Il Cardinal Caffarra invita i giovani all'incontro con Gesù

Li esorta ad accendere le città con il fuoco della fede in Cristo

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di Antonio Gaspari 

BOLOGNA, domenica, 16 marzo 2008 (ZENIT.org).- Il Cardinale Carlo Caffarra ha celebrato questo sabato la fase diocesana della 23ª Giornata Mondiale della Gioventù, guidando la processione, benedicendo le palme, presiedendo la veglia di preghiera e concludendo con una riflessione sull'incontro dei giovani con Cristo. 

L'Arcivescovo di Bologna ha chiesto se "è possibile oggi incontrare Gesù come persona vivente, ed in modo tale che la nostra vita ne sia cambiata", e ha risposto spiegando che non è solo del cambiamento morale che si sta parlando.

"Parlo di quei momenti - ha precisato il porporato - nei quali avete sentito una perfetta corrispondenza fra ciò che il vostro cuore veramente desidera soprattutto e ciò che in quel momento vivevate". 

"Ecco - ha aggiunto -, questo è il vero cambiamento che accade quando uno incontra Cristo: trova ciò che cercava, anche forse senza saperlo. Per cui dirà S. Paolo: ‘per me vivere è Cristo'; e ‘non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me".

Il Cardinale Caffarra ha portato l'esempio della calamita con il ferro per spiegare l'attrazione dei giovani verso Gesù. "Chi non lo vuole incontrare, deve fare violenza a se stesso", ha commentato. 

Secondo il Cardinale, "esiste un ‘luogo' dove Gesù è presente: è la Chiesa!".

"La Chiesa che prende corpo nella vostra parrocchia, nel Movimento ecclesiale in cui vi riconoscete, nel volto e nella persona che vi guida colla sua testimonianza, è la presenza in mezzo a noi della persona di Gesù". 

Illustrando quindi la trasmissione della fede, l'Arcivescovo di Bologna ha sostenuto che "chi ha incontrato Cristo, chi ha trovato Cristo, ha trovato un così grande tesoro che non può tenerlo solo per sé".

"Essere discepoli di Gesù - ha sottolineato - non è un fatto privato. Al contrario, il dono della fede chiede di essere condiviso". 

Rivolgendosi direttamente ai giovani presenti, l'Arcivescovo li ha esortati: "Siate miei testimoni, vi dice il Signore questa sera. E Gesù vi chiede di esserlo in primo luogo in mezzo ai vostri amici, giovani come voi che non hanno ancora incontrato il Signore".

Il porporato ha spiegato le insidie che minacciano i giovani oggi, e cioè " il relativismo che vi induce a pensare che alla fine quando si cerca di rispondere alle grandi domande della vita non esiste nessuna risposta vera", "la paura del futuro che si presenta più col volto della minaccia che della speranza; la proposta di una libertà che si ritiene tale solo se non prende decisioni definitive". 

"Dite ai vostri amici che, pur sentendo anche voi tutte queste insidie, vivere con Cristo nella Chiesa dona una gioia vera di vivere", ha detto l'Arcivescovo di Bologna.

"Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato", dicevano gli Apostoli. Per questo, ha rilevato il Cardinale Caffarra, "neanche voi dovete tacere! Esistono luoghi e situazioni in cui solo voi potete portare vita, la vera vita, annunciando il Vangelo". 

"Accendete questa città col fuoco della vostra fede; ditele con la vostra vita che in Cristo essa può risorgere, e ritornare grande. Il suo futuro siete voi", ha affermato.

Il Cardinale ha concluso ricordando ciò che Caterina da Siena scrisse ad un giovane: "Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia".