"Il Cielo non è mai grigio per chi crede" (Seconda parte)

Salvatore Martinez trae un bilancio a conclusione del quarantennale del Rinnovamento nello Spirito Santo

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di Luca Marcolivio

ROMA, domenica, 9 dicembre 2012 (ZENIT.org) – La prima parte dell’intervista a Salvatore Martinez è stata pubblicata venerdì 7 dicembre.

Si dice che spesso i Movimenti cattolici siano in competizione tra di loro. Verità o luogo comune? Carismi diversi possono collaborare nella Nuova Evangelizzazione?

Martinez: É la diversità di doni e ministeri che fonda la bellezza e l’unità della Chiesa. Ma il prezzo è sempre quello del morire per rimanere in comunione e presentarci “uno” al mondo, perché creda. Dal sospetto del dono dell’altro, si è passati al rispetto, anche se gelosie e invidie mai potranno essere eliminate. Si annidano nel cuore dell’uomo, ci ricorda Gesù: possono solo essere vinte, intensificando la nostra vita spirituale. Come è bello, piuttosto, riconoscersi nel dono dell’altro! È l’altro che completa il mio essere Chiesa, offrendomi ciò che manca al mio modo di percepirla e di viverla. Non dimentichiamolo: ogni carisma, seppure dato ad un membro del corpo di Cristo, è sempre per la totalità del corpo, per il bene comune di tutte le membra. Dunque, ogni dono è per me, è sempre a mio vantaggio. Di fatto, per la forza espressiva insita in ogni dono, una certa dose di autoreferenzialità è inevitabile. Un gesuita è tale, ad esempio, non a dispetto di un domenicano o di un francescano, ma a partire da ciò che lo costituisce gesuita, cioè l’obbedienza al carisma del  fondatore Sant’Ignazio. Dunque, sana autoreferenzialità espressa nell’umile considerazione di sé e nella giusta valutazione dell’altro. Sono questi concetti che ripeto dal 1998, dalla storica “Pentecoste con i Movimenti” voluta dal Beato Giovanni Paolo II, quando ebbi modo di rappresentare tutto il laicato cattolico nella conferenza stampa vaticana che presentava l’evento. Tanta strada abbiamo fatto insieme; ci conosciamo bene e ci riconosciamo nelle opere e nelle attività che distinguono un movimento da un altro. La collaborazione è già in atto: si pensi, in Italia, al Forum delle Famiglie, a Scienza e Vita, a Rete in Opera, reti cattoliche nelle quali ci si orienta verso impegni comuni nella diversità di metodi ed espressioni di ciascuna realtà. La nuova evangelizzazione renderà ancora più esigente e ritengo provvidenzialmente più efficace questa sinergia, soprattutto nella difesa dell’umano e della giustizia sociale.

Parliamo ora delle Dieci Piazze, progetto molto aperto a personalità non solamente appartenenti al mondo cattolico: da un lato è sicuramente una grande opportunità di evangelizzazione, dall'altro c’è chi contesta l’opportunità di iniziative in stile “Cortile dei Gentili”, asserendo che, alla fine, si limitano ad una pura discettazione intellettuale in cui la parte cattolica non è in grado di esprimere un punto di vista forte, in altre parole di trasmettere il Vangelo. Voi che obiettivi e speranze concrete avete con questa iniziativa?

Martinez: Partiamo dall’assunto paolino: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28). Di più, direbbe lo stesso Gesù: “Chi non è contro di noi è per noi” (Mc 9,40). Dunque, non dobbiamo avere dubbi sulla necessità di intraprendere un nuovo dialogo con il mondo, ribadendo al mondo la nostra identità cristiana. Ciò può avvenire con forme ed espressioni diverse, tenendo conto dei contesti nei quali ci si muove. Il Cortile dei Gentili guarda ai non credenti, agli agnostici, a quanti sentono il desiderio di confrontarsi con la cultura cristiana generata dalla vita e dal Vangelo di Gesù Cristo permanendo nelle proprie posizioni. Potremmo, con una parola, definire queste iniziative una “pre-evangelizzazione”. Il Progetto Dieci Piazze per Dieci Comandamenti (le piazze in realtà saranno undici), invece, ha un tono più confessionale, testimoniale, da tesi senza antitesi. Ha la pretesa di riportare la Parola di Dio tra la gente con il registro della creatività; di riaffermare il primato della legge dell’amore di Dio, da cui derivano stili di vita buoni, universali, sostenibili da ogni cultura e civiltà. In un tempo in cui la gente muore e si lascia morire, con il Decalogo offriamo lezioni di vita vera, esegesi del vissuto con lo sguardo e gli accenti diversi di credenti che rappresentano il mondo della scienza, dell’economia, dello sport, dei mass media, dell’arte, della politica. Gente nota e gente comune, che tra testimonianze, preghiere, riflessioni, musiche e proiezioni d’immagini ricorda alle nostre città che è meglio includere Dio nell’orizzonte umano delle nostre società e delle nostre famiglie. Abbiamo già prodotto tre riletture del primo comandamento a Roma, del secondo a Verona, del quarto a Napoli, con una risposta straordinariamente positiva e un larghissimo gradimento da parte di tutte le istituzioni coinvolte. Anche il Papa è stato e sarà presente con un video messaggio realizzato ad hoc dal titolo: “Quando l’amore dà senso alla Tua vita…”. Ricominciamo l’8 giugno da Milano, con il terzo comandamento, lungo i 4 sabati di giugno e i 4 sabati di settembre. Una carovana dello Spirito che attraverserà tutta l’Italia, scambiandosi il testimone della Nuova Evangelizzazione.

Siamo ormai nel pieno del tempo dell’Avvento: come vivete nel RnS la preparazione al Natale? Che messaggio dà solitamente ai suoi membri?

Martinez: Quest’anno ho voluto riprendere “il richiamo” di Dio alle sette chiese dell’Apocalisse, facendo di ogni appello alla conversione una preghiera in vista della nuova evangelizzazione. Gesù torna ancora uomo tra noi, preludio storico del suo definitivo e glorioso ritorno. Come prepariamo questi “tempi ultimi”? Come bambini desiderosi di ricevere un nuovo regalo, o come vecchi appagati e stanchi di vivere, incapaci di stupirsi dinanzi alle novità? Servono sensi spirituali nuovi, rinnovati dallo Spirito, perché questa nuova venuta di Gesù non ci lasci indifferenti e rimetta in moto nuove energie di bene. Le sofferenze si moltiplicano intorno a noi: il Natale debella l’indifferenza, l’amore tiepido, l’attivismo senza cuore, l’impazienza dinanzi al male, la paura di fare il bene. “Non stancatevi di rivolgervi verso il Cielo”, ci raccomandava Benedetto XVI il giorno dell’Udienza speciale al RnS. Occorre, davvero, sollevare lo sguardo, distoglierlo dalla punta dei nostri piedi. I Magi giungono a Gesù Bambino mirando il Cielo, non camminando a vista d’uomo. Così sia anche per noi: per ritrovare Gesù superiamo gli orizzonti miopi e disperati di questo mondo. Diamo una misura alta alla nostra fede, facendo frutti degni di conversione. E allora non sarà solo un “buon Natale”, ma un “santo Natale”, cioè la rinascita della santità di Dio in noi e fuori di noi. E Gesù non rimarrà neonato in noi: crescerà e noi con lui, in sapienza e potenza.