Il cardinale Biffi parla dell’Anticristo, commentando le opere di Soloviev

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ROMA, giovedì, 30 giugno 2005 (ZENIT.org).- Un Anticristo descritto come un filosofo relativista, ecologo, pacifista ed ecumenico, che scimmiotta i valori cristiani, confonde le idee a popoli e religiosi e si irrita fino all’isteria quando si confronta con l’unicità e la Resurrezione di Cristo.



Così il cardinale Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna, parla dell’Anticristo nei tempi moderni, nel libro appena pubblicato “Pinocchio, Peppone, l’Anticristo e altre divagazioni” (Cantagalli, 256 pagine, Euro 14,90).

Il porporato prende spunto dall’opera del filosofo e poeta russo Vladimir Soloviev (1853-1900), il quale scrisse prima della sua morte il “Breve racconto dell’Anticristo”.

Nello scenario immaginario di Soloviev, l’Europa era indebolita dalla guerra contro l’Islam e in oriente dominava il panmongolismo, una sorta di alleanza tra Giappone e Cina che minacciava il mondo.

L’Anticristo di Soloviev, Governatore degli Stati Uniti d’Europa e poi Imperatore romano, aveva fama di essere un grande pensatore, eccellente scrittore e riformatore sociale. Vegetariano ed animalista, all’apice del suo potere convocò un Concilio ecumenico sotto la sua presidenza, con l’obiettivo di farsi riconoscere anche capo di tutti i cristiani ed esponente di tutti i culti.

Secondo il cardinale Biffi, con questo racconto Soloviev “descrive la religiosità confusa ed ambigua del tempo che oggi stiamo vivendo”. In particolare il filosofo russo critica “il cristianesimo dei valori”, l’enfatizzazione delle “aperture”, l’ossessione del “dialogo” a qualunque prezzo”

Il porporato riporta la constatazione di don Divo Barsotti secondo cui “ai nostri giorni nel mondo cattolico Gesù Cristo troppo spesso è solo una scusa per parlare d’altro”.

L’Arcivescovo emerito di Bologna ha scritto che Soloviev è lontanissimo, “da certi atteggiamenti mentali oggi prevalenti anche in molti cristiani impegnati e acculturati”, come per esempio: “l’individualismo egoistico”, che segna sempre più profondamente il costume e le leggi, “il soggettivismo morale, il pacifismo e la non violenza, che confonde gli ideali di pace e fraternità arrendendosi alla prepotenza, lasciando indifesi deboli e onesti”.

E ancora “l’estrinsecismo teologico, che per timore di essere tacciato di integrismo, dimentica l’unità del piano di Dio, rinuncia ad irradiare la verità divina in tutti i campi e così abdica a ogni impegno di coerenza cristiana”, continua poi.

Biffi sostiene che “l’esposizione di Soloviev che si dimostra particolarmente originale e sorprendente e merita la più approfondita riflessione è nell’attribuzione all’Anticristo delle qualifiche di pacifista, di ecologista, di ecumenista” intuendo con straordinaria chiaroveggenza che “lo svuotamento sostanziale del messaggio evangelico” sarebbe avvenuto “sotto la formale esaltazione di un’etica e di un amore per l’umanità che si presentano come valori cristiani”.

“In effetti, il dramma di molti giovani generosi dei nostri tempi – afferma Biffi – e anche di molti che proprio giovani non sono, affascinati per esempio dall’idea della non violenza e dall’antimilitarismo, sta appunto in questo: sono convinti in buona fede di essersi posti alla scuola di Cristo in un modo anche più autentico e coerente di quello tradizionale, mentre in realtà sono discepoli inconsapevoli di uno scrittore grande, nobile, ben intenzionato, ma radicalmente extracristiano”.

“Da questo pericolo noi dobbiamo guardarci – continua l’Arcivescovo emerito di Bologna –. Anche se un cristianesimo tolstojano ci rendesse infinitamente più accettabili nei salotti, nelle aggregazioni sociali e politiche, nelle trasmissioni televisive, non possiamo e non dobbiamo rinunciare al cristianesimo di Gesù Cristo, il cristianesimo che ha al suo centro lo scandalo della croce e la realtà sconvolgente della risurrezione del Signore”.

“Gesù Cristo, il Figlio di Dio crocifisso e risorto, unico salvatore dell’uomo, non è traducibile in una serie di buoni progetti e di buone ispirazioni, omologabili con la mentalità mondana dominante”, afferma Biffi.

“Gesù Cristo è una ‘pietra’, come egli ha detto di sé. Su questa ‘pietra’ o si costruisce (affidandosi) o ci si va a inzuccare (contrapponendosi): ‘Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà (Mt 21, 44)”, ricorda il porporato.