Il cardinal Poupard propone la via della bellezza per un nuovo umanesimo cristiano

Intervenendo questo martedì alla Seduta Pubblica delle Pontificie Accademie

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 9 novembre 2004 (ZENIT.org).- Questo martedì, in Vaticano, il cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Consiglio di Coordinamento fra Accademie Pontificie, ha spiegato che la collaborazione tra le Istituzioni accademiche mira alla realizzazione di “nuovo umanesimo cristiano per il terzo millennio, cioè un progetto di vita ed una cultura profondamente radicati in Cristo”.



La Seduta, organizzata dalla Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, sul tema “La Via pulchritudinis, cammino di evangelizzazione e di formazione umana”, aveva come intento quello di indicare la via della bellezza quale percorso privilegiato di annuncio del Vangelo, di trasmissione della fede e di formazione delle persone.

“La via della bellezza si esprime da sempre attraverso vari percorsi espressivi, ma ha nelle arti la sua corsia preferenziale, la sua espressione più eloquente ed attraente”, ha rilevato Poupard nell’indirizzo di saluto pronunciato questa mattina.

Il porporato ha ricordato che punto di riferimento ineludibile per il tema in oggetto è la Lettera agli Artisti (1999) di Giovanni Paolo II, dove il Pontefice afferma: “La bellezza è in un certo senso l'espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza”.

Seppure si è manifestata a volte la lontananza e addirittura la contrapposizione tra il mondo dell'arte e quello della fede, il cardinal Poupard ha sottolineato che: “Proprio l'immagine del ponte, dell'arte e della bellezza come ponte tra cultura e fede, è emersa durante l'ultima, recente Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura”.

Il porporato ha indicato la Via pulchritudinis, come la via che si vuol percorrere “con entusiasmo e creatività, per costruire nuovi ponti, nuove occasioni di dialogo con quanti sono alla ricerca della bellezza autentica, come della verità e della bontà”.

Il presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura ha poi riportato le parole pronunciate dallo scrittore russo Aleksandr I. Solženicyn nel discorso per il ricevimento del Premio Nobel: “Questa antica trinità della Verità, del Bene e della Bellezza non è semplicemente una caduca formula da parata, come ci era sembrato ai tempi della nostra presuntuosa giovinezza materialistica”.

“Se, come dicevano i sapienti, le cime di questi tre alberi si riuniscono, mentre i germogli della Verità e del Bene, troppo precoci ed indifesi, vengono schiacciati, strappati e non giungono a maturazione, forse strani, imprevisti, inattesi saranno i germogli della Bellezza a spuntare e crescere nello stesso posto e saranno loro in tal modo a compiere il lavoro per tutti e tre”, concludeva la citazione.

“Se questo è vero per il mondo moderno – ha infine affermato il porporato – è altrettanto vero per la vita e la missione della Chiesa, che deve saper sapientemente cogliere questa opportunità, percorrere intelligentemente questa via, per testimoniare efficacemente e comunicare il Vangelo, come pure i suoi tesori di umanità e di cultura, per promuovere un nuovo umanesimo cristiano per il terzo millennio”.