Il CAV di Prato: 136 bambini salvati alla nascita nel 2012

Solo lo scorso anno sono ricorse al Centro circa 417 gestanti o mamme con figli alla ricerca di aiuto

Roma, (Zenit.org) Padre Piero Gheddo, PIME | 501 hits

Anche noi che leggiamo ogni giorno Avvenire e abbiamo buone informazioni sulla Chiesa italiana, non ci rendiamo conto di quante piccole grandi opere di volontariato sociale e cristiano ci sono nella nostra Italia. Sono realtà che allargano il cuore e fanno ben sperare nel futuro del nostro popolo. Nelle vacanze estive a Marina di Pietrasanta,  nella casa per ferie della diocesi di Prato “La Versiliana”, sono venuto in contatto con il “Centro di Aiuto alla Vita”  (C.A.V.)  di Prato, che opera per la difesa e la promozione del bambino nel seno materno, aiutando la sua mamma ad accoglierlo anche quando le situazioni di vita sono molto difficili.

Nel piccolo bambino che deve ancora nascere, dice la signora Bertilla Venco, che ha animato una S. Messa domenicale presentando il C.a.v., “noi riconosciamo una persona che ha diritto di nascere e di vivere, anche se il suo venire al mondo non è stato programmato”. E aggiunge che “oggi una mentalità nuova sta crescendo nel popolo italiano, per cui dire “aborto” non suona bene. Allora si cerca di sminuire la gravità della soppressione di un bambino all’inizio della sua vita,  e di far apparire l’aborto come una scelta di civiltà, con leggi dello stato che lo chiamano I.V.G., “interruzione volontaria di gravidanza”.

Prato, alle porte di Firenze, è una diocesi con circa 200.000 abitanti, 111 sacerdoti diocesani, 34 religiosi e 250 suore. Non sono grandi numeri, ma il C.a.v. di Prato è una realtà, basata quasi interamente sul lavoro di volontari, che presenta un bilancio molto positivo. Nel 2012 sono ricorse al Centro 417 gestanti o mamme con figli alla ricerca di aiuto; 136 i bambini nati nel 2012. La sede del C.a.v. è aperta per la prima accoglienza, che dev’essere cordiale, fraterna e manifestarsi nell’ascolto partecipativo, cioè di condividere i loro problemi e sofferenze: “Chi viene a chiedere aiuto – dice ancora Bertilla - è in situazione di bisogno e in questa situazione bisogna umiliarsi un po’ e bisogna fare di tutto per metterle a proprio agio”.

“Le mamme sono aiutate nei modi più vari, con l’ascolto e dando loro aiuti concreti in denaro quando necessario e aiuti in natura e medicinali. Ad esempio, oggi tutte le gestanti e i neonati prendono le vitamine, che il servizio nazionale sanitario non passa; poi aiutiamo con articoli prima l’infanzia, abbigliamento, pannolini, ecc. Per l’erogazione degli alimenti prima infanzia e pannolini il C.AV. rilascia una tessera neonato a punti  (T.N.) da spendere presso l’”Emporio della Solidarietà”, un supermercato dove si va a fare la spesa con una tessera a punti. Ci sono poi le tessere famiglia  che oggi sono circa 900-950. I fondatori dell’Emporio sono la Caritas diocesana, che è ancora la principale contribuente, la Provincia e il Comune di Prato, la fondazione della Cassa di Risparmio di Prato. Poi ci siamo tutti noi che partecipiamo e collaboriamo in vari modi, anche facendo iniziative di vario genere per raccogliere fondi per  acquistare  quello che manca. Molti enti collaborano con l’Emporio, mandano pasta e riso, formaggi, salumi e carne, cibi di base; ci sono gli esuberi dei supermercati e dalle fabbriche che producono materiali per bambini e mamme in attesa.

Infine il C.A.V. gestisce una casa d’accoglienza denominata “Casa Aurora”, che a Prato ospita gestanti e madri con bambini piccoli e fa servizio di baby-sitting a bambini di mamme seguite dal Centro. La Casa Aurora è una struttura di ospitalità  gratuita e temporanea, messa a disposizione dalla diocesi. Per le ospiti il Centro, tramite le sue volontarie,  si adopera perché la loro permanenza nella casa, oltre ad essere un luogo in cui vivere con serenità e dignità il tempo della maternità, diventi anche un’occasione per progettare con fiducia il futuro con il loro bambino. I volontari del C.a.v., impegnati in modo sistematico, sono una cinquantina, oltre a tanti altri amici che aiutano quando possono. I volontari debbono essere fortemente motivati e prima di accoglierne uno il C.a.v. fa una specie di esame. Non importa se sono credenti o non credenti, cattolici o islamici o buddisti. Importa che abbiano un profondo rispetto per la vita e per le persone e diano il loro tempo con questa motivazione convinta.

In Italia, nel 2012 i Centri Aiuto alla Vita diocesani hanno salvato circa 16.000 bambini dalla morte per aborto. Dal 1975 i bambini nati grazie ai C.a.v. sono fra i 150 e i 160.000 e ben oltre le 500.000 le donne assistite. In certi ambienti laicisti oggi va di moda parlare male dei medici e paramedici obiettori di coscienza per l’aborto volontario. Eppure in Italia i medici obiettori sono circa l’80% di tutti i laureati in medicina. Loro infatti sanno bene che l’Interruzione di Gravidanza Volontaria equivale all’omicidio di un bambino, che vorrebbe nascere anche lui, povero piccolo e indifeso cucciolo di uomo e di donna.

(Articolo tratto dal blog "ARMAGHEDDO. L'attualità vista da padre Piero Gheddo, missionario-giornalista". L'indirizzo del sito ufficiale di padre Gheddo è http://www.gheddopiero.it/)