Il cardinale Martino mette in dubbio che la scienza sia un risultato dell’Illuminismo

Nell’intervenire al festival della Scienza in corso a Bergamo

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BERGAMO, domenica, 10 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Il 10 ottobre il cardinale Renato Raffaele Martino è intervenuto al Festival della scienza che si svolge a Bergamo: una 10 giorni di riflessioni e dibattiti che vedranno a confronto premi Nobel, filosofi, religiosi e ricercatori, per spiegare quanto la scienza e la fede possono lavorare insieme al servizio dell’uomo.



Martino ha aperto la sua relazione affermando: “Vorrei sottolineare l’enorme crescita, i continui passi avanti che ha fatto la scienza e di cui tutti noi le siamo grati”.

“Allo stesso tempo, vorrei anche sfidare, mettere in dubbio, l’ormai consueta considerazione che spesso si ha della scienza, ovvero che essa sia un risultato dell’Illuminismo”, ha affermato.

“Per i grandi scienziati e teologi del Medioevo come Sant’Alberto Magno, Roberto Grossatesta e Santa Ildegarda von Bingen, il rapporto fra fede e scienza era quasi connaturale”, ha spiegato il porporato.

“Questa armonia tra scienza e fede venne a frantumarsi in un’epoca che corrisponde più o meno all’inizio dell’Illuminismo”.

“E proprio a quest’epoca, – ha aggiunto Martino – l’epoca dell’Encyclopédie, risale la strumentalizzazione del caso Galileo Galilei, assurto a simbolo di una presunta opposizione tra scienza e fede, che ha portato molti a ritenere scienza e fede radicalmente incompatibili”.

Secondo il cardinale “invece la scienza moderna è prodotto genuino di una visione giudaico-cristiana del mondo che ha la sua fonte di ispirazione nella Bibbia e nella dottrina del Logos”.

Martino ha sostenuto che: “L’idea dell’estraneità tra Chiesa e scienza è stata esagerata dai nemici sia della Chiesa sia della scienza”.

Tra gli eccessi ideologici il cardinale ha menzionato: “I tentativi di indebolire una realtà obiettiva attraverso un equivoco della teoria sulla relatività; i tentativi di respingere il principio della causalità attraverso un ricorso illegittimo alle meccaniche quantistiche, e ulteriori approcci che trasformano in ideologia la teoria dell’evoluzione, rinforzando l’idea della casualità e negando le finalità all’universo”.

Il porporato ha inoltre precisato che “quello che hanno in comune tutti questi tentativi è che cercano di creare un’ideologia dalla scienza, cercano di dare alla scienza un compito che si colloca al di fuori del suo scopo”.

“In altre parole, si deve evitare lo scientismo, ancora diffuso oggi, il quale tende a ridurre tutta la conoscenza a quella scientifica”, ha affermato.

”Lo scientismo si rifiuta di ammettere come valide forme di conoscenza diverse da quelle che sono proprie delle scienze positive, relegando nei confini della mera immaginazione sia la conoscenza religiosa e teologica, sia il sapere etico ed estetico”, ha rilevato Martino.

Circa gli insegnamenti recenti del Magistero, il cardinale ha osservato che “il Papa Giovanni Paolo II ha posto le basi affinché la scienza e la fede saranno veramente al servizio dell’uomo”.

“La ricerca scientifica teorica come la sua applicazione tecnologica costituiscono un’espressione significativa della signoria dell’uomo sulla creazione”, ha continuato i cardinale.

La scienza e la tecnica, in quanto originate dall’uomo “trovano nella persona e nei suoi valori morali l’indicazione del loro fine e la coscienza dei loro limiti” e “sono preziose risorse quando vengono messe al servizio dell’uomo e ne promuovono lo sviluppo integrale a beneficio di tutti”.

Ma allo stesso tempo, ha proseguito il porporato esse “richiedono, per il loro stesso significato intrinseco, l’incondizionato rispetto dei criteri fondamentali della moralità” e il porsi al “servizio della persona umana, dei suoi inalienabili diritti, del suo bene vero e integrale, in conformità al progetto e alla volontà di Dio”.

“Questa è la strada per garantire che le scoperte scientifiche saranno al servizio dell’umanità - ha aggiunto Martino -. All’uomo desideroso di conoscere il vero, se ancora è capace di guardare oltre se stesso e di innalzare lo sguardo al di là dei propri progetti, è data la possibilità di recuperare il genuino rapporto con la sua vita, seguendo la strada della verità”.

In conclusione il porporato ha detto: “Nella Rivelazione, il rapporto tra libertà e verità diventa sommo e fa comprendere in pienezza la parola del Signore: ‘Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi’ (Gv 8, 32)”.