Il cardinal Errázuriz spiega perché la “pillola del giorno dopo” non è lecita

Le autorità sanitarie del Cile hanno deciso la sua distribuzione gratuita in caso di violenza

| 431 hits

SANTIAGO DEL CILE, lunedì 3 maggio 2004 (ZENIT.org).- Di fronte alla decisione del Ministro della Sanità cileno di distribuire gratuitamente la “pillola del giorno dopo” alle donne che abbiano subito una violenza, l’arcivescovo di Santiago del Cile ha ricordato che il rifiuto del delitto non può giustificare l’eliminazione di una vita, effetto che può essere prodotto da questo farmaco.



Questo “viene presentato come un mezzo per alleviare la sofferenza e riparare all’ingiustizia della quale è stata vittima una persone innocente da parte di un aggressore che ha fatto irruzione nella sua intimità in modo ingiusto e violento”, ha affermato il cardinal Francisco Javier Errázuriz Ossa in una lettera distribuita domenica scorsa in tutte le chiese della capitale.

Secondo lui, “la distribuzione gratuita di un farmaco il cui scopo non è quello di guarire è un fatto più che controverso. E’ ancora peggio quando questo viene distribuito con il denaro di tutti i contribuenti, anche di coloro che in coscienza rifiutano il farmaco e la sua distribuzione”.

“Non mancano autorità comunali disposte a consegnarla gratuitamente a chi ne faccia richiesta, mentre altre si oppongono ed esercitano l’obiezione di coscienza”, ha constatato.

Nella sua lettera, il cardinal Errázuriz offre una visione attualizzata de “Il diritto alla vita, anche oggi e in ogni circostanza”, un testo che ha scritto tre anni fa, “quando l’Istituto di Sanità ha approvato per la prima volta in Cile la distribuzione di questo farmaco (approvazione che successivamente fu privata di effetto da parte della Corte Suprema di Giustizia)”.

Nel documento, il porporato ricorda che “l’esercizio della propria libertà ha un limite invalicabile: il diritto alla vita degli altri” e avverte che la “pillola del giorno dopo” ha suscitato “forti polemiche”: “elimina o no una vita umana?”.

“Per l’approvazione di un nuovo farmaco – avverte – è necessario provare che questo non costituisca una minaccia per la vita dell’essere umano. Per questo, l’indagine dovrebbe provare che la ‘pillola del giorno dopo’ (Levonorgestrel) non impedisce che l’ovulo fecondato si impianti nell’utero materno, cioè che non elimina una vita umana allo stato embrionale”.

Ad ogni modo, constata che “i laboratori che la commerciano informano già che uno dei suoi effetti può essere quello di impedire l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero materno, causando in questo modo la perdita di una vita umana”.

“Quando si tratta della vita umana, non è lecito intraprendere un’azione senza avere la certezza che questa non elimini la vita”.

“La Chiesa non può non essere coerente con i suoi insegnamenti. Si tratta della difesa del diritto alla vita. Per questo, con la stessa energia con cui è intervenuta a favore delle vittime delle violazioni dei diritti umani, ha segnalato pochi anni fa che era ora di abolire la pena di morte, perché non è necessaria ed è disumana. Allo stesso modo segnala oggi la necessità di difendere il diritto alla vita di ogni essere umano fin dal principio”.

Nel “drammatico caso della violenza”, è “comprensibile il dolore immenso di chi l’ha subita”, così come “il rifiuto totale dell’aggressore”, riconosce il porporato. Questo, però, non può giustificare l’eliminazione “di una vita nuova e innocente che vuole nascere”.

Secondo l’arcivescovo di Santiago, un Paese come il Cile, “che è consapevole della sua storia e si è impegnato a sanare le ferite causate da violazioni dei diritti umani molto gravi”, ha bisogno di essere “uno spazio propizio per la vita, in cui le istituzioni, le comunità, le leggi, i costumi e le famiglie favoriscano quanto accoglie, rispetta, incoraggia e sostiene la vita e quanto sia espressione di solidarietà con essa”.

“Il rispetto della vita umana non ammette discriminazioni”, ha affermato ancora il prelato. “Non possiamo cadere in questa insopportabile intolleranza”.