Il Cardinal Martino chiede di mantenere fede agli impegni presi verso i Paesi poveri

Nell’inaugurare il XXII Congresso Internazionale dei Medici Cattolici a Barcellona

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BARCELLONA, venerdì, 12 maggio 2006 (ZENIT.org).- Il Cardinale Renato Martino ha sottolineato con disappunto che attualmente sono cinque i Paesi europei che hanno mantenuto fede all’impegno preso di devolvere lo 0,7% del loro Prodotto Interno Lordo (PIL) per il sostegno allo sviluppo dei Paesi più svantaggiati.



E’ questo in sostanza quanto ha affermato il porporato nell’intervenire questo giovedì al Palazzo dei Congressi della capitale catalana in occasione dell’inaugurazione del XXII Congresso Internazionale della Federazione della Associazioni dei Medici Cattolici (FIAMC).

La serie di incontri in programma fino al 14 maggio prossimo e che vede la partecipazione di più di mille medici provenienti da 78 Paesi ha per tema: “I medici cattolici e la sfida della povertà nell’era della globalizzazione”.

I Paesi che finora hanno destinato una parte del loro PIL allo sviluppo sono: Olanda, Danimarca, Svezia, Lussemburgo e Norvegia. I restanti Paesi sviluppati, nonostante abbiano dichiarato in più occasioni la loro adesione a questa iniziativa, finora non sono giunti a passi concreti in tal senso.

Nel prendere la parola, il porporato ha dapprima rilevato le evidenti disuguaglianze nella distribuzione su scala mondiale dei benefici e dei costi della globalizzazione, con gravi ripercussioni sulla lotta alle malattie, specie malaria e AIDS.

Successivamente, in riferimento agli impegni disattesi dai Paesi sviluppati, ha affermato che “quando si giunge ad un accordo con i più poveri, allora ci troviamo di fronte ad un serio obbligo morale”.

Se non vengono ottemperati gli impegni presi, ha osservato poi, “alla naturale frustrazione per le speranze mal riposte, si aggiunge anche la mancanza di fiducia che facilmente può condurre alla disperazione”.

Il Cardinal Martino ha quindi posto l’accento su uno degli Obiettivi del Millennio da raggiungersi entro il 2015 – riduzione della mortalità infantile, dimezzamento della diffusione dell’HIV e del flagello della malaria e delle malattie più gravi –, stabiliti nel 2000 dall’ONU: lo sradicamento della povertà. Ed ha lamentato che “gli esperti non ricordano che con la tendenza attuale a favore dei più poveri questi obiettivi verranno raggiunti nel 2150”.

L’autentico sviluppo – ha sottolineato il porporato richiamando quanto contemplato nella Dichiarazione di Rio del 1992 – sottintende la centralità della persona umana, altrimenti i poveri e quanti vivono nei Paesi in via di sviluppo continueranno ad essere tagliati fuori dai benefici della globalizzazione.