Il cammino del Papa verso Gesù

Una meditazione personale e non un documento del Magistero

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ROMA, domenica, 15 aprile 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito la Sinossi del libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI: "Gesù di Nazaret", in vendita nelle librerie italiane a partire da lunedì 16 aprile, offerta dalla Casa editrice "Rizzoli".



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Questo libro è la prima parte di un' opera la cui stesura, secondo l'affermazione dello stesso Autore, è stata preceduta da un «lungo cammino interiore» (p. 7). Esso rispecchia la ricerca personale del «volto del Signore» da parte di Joseph Ratzinger e non vuol essere un documento del Magistero («Perciò ognuno è libero di contraddirmi» sottolinea il Pontefice nella Premessa, a p. 20). Lo scopo principale dell'opera, nella cui seconda parte il Papa spera di «poter ancora offrire anche il capitolo sui racconti dell’infanzia» di Gesù e trattare il mistero della sua passione, morte e risurrezione, è «di favorire nel lettore la crescita di un vivo rapporto» con Gesù Cristo (cfr. p. 20).

Si tratta dunque in primo luogo di un libro pastorale. Ma è anche l'opera di un teologo rigoroso, che giustifica ogni sua affermazione sulla base di una sterminata conoscenza dei testi sacri e della letteratura critica. Egli sottolinea l'indispensabilità del metodo storico-critico per un'esegesi seria, evidenzia però anche i limiti di esso: «Credere che proprio come uomo egli [Gesù] era Dio [...] va al di là delle possibilità del metodo storico» (p. 19). Eppure «senza il radicamento in Dio la persona di Gesù rimane fuggevole} irreale e inspiegabile». Confermando questa conclusione di un grande rappresentante cattolico dell'esegesi storico-critica, il Papa dichiara che il suo libro «considera Gesù a partire dalla sua comunione con il Padre» (p. 10). Inoltre, in base a una «lettura dei singoli testi della Bibbia nel quadro della sua interezza» - una lettura «che non è in contraddizione con il metodo storico-critico, ma lo sviluppa in maniera organica e lo fa divenire vera e propria teologia» (p. 15) - l'Autore presenta «il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il “Gesù storico”», sottolineando «che questa figura è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni» (p. 18).

Per Benedetto XVI, nel testo biblico si trovano tutti gli elementi per affermare che il personaggio storico Gesù Cristo è anche effettivamente il Figlio di Dio venuto sulla terra per salvare l'umanità e, pagina dopo pagina, li esamina uno per uno, guidando il lettore - credente ma anche non credente - in un' avvincente avventura intellettuale. Basandosi sul fatto dell'intima unità tra l'Antico e il Nuovo Testamento e avvalendosi dell'ermeneutica cristologica che vede in Gesù Cristo la chiave dell'intera Bibbia, Joseph Ratzinger presenta il Gesù dei Vangeli come il «nuovo Mosè» che adempie le antiche attese di Israele. Questo nuovo e vero Mosè deve condurre il popolo di Dio alla libertà vera e definitiva. Lo fa con passi successivi che, tuttavia, lasciano sempre intravedere il piano di Dio nella sua interezza. Il battesimo di Gesù nel Giordano «è l'accettazione della morte per i peccati dell'umanità, e la voce dal cielo“Questi è il Figlio mio prediletto” è il rimando anticipato alla risurrezione» (cap. 1). L'immersione di Gesù nelle acque del Giordano è simbolo della sua morte e della sua discesa «agli inferi» - una realtà presente, però, in tutta la sua vita. Per salvare l'umanità, «Egli deve riprendere tutta la storia a partire dai suoi inizi» (p. 48), deve vincere le tentazioni principali che minacciano, in forme diverse, gli uomini di tutti i tempi e, trasformandole in obbedienza, riaprire la strada verso Dio (cap. 2), verso la vera Terra promessa che è il «regno di Dio». Questo termine, che può essere interpretato nella sua dimensione cristologica, mistica o anche ecclesiastica, significa in definitiva «la signoria di Dio, la sua sovranità sul mondo e sulla storia [che] va oltre la storia nella sua interezza e la trascende [...]. Tuttavia, nello stesso tempo è qualcosa di assolutamente presente» (pag. 81). Anzi, attraverso la presenza e l'attività di Gesù «Dio è entrato nella storia in modo completamente nuovo, qui e ora, come Colui che opera». In Gesù «Dio viene incontro a noi [...] regna in modo divino, cioè senza potere mondano, regna con t amore che va “sino alla fine”» (p. 84). Il tema del «regno di Dio» (cap. 3) che attraversa tutto l'annuncio di Gesù viene ulteriormente approfondito nella riflessione sul «Discorso della montagna» (cap. 4). In esso Gesù appare chiaramente come il «nuovo Mosè» che porta la nuova Torah o, meglio, che riprende la Torah di Mosè e, attivando la dinamica intrinseca della sua struttura, la porta a compimento. Il Discorso della montagna, in cui le Beatitudini costituiscono i punti cardine della nuova Legge e, al contempo, sono un autoritratto di Gesù, dimostra che questa Legge non è soltanto - come nel caso di Mosè ­ il risultato di un colloquio «faccia a faccia» con Dio, ma reca in sé la pienezza che proviene dall'intima unione di Gesù con il Padre: Gesù è il Figlio di Dio, la Parola di Dio in persona; «Gesù intende se stesso come la Torah» (p. 137). «È questo il punto che esige una decisione e perciò è il punto che conduce alla croce e alla risurrezione» (cfr. p. 86).

L'esodo verso la vera «Terra promessa», verso la vera libertà, richiede la sequela di Cristo. Il credente deve inserirsi nella stessa comunione del Figlio col Padre. Solo così l'uomo può «realizzarsi» pienamente, perché la sua natura più profonda è orientata verso la relazione con Dio. Ciò significa che un elemento fondamentale della sua vita è il parlare con Dio e 1'ascoltare Dio. Per questo Benedetto XVI dedica un capitolo intero alla preghiera, spiegando il Padre nostro, che Gesù stesso ci ha insegnato (cap. 5). Il contatto profondo degli uomini con Dio Padre mediante Gesù nello Spirito Santo li raccoglie nel «noi» di una nuova famiglia che, mediante la scelta dei Dodici, rimanda alle origini di Israele (i dodici Patriarchi) e, insieme, apre la visione verso la nuova Gerusalemme (cfr. Ap 21,9-14), la meta definitiva dell'intera storia - del nuovo esodo sotto la guida del «nuovo Mosè». Stando con Gesù, i Dodici devono «dalla comunanza esteriore [...] arrivare alla comunione interiore con Lui», per essere poi in grado di testimoniare il suo essere uno col Padre e «diventare inviati ­ “apostoli” appunto - di Gesù che portano il suo messaggio nel mondo» (p. 207). Pur nella sua composizione quanto mai eterogenea, la nuova famiglia di Gesù, la Chiesa di tutti i tempi, trova in Lui il suo centro unificante e l'orientamento per vivere il carattere universale del suo Vangelo (cap. 6). Per rendere più accessibile il contenuto del suo messaggio e farlo diventare, appunto, orientamento pratico, Gesù si serve della forma della parabola. Egli avvicina le realtà che intende comunicare - in definitiva si tratta sempre del suo stesso mistero - alla comprensione dell'ascoltatore attraverso il ponte della similitudine con le realtà a lui ben conosciute.

Accanto a questo aspetto umano c'è però anche una spiegazione puramente teologica del senso delle parabole, che Joseph Ratzinger evidenzia con un' analisi di rara profondità. Egli si inoltra poi nel commento più specifico di tre parabole, mediante le quali illustra la ricchezza inesauribile del messaggio di Gesù e la sua perenne attualità (cap. 7). Anche il capitolo seguente tratta di similitudini usate da Gesù per spiegare il suo mistero: sono le grandi immagini giovannee. Prima di analizzarle, il Papa espone un riassunto molto interessante dei vari risultati della ricerca scientifica su chi era l'evangelista Giovanni. Con ciò, come poi nella spiegazione delle immagini stesse, egli apre al lettore nuovi orizzonti che rivelano Gesù in modo sempre più chiaro come il «Verbo di Dio» fattosi uomo per la nostra salvezza, come il «Figlio di Dio», venuto per ricondurre l'umanità verso l'unità col Padre - la realtà di cui Mosè era la figura (cap. 8).

Questa visione viene ulteriormente ampliata negli ultimi due capitoli. «Il racconto della trasfigurazione di Gesù [...] spiega e approfondisce la confessione di Pietro e, al tempo stesso, la collega al mistero della morte e della risurrezione» (pp. 333s). Ambedue gli eventi sono momenti decisivi per il Gesù terreno come anche per i suoi discepoli. Ora viene stabilito definitivamente qual è la vera missione del Messia di Dio e qual è il destino di chi vuole seguirlo. Ambedue gli eventi diventano comprensibili in tutta la loro portata solo in base a una visione d'insieme dell'Antico e del Nuovo Testamento. Gesù, il Figlio del Dio vivente, è il Messia atteso da Israele che, attraverso lo scandalo della Croce, conduce l'umanità nel «regno di Dio», alla libertà definitiva (cap. 9). Una profonda analisi dei titoli che, secondo i Vangeli, Gesù ha utilizzato per sé conclude il libro del Pontefice (cap. l0). Ancora una volta si palesa che solo una lettura delle Scritture come un tutt'uno può rivelare il significato dei tre termini «Figlio dell'uomo», «Figlio» e «lo Sono». Quest'ultimo è il nome misterioso con cui Dio si rivelò a Mosè nel roveto ardente. Ora questo nome lascia intravedere che Gesù è quello stesso Dio. In tutti e tre i titoli «Gesù insieme vela e svela il mistero di sé. [...] Tutte e tre le espressioni dimostrano il suo profondo radicamento nella parola di Dio, la Bibbia di Israele, l'Antico Testamento [...], ricevono tuttavia il loro significato pieno solo in Lui; hanno, per cosi dire, atteso Lui» (p. 404).

Accanto all'uomo di fede, che cerca di spiegare il mistero divino soprattutto a se stesso, accanto al coltissimo teologo, che spazia sui risultati delle analisi dottrinali antiche e recenti, emerge nel libro anche il pastore che riesce davvero a «favorire nel lettore la crescita di un vivo rapporto» con Gesù Cristo (cfr. p. 20) quasi coinvolgendolo pian piano nella sua amicizia personale col Signore. In questa prospettiva il Pontefice non teme di denunciare un mondo che, escludendo Dio e aggrappandosi solo alle realtà visibili e materiali, rischia di autodistruggersi nella ricerca egoistica di un benessere solo materiale diventando sordo per la vera chiamata dell' essere umano a divenire, nel Figlio, figlio di Dio e a raggiungere così la vera libertà nella «Terra promessa» del «Regno di Dio».