"Il Centro Astalli traduce in realtà gli insegnamenti di Francesco sui rifugiati"

Presentato stamane, a Roma, il Rapporto 2014 della struttura di assistenza dei gesuiti, visitata dal Papa a settembre, che nel 2013 ha accolto circa 21.000 persone

Roma, (Zenit.org) Redazione | 301 hits

“La ‘cultura dell’incontro’ è la chiave di lettura del servizio del Centro Astalli”. Ha esordito richiamando uno degli ‘slogan’ del pontificato di Francesco, padre Federico Lombardi nel suo intervento alla presentazione del Rapporto 2014 del Centro Astalli - JRS, stamane a Roma.

“La vicinanza di Papa Francesco al Centro Astalli - ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana - si colloca nella strada della vicinanza ai rifugiati avviata da Pio XI” e proseguita con tutti i pontefici, che è “la partecipazione della Chiesa alla loro sofferenza”. Soprattutto Francesco ha mostrato sin dall’inizio del suo pontificato una particolare sensibilità verso questa fascia emarginata della società.

Oltre ai “continui, naturali e spontanei” riferimenti ai rifugiati nelle omelie a Santa Marta, il Pontefice ha voluto mostrare questa vicinanza abbracciando di persona questi fratelli. “Non è un caso – ha osservato Lombardi - che il Papa abbia scelto Lampedusa come meta del suo primo viaggio. Una scelta fortissima”. E, sulla stessa scia, si è recato poi in visita, il 10 settembre 2013, nella struttura di assistenza guidata da padre Giovanni La Manna e gestita dal Servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia.

“Quando ho dato al Pontefice la lettera di invito di padre Giovanni a visitare il Centro Astalli, il pomeriggio dello stesso giorno gli ha telefonato per dirgli che sarebbe andato”, ha raccontato il portavoce vaticano. E ha aggiunto: “In un certo senso, il Papa ha fatto diventare le parole del JRS ‘Servire, accompagnare, difendere’ quasi magistero pontificio”. D’altro canto, il Centro “offre il modello di come tradurre in realtà ciò che il Pontefice insegna sui rifugiati”.

Nel suo intervento, padre La Manna è invece partito da un quesito: “Come si può evitare che persone che hanno diritto alla protezione siano costrette a viaggiare in condizioni tanto rischiose e costose?”. Una domanda, questa vecchia ma purtroppo ancora “senza risposta”. In particolare, riferisce L’Osservatore Romano, il presidente del Centro Astalli ha posto l’accento sul tema dell’immigrazione di rifugiati e richiedenti asilo, e ha ricordato le ricorrenti tragedie al largo di Lampedusa e nel Mediterraneo.

Ha poi presentato i dati dell’annuale rapporto della struttura che, nel corso del 2013, ha accolto circa 21.000 persone. 37.000 se si considerano anche le sette sedi territoriali dell’associazione. Anche padre La Manna ha poi rivolto con gratitudine il pensiero alla visita del Papa di settembre, che – ha detto – “ha riempito tutti noi di speranza e di fiducia” e che, grazie anche alla collaborazione con alcune comunità religiose, ha avviato “una via nuova per sperimentare l’ospitalità nelle forme più adatte alle necessità”.

Dopo aver illustrato le cifre e le statistiche sul lavoro dell’anno trascorso, è stato poi il turno di Berardino Guarino, direttore progetti del Centro, che ha fornito una lettura ragionata di tutto ciò che è accaduto nel mondo dei rifugiati, come redatto nel Rapporto. Guarino ha sottolineato che, nello scorso anno, sono aumentate del 60% le domande di asilo presentate in Italia: circa 27.830 in totale.

Un altro dato che “fa pensare” è poi il significativo scarto tra persone sbarcate sulle coste italiane nel corso dell’anno (42.925) e le richieste d’asilo presentate. E fa riflettere anche la differenza tra il numero dei richiedenti asilo siriani in Italia (appena 695) e quello registrato in Paesi del nord Europa come la Svezia (16.317) e la Germania (11.851).

“Questi dati – ha spiegato il direttore progetti del Centro Astalli - dicono che chi cerca protezione è ben consapevole della difficoltà del contesto italiano e cerca in ogni modo un’altra destinazione”. Anche perché in Italia “il sistema di accoglienza è rimasto improntato a una logica emergenziale”. (S.C.)