Il cardinale Saraiva Martins sulla comunicazione sociale e l’attuale momento del pontificato

Il prelato affronta anche la questione del processo di beatificazione di suor Lucia

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LISBONA, martedì, 22 marzo 2005 (ZENIT.org).- In una intervista concessa all’ Agenzia Ecclesia , il cardinal José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha affrontato temi come il rapporto della Chiesa con la comunicazione sociale, l’attuale momento del pontificato di Giovanni Paolo II e il processo di beatificazione di suor Lucia.



“La Chiesa fa grande uso dei mezzi di comunicazione sociale nell’evangelizzazione del mondo – ha iniziato a spiegare il cardinale –. Se ne serve per conoscere e farsi conoscere. Li ritiene indispensabili nella sua azione pastorale”.

La Chiesa cattolica, del resto, “è una delle istituzioni mondiali che si impegnano di più nella comunicazione” ed “è stata addirittura fondata da Gesù Cristo per comunicare, ovvero per ascoltare l’uomo e trasmettergli il Vangelo”.

Il cattolicesimo, quindi, “stima, difende ed utilizza la comunicazione”, ma la Chiesa ha a riguardo una strategia necessariamente diversa da quella degli altri Paesi europei, poiché le sue finalità sono “trascendenti e il suo interesse prioritario è la salvezza eterna della persona umana”.

Quanto alla possibile esistenza di argomenti ecclesiali che appartengono al foro interno e quindi potrebbero e dovrebbero non essere resi pubblici, il prelato ha affermato che “il primato morale e giuridico della persona, della sua dignità e dei suoi diritti prevale in ogni settore della vita sociale”, per cui “il diritto-dovere di informare non può violare i diritti dell’individuo”.

Nonostante la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo difenda “il diritto all’intimità, alla vita privata, all’onore e alla reputazione” e si muovano sulla stessa scia “le legislazioni di molti Stati”, secondo il cardinale “oggi c’è un alto rischio di intromettersi nella sfera privata dei cittadini”.

La Chiesa, dal canto suo, “ha da sempre un grande rispetto per l’individuo ed il suo mondo personale. Il ‘foro interno’ legato al segreto confessionale e al segreto professionale dei sacerdoti è difeso con grande rigore dal Codice di Diritto Canonico, che è molto severo con chi ne trasgredisce le regole”.

A questo proposito, il prelato ha anche ricordato che in certi casi “può sorgere un conflitto etico-giuridico tra il dovere di trasparenza ‘totale’ ed il diritto al segreto istituzionale”.

In questo campo bisogna tenere sempre presenti il bene comune della società ed il bene individuale delle persone. “E’ lecito che i responsabili dei popoli pongano il ‘segreto di Stato’ su questioni di particolare gravità, quando la loro conoscenza potrebbe mettere in pericolo la sicurezza del popolo”, ha spiegato Saraiva Martins.

Commentando l’attuale momento attraversato dal pontificato di Giovanni Paolo II, il Cardinale ha affermato che “da qualche anno a questa parte il Santo Padre scrive con la sua malattia una delle pagine più significative del suo pontificato”.

“E’ ammirevole la sua volontà di continuare a servire la Chiesa ed il mondo in condizioni di grande sofferenza”, ha spiegato, aggiungendo che “la malattia non ha intaccato minimamente il suo spirito di sacrificio e di donazione di sé” e che “la testimonianza del Papa insegna che ogni fase della vita umana è preziosa e che la malattia si può trasformare in un’esperienza di fecondità spirituale”.

Quanto all’ipotesi della rinuncia al pontificato, secondo il prelato la questione “non si pone per Giovanni Paolo II che, nonostante sia malato, riesce ad accompagnare la vita della Chiesa, ad essere informato dei suoi problemi e a decidere in merito”.

In ogni caso, ha ricordato, i Papi possono rinunciare al loro incarico di pastori della Chiesa universale in base a quanto previsto dal canone 332 del Codice di Diritto Canonico. Perché la rinuncia sia valida, tuttavia, “è necessario che sia compiuta liberamente e che si adeguatamente manifestata”.

Il Santo Padre, ha sottolineato, “è completamente sovrano nelle sue decisioni. Risponde solo davanti a Dio e alla sua coscienza. Nessuna autorità e nessun organismo ecclesiale ha il potere di decidere o di rifiutare le dimissioni di un Papa”.

Il Prefetto della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi ha anche ricordato che nessun Papa come Giovanni Paolo II “ ha beatificato tanti Servi di Dio e ha canonizzato tanti beati”.

Il numero totale è di 1.827, di cui 482 santi e 1.345 beati.

“Attraverso la santità vissuta in grado eroico da tanti cristiani – ha affermato il Cardinale –, il Santo Padre presenta al mondo la santità della Chiesa ed indica ai battezzati il cammino sublime della perfezione evangelica”.

Riferendosi infine all’eventuale processo di beatificazione di suor Lucia, l’ultima testimone delle apparizioni mariane a Fatima (Portogallo), scomparsa il 13 febbraio scorso, Saraiva Martins ha ricordato che “la legislazione attuale della Chiesa stabilisce che una causa di beatificazione può iniziare solo dopo cinque anni dalla morte del candidato”.

“Oltre a questo – ha aggiunto –, sono necessarie alcune condizioni previe relative alla fama di santità e ai miracoli del futuro Servo di Dio”.

“Non bisogna dimenticare che la santità è personale – ha concluso –. Non esiste santità di famiglia, di gruppo o di associazione. Ognuno ha la propria santità, che è anche verificata in modo individuale”.

“Il fatto che Francisco e Jacinta siano stati beatificati non vuol dire che anche Lucia ‘debba’ essere elevata agli stessi onori, che sono riservati a chi ha praticato le virtù cristiane in grado eroico e si dimostri un valido intercessore presso Dio operando miracoli”, ha concluso.