Il Cardinale Sepe chiama all’impegno per l’evangelizzazione delle culture

E parla del sogno del Papa di andare in Mongolia

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ROMA, venerdì, 21 maggio 2004 (ZENIT.org).- “Laddove c’è una Chiesa che aspetta di essere confermata nella fede il Papa andrà”: è quanto ha affermato il cardinal Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in un’intervista rilasciata al quotidiano “Il Tempo”, sui viaggi del Papa e sulla pluralità delle culture e delle religioni.



“La pluralità delle religioni è un dato di fatto, ma il pluralismo religioso, come risposta alla questione della salvezza, è altra cosa”, ha affermato il più giovane cardinale italiano, che questo venerdì è stato ricevuto in udienza separata dal Santo Padre e che sostiene che “le religioni non sono tutte vie di salvezza”.

Secondo il cardinal Sepe, la Chiesa non può che dialogare con le culture, “per evitare che il seme del Vangelo finisca per inaridire”. Ha poi ricordato che “ogni volta che la Chiesa ha accantonato o ridimensionato un dialogo tanto importante, ha pagato prezzi altissimi”.

“Non basta evangelizzare le persone – ha sottolineato ancora -, occorre evangelizzare le culture che sono la coscienza degli uomini”.

Dopo aver ricordato che, secondo il Papa, il Terzo Millennio sarà dell’Asia, il cardinal Sepe ha sottolineato come in quel continente viva il 60% della popolazione mondiale, più di quattro miliardi di persone.

Il cardinale ha poi affermato che “nell’era della globalizzazione la Cina e l’India sono due giganti” e ha sottolineato l’importanza che questo può avere per l’evangelizzazione. “C’è un compito sterminato perché si tratta di aprire varchi al Vangelo nel dialogo con religioni millenarie”, ha ricordato.

Interrogato sulla possibilità di vedere il Papa in Asia, il cardinal Sepe ha risposto in modo affermativo, sostenendo che Giovanni Paolo II non ha mai cancellato del tutto il viaggio in Mongolia, previsto per l’anno scorso e poi rinviato.

“E’ uno dei sogni del Santo Padre vedere una Chiesa allo stato nascente, come nei primi tempi apostolici”, ha ricordato ancora.

Il Papa, infatti, ripone grandi speranze nell’Asia. Nell’esortazione apostolica “Ecclesia in Asia” (6 novembre 1999) si legge: “E’ stato in Asia, infatti, che Dio sin dall'inizio rivelò e portò a compimento il suo progetto salvifico” (n. 1).

“Come nel primo millennio la Croce fu piantata sul suolo europeo, nel secondo millennio su quello americano e africano, nel terzo millennio si potrà sperare di raccogliere una grande messe di fede in questo continente così vasto e vivo”, continuava poi.

“Non possiamo non rimanere colpiti dall'enorme quantità numerica della popolazione asiatica e dal variegato mosaico delle sue numerose culture, lingue, credenze e tradizioni, che comprendono una parte veramente considerevole della storia e del patrimonio della famiglia umana” (n. 6).

L'Asia, del resto, proseguiva poi “è anche la culla delle maggiori religioni del mondo, quali il giudaismo, il cristianesimo, l'islamismo e l'induismo” .

Il Papa esprimeva poi il suo apprezzamento per gli abitanti del continente asiatico affermando: “I popoli dell'Asia sono fieri dei propri valori religiosi e culturali tipici, come ad esempio l'amore per il silenzio e la contemplazione, la semplicità, l'armonia, il distacco, la non violenza, lo spirito di duro lavoro, di disciplina, di vita frugale, la sete di conoscenza e di ricerca filosofica”.

“I popoli dell'Asia sono conosciuti per il loro spirito di tolleranza religiosa e di coesistenza pacifica”. Pur non negando l’esistenza di tensioni e di conflitti, anche violenti, si può dire che l'Asia ha spesso dimostrato “una notevole capacità di adattamento ed una naturale apertura al reciproco arricchimento dei popoli, nella pluralità di religioni e di culture”, continuava ancora il documento papale.

Nonostante l'influsso della modernizzazione e della secolarizzazione, inoltre, “le religioni dell'Asia mostrano segni di grande vitalità e capacità di rinnovamento”, come dimostrano le riforme all’interno dei vari gruppi religiosi e la nascita di nuovi movimenti.

Da qui l’importanza della diffusione del Vangelo in Asia, dove la comunità ecclesiale “è antica quanto la Chiesa stessa, dato che proprio in Asia Gesù alitò sui discepoli lo Spirito Santo e li inviò sino ai confini della terra perché proclamassero la Buona Novella e riunissero comunità di credenti” (n. 9).

L’“Ecclesia in Asia” terminava rendendo grazie a Dio “per la ricchezza di culture, di lingue, di tradizioni e sensibilità religiose di questo grande Continente” e per i popoli dell'Asia, “così ricchi nella loro diversità ed uniti nella ricerca della pace e della pienezza della vita” (n. 50).