Il cardinale Kurt Koch spiega il Concilio Vaticano II

Alcune precisazioni per favorire il dialogo con i critici del Concilio

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ROMA, domenica, 5 agosto 2012 (ZENIT.org) - Per cercare di far comprendere la rilevanza e la bontà del Concilio Vaticano II, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha rilasciato una intervista all’agenzia Apic-Kipa, riportata anche da L’Osservatore Romano del 3 agosto.

In merito a coloro che parlano del Concilio come di un errore, il porporato ha spiegato: “Il concetto secondo il quale un concilio può anche essere in errore risale dopo tutto a Martin Lutero. Già solo considerando questo, i tradizionalisti dovrebbero domandarsi dove effettivamente si pongono”.

Circa la critica di coloro che contrappongono il Concilio di trento al vaticano II, il Presidente del Pontificio Consiglio ha fatto presente che “Il Vaticano II ha adottato quattro costituzioni, nove decreti e tre dichiarazioni. In termini puramente formali, voi potete fare una differenza tra questi tre generi. Ma poi sorge un problema se si considera che il concilio di Trento (1545-1563) non ha pubblicato che dei decreti e nessuna costituzione”.

“Non verrebbe a nessuno l’idea di affermare che il concilio di Trento sia stato di un livello inferiore. – ha aggiunto - Dunque, dal punto di vista puramente formale, è possibile trovare delle differenze, ma non si può realmente accettare che si facciano delle differenze nel carattere stringente del contenuto di questi documenti”.

Anche per quanto riguarda le critiche all’ecumenismo, il cardinale Koch ha sottolineato che “non è un tema secondario bensì centrale del concilio, come ha ricordato una volta Giovanni Paolo II. È per questo che oggi deve essere un tema centrale della Chiesa”.

A questo proposito ha ricordato che il decreto conciliare sull’ecumenismo, l’Unitatis redintegratio, trae i suoi principi dalla costituzione dogmatica sulla Chiesa, la Lumen gentium. Infatti “Paolo VI ha fermamente insistito, al momento della promulgazione del decreto, sul fatto che esso interpreta e spiega la costituzione dogmatica sulla Chiesa”.

In questo contesto, ha ribadito, “anche la dichiarazione conciliare sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, in particolare l’ebraismo, la Nostra aetate, trova le sue basi nella costituzione dogmatica sulla Chiesa”.

Il cardinale Koch ha concluso preannunciando che, in occasione delle celebrazioni, nel 2017, dei cinquecento anni della Riforma, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani sta preparando una dichiarazione comune con la Federazione Luterana Mondiale.