Il caso serio della fede

Assemblea ecclesiale diocesana nella chiesa di Santa Veronica a "La Tina" nei giorni 13-14 settembre

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ROMA, mercoledì, 12 settembre 2012 (ZENIT.org).- Giovedì 13 e venerdì 14 settembre (dalle ore 18 alle 22.30) nella chiesa di santa Veronica a “La Tina” di Città di Castello si svolge l’annuale assemblea ecclesiale diocesana. Al centro della riflessione e della discussione della chiesa tifernate “Il caso serio della fede”. Il primo giorno, giovedì 13 settembre, si inizia alle ore 18. Sarà relatore mons. Mario Delpini, vescovo ausiliare e vicario generale della diocesi di Milano. A lui è stato affidato il tema “Provocazioni per una fede viva, lieta, attraente, incisiva… e povera”. Venerdì 14 settembre, a partire dalle ore 18, mons. Paolo Giulietti, vicario generale della diocesi di Perugia parlerà delle“Unità pastorali a servizio della nuova evangelizzazione”.

L’assemblea si concluderà sabato 6 ottobre. Alle ore 21 nella Cattedrale di Città di Castello il Vescovo mons. Domenico Cancian presiederà la Santa Messa per l’inizio dell’anno pastorale e consegnerà le linee guida per l’anno 2012/13.

“Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” A pensarci bene – scrive mons. Domenico Cancian invitando l’intera diocesi all’assemblea ecclesiale - è proprio vero che la fede è “il caso serio della vita”. Lo dice a chiare note Gesù che varie volte rimprovera i suoi di avere “poca fede” e di dare spazio alla paura e al dubbio.

A Pietro che sta affondando, Gesù tende la mano, lo afferra, lo guarda, lo rimette in piedi sulle onde e gli dice: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Chi non si ritrova nei panni di Pietro?

Benedetto XVI sostiene che “la questione della fede è la sfida pastorale prioritaria” perché “il nocciolo della crisi in Europa è la crisi della fede”. Ed ancora: “I discepoli di Cristo sono chiamati a far rinascere in se stessi e negli altri la nostalgia di Dio e la gioia di viverlo e di testimoniarlo, a partire dalla domanda sempre molto personale: perché credo?... Occorre rendere fecondo il dialogo tra cristianesimo e cultura moderna, far riscoprire la bellezza e l’attualità della fede come orientamento costante, anche delle scelte più semplici. Ciò conduce all’unità profonda della persona rendendola giusta, operosa, benefica, buona. Si tratta di ravvivare una fede che fondi un nuovo umanesimo capace di generare culture e impegno sociale”.

Del resto ciascuno di noi, credente e non (in ognuno di noi vi è fede e incredulità), avverte che, con o senza fede, con molta o poca fede, le cose cambiano.

Alcune circostanze rendono ancor più doverosa e ricca la riflessione di quest’anno. E cioè il 50º del Concilio Vaticano II, la grazia più grande di Dio alla sua Chiesa in questo tempo. Il carattere pastorale, lo stile positivo e profetico, i contenuti offerti specialmente nelle quattro Costituzioni, hanno ancora da insegnarci qualcosa.

Ancora, il 20º anniversario del Catechismo della Chiesa Cattolica, “testo di riferimento sicuro e autentico per l'insegnamento della dottrina cattolica” che ci interroga sulla nostra responsabilità di accogliere e proporre la verità cristiana nella sua interezza in un linguaggio comprensibile.

Da ultimo la lettera apostolica Porta fidei con la quale Papa Benedetto XVI indice l’Anno della fede è un testo che merita di essere letto e meditato.