Il cardinale Bertone parla della diplomazia vaticana e respinge le accuse sul suo conto

Intervista esclusiva al Segretario di Stato vaticano emerito

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 545 hits

Domani, sabato 19 luglio, il cardinale Tarcisio Bertone, già Segretario di Stato durante il pontificato di Benedetto XVI, sarà in visita al Centro “Papa Luciani” di Santa Giustina, in provincia di Belluno. In quell’occasione, insieme al curatore professor Vincenzo Buonomo, terrà una conferenza di presentazione del libro di cui è autore “La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato”, edito della Libreria Editrice Vaticana. Il cardinale Bertone, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, incontrerà mons. Giuseppe Andrich, Vescovo di Belluno/Feltre e presiederà il Solenne Pontificale nella Cattedrale di San Martino. ZENIT lo ha intervistato per illustrare la sua attività e per conoscere la sue valutazioni sulle critiche di certa stampa in questi ultimi tempi, sul suo operato e la sua persona.

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Eminenza, Lei ha pubblicato un libro intitolato “La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato”, con la prefazione di Papa Francesco. Che cosa caratterizza l’azione diplomatica della Santa Sede?

Soprattutto nella storia moderna la Santa Sede ha svolto un intenso e continuo ruolo per impedire le guerre, favorire la pace, alimentare lo sviluppo, sostenere il rispetto dei diritti umani e la fratellanza fra i popoli. Se si pensa ai due ultimi conflitti mondiali, la Santa Sede ha cercato in tutti i modi di impedirli, e una volta scoppiati ha svolto una opera grandissima di assistenza alle vittime e per sanare le ferite delle guerre. Nell’ultimo anno è più che mai evidente l’intenso lavoro della Santa Sede e di Papa Francesco per tentare di portare la pace in Siria e in Terra Santa.

Cosa caratterizza la diplomazia pontificia lo si può evincere anche dando una scorsa all’indice del mio libro. Richiamando alla memoria alcuni momenti della mia esperienza personale e alcuni viaggi che ho fatto, posso sottolineare l’importanza dei temi che ho avuto modo di presentare nei diversi fori internazionali. Essi riguardavano, ad esempio, la tutela dei diritti umani, la dignità umana come fondamento dei diritti, la necessità di una garanzia internazionale alla libertà religiosa, oggi da tante parti minacciata, lo sviluppo dei popoli che si basa sulla condivisione solidale.

Ricordo, in particolare, gli incontri che ho avuto con la Presidente dell’Argentina e la Presidente del Cile, nel 25° anniversario della pace del Baegle, o anche la partecipazione all’incontro al vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) svoltodi ad Astana in Kazakhstan. 

Ci stiamo preparando per celebrare il 200° anniversario della nascita di don Bosco. Lei è figlio spirituale di questo grande Santo. Come ha influito il fatto di essere salesiano sullo svolgimento della sua missione nella Chiesa?

Fin dalla giovinezza sono stato segnato dal carisma vocazionale di Don Bosco: il dialogo e l’incontro, la gioia e la speranza, l’educazione, l’umiltà e la carità. Ed il suo motto “Facciamo del bene a tutti, del male a nessuno!” mi hanno sempre ispirato. Questi sono stati gli insegnamenti che hanno rafforzato la mia fede, hanno illuminato tutta la mia vita sacerdotale ed episcopale e sostenuto il mio settennale impegno come Segretario di Stato.

E’ ben noto che uno dei doni che la Chiesa offre a livello universale è l’azione educativa e la promozione umana in tutti i sensi, oltre che l’annuncio del Vangelo. E questo è il punto focale del carisma di Don Bosco. Conoscendo la mia origine salesiana, ad alcuni Capi di Stato veniva spontaneo, per esempio, riferirsi all’azione educativa della Chiesa nei loro rispettivi paesi, di ricordare eventualmente gli studi fatti in istituti religiosi e la formazione avuta, che li aveva preparati ad assumere anche incarichi di responsabilità presso i vari governi o nella società. Era naturale parlare di problemi giovanili, di educazione, di progetti, e ricevere anche domande di aiuto in campo educativo da parte dei responsabili dei diversi Paesi, non solo quelli di religione cristiana ma anche di religione musulmana, buddista o altra credenza.

Eppure, Eminenza, alcuni hanno criticato il modo in cui Lei ha governato la Curia e il Vaticano. Cosa rispondere a queste accuse?

Ho letto sui giornali le critiche che mi sono state rivolte ed ho avuto l’impressione che a volte certuni più che aspirare a conoscere la verità, preferiscono lo stile del dileggio o del “copia-incolla” di pezzi riportati senza troppo discernimento. Un esempio è la costruzione delle notizia del mio appartamento con la falsa metratura di 700 mq, che continua ad essere ripetuta nonostante la smentita, per descrivere la mia persona in maniera distorta ben lontana dalla realtà. Mi rifaccio alle parole usate da Papa Francesco nella prefazione al mio libro: “Il metro della vita dei Servitori della Chiesa non è dettato da quel 'stampare una notizia a grandi lettere, perché la gente pensi che sia indiscutibilmente vera'” (J.L. Borges), anzi è intessuto, pur nei limiti inerenti alla condizione e possibilità di ciascuno, dalla silenziosa e generosa dedizione al bene autentico del Corpo di Cristo e al servizio duraturo della causa dell’uomo”.

A proposito del governo, si noti, innanzitutto, che il Segretario di Stato istituzionalmente non governa in maniera autoritaria e autonoma, ma esegue gli indirizzi e le disposizioni concrete della Suprema Autorità della Chiesa e perciò coadiuva da vicino il Sommo Pontefice nella sua missione. In tutto questo è supportato da validi collaboratori e dagli uffici delle due Sezioni della Segreteria di Stato, competenti nelle varie materie, stabilite dai diversi documenti pontifici. Si deve ricordare che questi documenti pontifici, come per es. la Costituzione Pastor Bonus precisano che la Segreteria di Stato deve rispettare le diverse competenze e responsabilità dei Dicasteri, come le Congregazioni, i Tribunali, i Consigli, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, la Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, ecc. Il compito della Segreteria di Stato è quello di favorire i rapporti con i diversi dicasteri senza pregiudizio della loro autonomia e di coordinare il loro lavoro.

Una di queste critiche, ultimamente, ha riguardato un investimento in Lux Vide, da lei perorato. Questo investimento risulta anche dal rapporto presentato dallo IOR il 9 luglio scorso. Può commentare?

Si è trattato di un processo lungo di studio e di discernimento che è iniziato fin dal 2009 e che è giunto a conclusione nel dicembre 2013, quando, durante la riunione congiunta della Commissione cardinalizia di Vigilanza con l’Assistenza del Prelato e il Consiglio di Sovrintendenza (dunque di fronte agli organi dirigenziali dello IOR) con parere favorevole ho presentato la proposta di collaborare con la Lux Vide per le sue produzioni di fiction e di veri e propri film a ispirazione biblica e cristiana, a sfondo educativo e aderenti ai progetti ecclesiali di evangelizzazione. L’approvazione di questa proposta ottenuta unanimemente è stata messa a verbale. Il problema di studiare le modalità tecniche di questa operazione finanziaria non dipendeva da me ma dagli organi dirigenziali dello IOR che avrebbero tenuto presenti le finalità dell’Istituto espresse in vario modo a favore della Chiesa universale. La Lux Vide è una società rilevante nel panorama della comunicazione nel settore cinematografico e televisivo aventi le caratteristiche che ho detto. Ricordo che lo stesso fondatore dell’IOR, Pio XII, aveva finanziato presso l’Istituto Luce la produzione del film “Pastor Angelicus”.

Ora che è Segretario di Stato emerito come sono i suoi rapporti con Papa Francesco? e con Papa Benedetto XVI? Vi incontrate qualche volta?

I rapporti sono buoni e cordiali. L’ultima volta che ho avuto un colloquio personale con Papa Francesco, a fine maggio scorso, abbiamo commentato esattamente questo fatto del film “Pastor Angelicus” ed egli ha ricordato di averlo visto da ragazzo a Buenos Aires.

Con Papa Benedetto XVI continua un rapporto affettuoso e amichevole. Egli ha avuto la bontà di invitarmi a pranzo nell’anniversario del mio sacerdozio il 1° luglio. Abbiamo ricordato “i bei tempi” trascorsi insieme nel lavoro e nel condividere le preoccupazioni, sia presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, sia durante il mio mandato di Segretario di Stato.

Un’ultima domanda: come trascorre il suo tempo?

Sono convinto che un Vescovo non “smonta” mai dal suo compito pastorale e, fin che Dio mi darà le forze, il mio impegno per la Chiesa resta immutato, anche dopo aver concluso il servizio di Segretario di Stato. Per ora partecipo alla vita e ai lavori di alcuni Dicasteri vaticani in qualità di Membro, accetto volentieri di recarmi presso Parrocchie o comunità, per celebrazioni eucaristiche o eventi con conferenze, ecc. (per esempio ora mi appreso ad andare a Belluno al Centro Papa Luciani per la presentazione del mio libro sulla diplomazia vaticana, che replicherò a Pordenone nel mese di settembre), ricevo persone e gruppi che desiderano aiuti e consigli, mi giunge corrispondenza da tante parti e a tutti cerco di rispondere. Ho anche in cantiere alcune pubblicazioni. Inoltre mi dedico alla vita di preghiera in comunione con le persone che il Signore mi mette accanto.