Il cardinale Silvestrini: “L’etica e la religione non devono rimanere in casa quando andiamo al lavoro”

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ROMA, martedì, 25 maggio 2004 (ZENIT.org).- Di fronte agli scandali finanziari ed ai fallimenti delle società che negli ultimi due anni hanno caratterizzato il mercato mondiale, è evidente la necessità di ripensare l’etica delle imprese.



Proprio per riflettere su questo tema l’Unione degli Industriali di Roma ha organizzato il 20 maggio scorso un convegno dal titolo: “Impresa, Etica e Legalità”.

Intervenendo come relatore il Cardinale Achille Silvestrini, Prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali, ha constatato da subito che “le ultime due decadi sono state certamente di grande sviluppo economico, ma anche di grandi fallimenti morali per la comunità economica”.

Si parla di otto trilioni di dollari di perdita di ricchezza da parte degli investitori negli ultimi due anni e di un miliardo di multe agli operatori di Wall Street.

“La legalità è certamente una guida fondamentale per l’attività economica e che dovrebbe essere una cosa ovvia per gli uomini di impresa”, ha spiegato il porporato.

“L’impresa infatti non potrebbe sopravvivere senza l’ordine legale perchè i contratti – su cui si regge tutto il sistema – non reggono senza il rispetto di tutti per la legge”.

“Per questo motivo quando c’è un reato nel mondo dell’impresa lo scandalo è doppio: scandalo per la disfatta morale e scandalo perchè è un attentato suicida contro il sistema stesso”, ha spiegato Silvestrini.

“Più libertà presuppone maggiore responsabilità” ha affermato il cardinale, tenendo a chiarire poi che “le regole non devono essere viste come un limite alla libertà ma in una prospettiva autenticamente sociale, come garanzia per il diritto di tutti”.

Silvestrini ha precisato quanto sia importante la dimensione sociale del lavoro, ed ha citato Giovanni Paolo II che nell’enciclica Centesimus annus (1 maggio 1991) chiama l’impresa “una comunità di lavoro”.

“La Chiesa non cessa di proclamare i principi del bene comune e della solidarietà come stella polare di ogni attività sociale”, ha sottolineato il porporato.

Sempre nell’affrontare la questione della legalità Silvestrini ha, quindi, affermato che “ci vuole più serietà, chiarezza, e, secondo il caso, severità nella punizione dei reati”.

“Il senso della legalità deve partire dai vertici. Non pochi si lamentano della mancanza di questo messaggio. Non pochi si lamentano della mancanza di reazioni della stessa comunità degli imprenditori. Davanti ad uno scandalo si nota un grande silenzio”, ha detto.

Per evitare nel futuro guai simili c’è bisogno per il mondo imprenditoriale di “un’etica più forte di quanto lo è stata finora”, ha esclamato Silvestrini.

Ed ha aggiunto: “Non basta essere legali per essere morali. Evitare le sanzioni è una cosa buona, ma non può bastare se vogliamo un vita economica sana”.

Il cardinale ha illustrato come la secolarizzazione abbia dato origine ad “un’etica debole” e, riprendendo il discorso pronunciato dal cardinale Joseph Ratzinger nel corso di una conferenza tenutasi nella Biblioteca del Senato, ha ribadito che “quando gli Stati rifiutano un fondamento religioso e si fondano solamente sulla ragione si rivelano fragili cadendo facilmente vittime di dittature”.

Per questo motivo il mondo dell’impresa deve rendersi conto della “dissoluzione della coscienza dei valori morali e deve riproporre la sua proposta partendo da principi incondizionati (...) segni della nostra ricerca del bene e dell’amore”.

“Come uomini – ha affermato Silvestrini – siamo chiamati a fare del nostro lavoro un mezzo per raggiungere una vita armoniosa, in cui cresciamo verso una umanità piena. Sarebbe una contraddizione terribile e una assurdità se il nostro lavoro finisse per renderci meno umani”.

“L’etica e la religione non devono rimanere in casa quando andiamo al lavoro”, ha concluso il cardinale.