrive il solo Vangelo di Luca nel capitolo 23, è molto breve: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!”, urla uno dei due malfattori crocifissi con il Salvatore. E Lui, sorprendendo ogni volta quel lettore gravido di superficiale giudizio e non di giustizia, risponde: “Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso”.

Il fiducioso ricorso di un peccatore morente al morente Salvatore non è passato sottotraccia. La Chiesa ricorda quell’uomo capace di trovar fede tra la moltitudine schernitrice e la sofferenza della Croce. Lo fa attribuendogli il titolo di primo santo della storia, con il nome di San Disma, la cui memoria liturgica cade il 25 marzo.

Nel mezzo della Settimana Santa giunge da un sacerdote canadese, André Daigneault, lo spunto ad approfondire questa figura affascinante ma allo stesso tempo sfuggente all’interno dei Vangeli. Il religioso è autore di El Buen Ladron. Misterio de misericordia (ed. Voz de papel), tradotto in spagnolo da padre Alvaro Cardenas. Il volume prova ad indagare tra le pieghe di quel breve dialogo per svelare il mistero della redenzione e della misericordia di Dio.

“Per lui - spiega padre Cardenas - Gesù non è un bestemmiatore, piuttosto, aprendo il suo cuore poco a poco attraverso il miracolo della fede, comprende che è il Figlio di Dio”. Ciò che costituisce mistero è che questa conversione del Buon Ladrone avviene senza la prova di un miracolo soprannaturale di Gesù, anzi egli si redime in un momento nel quale - per mutuare le parole pronunciate ieri da papa Francesco durante l’udienza generale - la vita di Gesù “sembra un fallimento”.

Pertanto, prosegue padre Cardenas, il libro è rivolto a tutti, credenti e non credenti, a quelli che “si sentono dei falliti”, a quelli che “hanno perso”, a coloro che si sentono respinti dalla società e “che sono segnati dal dolore di una loro personale croce”. Ma soprattutto, precisa il sacerdote, a chi non conosce Dio ma che, come è successo al Buon Ladrone, chiede umilmente che gli venga aperto “un angolo di cielo”.

Spiega padre Cardenas che di questo personaggio non si sa nulla, a parte il fatto che durante la sua vita è stato “un poco di buono”. Un’immagine che tuttavia non trova riscontri storici: nei Vangeli, a parte quel breve dialogo con Gesù, non v’è nessun altro riferimento al Buon Ladrone. Essendo stato condannato a morte, si dà per scontato che abbia commesso un furto, anche se non di rado, nella Palestina di quel tempo, capitava che la pena capitale venisse inflitta a innocenti vittime di congiure o equivoci.

Nel suo libro, padre Daigneault raccoglie le testimonianze della forte devozione che durante i primi secoli del Cristianesimo abbracciava la figura di San Disma. La liturgia, la devozione popolare e i Padri della Chiesa riconoscevano grande importanza alla conversione immediata di quest’uomo che ha riconosciuto il Figlio di Dio appeso ad una Croce. Sant’Ilario di Poitiers, Sant'Ambrogio, San Gregorio di Nissa, San Girolamo, Sant’Agostino, soprattutto San Giovanni Crisostomo, sono tanti i santi che hanno dedicato testi e preghiere al primo canonizzato della storia.

Nella storia più recente la devozione verso San Disma si è affievolita, ma fu riscoperta nel XIX secolo da Santa Teresa del Bambino Gesù, la quale scrisse: “I miei protettori e i miei prediletti del cielo sono quelli che lo hanno rubato, come i santi Innocenti e il buon ladrone”. “I grandi santi - prosegue la giovane suora di Lisieux - se lo sono guadagnato con le loro opere: io voglio imitare i ladri, voglio averlo con l’astuzia, ma astuzia d’amore che ne aprirà la porta, a me e ai poveri peccatori”. Padre Daigneault, l’autore del libro - che è molto legato alla spiritualità di Santa Teresina - rilancia oggi la figura di San Disma: immagine vivente della misericordia di Dio. Immagine attuale, che incarna quelle “periferie esistenziali” di cui parla papa Francesco.