Il cardinale Ivan Dias spiega come diventare forgiatori di santi

I sacerdoti, afferma, sono gli "strumenti" di Dio, il "fabbro divino"

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LA VALLETTA, giovedì, 21 ottobre 2004 (ZENIT.org).- “Soltando Dio il fabbro divino, è l’unico che forgia gli esseri umani mortali trasformandoli in santi, mentre noi sacerdoti siamo gli strumenti che utilizza a tal fine”, ha affermato il cardinale Ivan Dias.



Così l’arcivescovo di Bombay (India), ha indicato la strada da seguire al clero riunito a Malta per il Convegno Internazionale promosso dalla Congregazione vaticana per il Clero , sul tema “Sacerdoti, forgiatori di Santi per il nuovo millennio”.

Nel corso dell’omelia del 21 ottobre, l’arcivescovo ha ricordato che:“Nella storia della Chiesa troviamo molti santi che sono stati collaboratori di Dio nel forgiare santi”, citando quindi Sant’Ambrogio che trasformò Agostino, e poi il Curato di Ars e Padre Pio da Pietrelcina.

L’arcivescovo ha poi spiegato: “Ovviamente, non parlo di forgiare santi che poi saranno dichiarati ufficialmente beati oppure canonizzati dalla Chiesa, ma di coloro che Paolo stesso chiama santi, cioè tutti i cristiani, perché la loro vocazione fondamentale è la santità di vita”.

Persone che “incontriamo nella vita quotidiana e che spesso vivono tra di noi senza richiamare l’attenzione: genitori che lavorano in silenzio dalla mattina alla sera per il benessere spirituale e materiale delle loro famiglie”.

E ancora “giovani uomini e donne che lottano contro l’invasione dei valori immorali dello spirito mondano nelle loro vite; sacerdoti che si dedicano con umiltà e altruismo alla diffusione della parola di Dio e del suo regno di amore senza fare notizia sui giornali, e molti altri. Siamo stati ordinati sacerdoti per forgiare «santi» come questi”.

Dias ha quindi continuato illustrando come Dio “può scegliere di usare chiunque, credenti, miscredenti e persino peccatori, come suo strumento per modellare santi”.

“Ma, in quanto sacerdoti, siamo i suoi collaboratori qualificati, armati di strumenti sacri, come i Sacramenti e i sacramentali, la Parola di Dio, i nostri talenti personali e i diversi ministeri spirituali, educativi e sociali”.

L’arcivescovo di Bombay ha sottolineato che “il più importante di tutti gli strumenti di cui disponiamo è la Santa Eucaristia” perchè “è la fonte e il culmine di ogni santità, poiché vi si trova presente il Fabbro divino con il suo corpo, il suo sangue, la sua anima e la sua divinità”.

Dopo aver rammendato le vicende eroiche dell’Arcivescovo Fulton J. Sheen, prima vescovo ausiliare di New York, poi vescovo di Rochester, morto esattamente venticinque anni fa, la cui causa di canonizzazione è stata introdotta da poco, il cardinale Dias ha di seguito introdotto il tema dell’amore di Gesù e della Croce.

“Dio, il Fabbro divino, forgia i santi sull’incudine dell’amore, - ha detto il porporato- la quale, talvolta, assume la forma di una croce”, perchè “Gesù, parlando di amore, non si attende un amore qualsiasi e banale da noi sacerdoti, ai quali affida il suo gregge, bensì un amore speciale”.

Il porporato ha ribadito che “il Signore richiede a noi, suoi sacerdoti, di amare di più rispetto ai suoi altri discepoli”.

“Quando l’incudine dell’amore prende la forma di una croce. La storia della Chiesa ci insegna che i santi vengono forgiati su questa incudine”, ha continuato il cardinale .

“Ogni santo ha dovuto superare difficoltà e sofferenze di vario genere, ma tutti l’hanno fatto con una profonda pace interiore e con gioia spirituale”.

Dias ha portato l’esempio di San Paolo che nella sua lettera ai Corinzi, rievoca le molte prove e tribolazioni che ha dovuto soffrire per il Santo Nome di Gesù (cfr. 2 Cor 11,23-28), tra cui “anche prigionie, frustate e colpi, lapidazioni, naufragi” come quello sull’isola di Malta, o “l’essere rimasto in balia delle onde, pericoli da fiumi e da briganti, congiure della sua stessa gente e di altri, fame e sete, freddo e nudità.

E, nonostante tutto ciò, San Paolo esorta i cristiani: “Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi” (Fil 4,4).

Dias ha concluso infine invitando i confratelli a tornare “indietro con il ricordo al giorno della nostra ordinazione sacerdotale. In quell’occasione solenne, come Pietro, abbiamo detto al Signore con entusiasmo che lo amavamo ed eravamo disposti a offrire noi stessi per essere suoi strumenti nella forgia di santi”.

“Dal canto suo, Egli si attendeva che lo amassimo più di coloro che avrebbe affidato alle nostre cure pastorali. Come per Paolo, certamente il nostro amore per lui è stato messo alla prova con il fuoco della sofferenza”.

[Per seguire i diversi interventi che si terranno a Malta basta collegarsi alla pagina web: www.clerus.org]