"Il carcere vi aiuti a rialzarvi dopo la caduta"

Il messaggio di Benedetto XVI ai detenuti di Rebibbia in occasione della Via Crucis

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di Luca Marcolivio

ROMA, sabato, 31 marzo 2012 (ZENIT.org) – Il Buon Ladrone è il personaggio centrale della Via Crucis tenutasi ieri pomeriggio presso la Casa circondariale di Rebibbia. La Via Crucis, che ha avuto a tema Oggi sarai con me in paradiso (Lc 23,43) si è svolta nella piazza antistante la cappella “Dio Padre Nostro” del carcere romano, alla presenza di circa 300 detenuti.

La celebrazione è stata presieduta dal Cardinale Vicario di Roma, Agostino Vallini, alla presenza del cappellano di Rebibbia, don Sandro Spriano, del Direttore dell’Istituto di pena, Carmelo Cantone, del Direttore della Caritas diocesana, mons. Enrico Feroci e di numerosi fedeli provenienti da diverse parrocchie romane.

Per l’occasione papa Benedetto XVI, che ha visitato il carcere di Rebibbia lo scorso 18 dicembre, ha inviato un messaggio speciale a tutti i partecipanti alla Via Crucis.

Accennando la sua visita, il Pontefice ha affermato: “Ricordo i volti che ho incontrato e le parole che ho ascoltato, e che hanno lasciato in me un segno profondo. Perciò, mi unisco spiritualmente alla vostra preghiera, e così posso dare continuità alla mia presenza in mezzo a voi, e di questo ringrazio in particolare i vostri Cappellani”.

La Via Crucis vuole essere “un segno di riconciliazione per i carcerati”, ha osservato il Papa. Così come Gesù si rialza, dopo la caduta sotto il peso della croce, anche il carcere “serve per rialzarsi dopo essere caduti, per riconciliarsi con se stessi, con gli altri e con Dio, e poter poi rientrare di nuovo nella società”, ha aggiunto il Santo Padre, richiamandosi alle parole di un detenuto durante la visita dello scorso dicembre.

Cadendo ben tre volte, lungo la via verso il Calvario, Gesù “ha condiviso la nostra condizione umana, il peso dei nostri peccati lo ha fatto cadere”, ha proseguito il Papa. Allo stesso modo, con il suo aiuto “anche noi possiamo rialzarci dalle nostre cadute, e magari aiutare un altro, un fratello, a rialzarsi”.

Ciò che diede a Gesù la forza di rialzarsi è “la certezza che il Padre era con Lui”, pur nella “amarezza dell’abbandono”. Anche nel disprezzo e nell’oltraggio della folla che lo tratta “non più come un uomo”, Cristo continua ad avvertire questo “amore immenso” e questa “misericordia infinita” del Padre celeste.

La Via Crucis, dunque, ci rivela che “Dio è amore infinito, è misericordia, e porta fino in fondo il peso dei nostri peccati, perché noi possiamo rialzarci e riconciliarci e ritrovare la pace”, ha aggiunto il Papa.

Non dobbiamo dunque avere paura di percorrere la nostra personale Via Crucis e di “di portare la nostra croce insieme con Gesù”. Assieme a Lui, è con noi Maria che “rimane fedele anche ai piedi della nostra croce, e prega per la nostra risurrezione, perché crede fermamente che, anche nella notte più buia, l’ultima parola è la luce dell’amore di Dio”.

Benedetto XVI ha quindi concluso il suo messaggio, impartendo la Benedizione Apostolica ai detenuti di Rebibbia e augurando loro “vivere la prossima Pasqua nella pace e nella gioia che Cristo ci ha acquistato con il suo sangue”.