Il Codice Michelangelo

Un libro pretende di svelare nuovi “segreti” vaticani

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di Elizabeth Lev

ROMA, venerdì, 18 luglio 2008 (ZENIT.org).- Era inevitabile. Dopo che Dan Brown si è arricchito “vendendo” Gesù – aggiungendo anche un po' di Maria Maddalena e Leonardo da Vinci –, era solo questione di tempo prima che qualche altro intraprendente autore rivolgesse la sua attenzione a Michelangelo.

A differenza del “Codice da Vinci”, tuttavia, il nuovo libro non ha nemmeno la decenza di riconoscere che si tratta di una finzione.

The Sistine Secrets: Michelangelo's Forbidden Messages at the Heart of the Vatican” (“I segreti della Sistina: i messaggi proibiti di Michelangelo nel cuore del Vaticano”), del rabbino Benjamin Blech e della guida turistica Roy Doliner, pretende di rivelare come Michelangelo abbia inserito messaggi nascosti di pensiero cabalistico e sentimento antipapale mentre dipingeva la Cappella Sistina.

Il libro è una specie di “Codice Michelangelo”, e come il romanzo di Dan Brown non offre prove documentate né osservazioni per avvalorare quanto sostiene.

La prima cosa che colpisce del libro è come si basi sulle domande più frequenti rivolte dai visitatori della Cappella.

Molti, ad esempio, si chiedono perché ci siano così tante immagini dell'Antico Testamento in una cappella cristiana. Gli autori sostengono che Michelangelo abbia cambiato l'originaria commissione dai Dodici Apostoli richiesti da Papa Giulio II al ciclo della Genesi a causa di una simpatia segreta per gli ebrei.

Per Michelangelo, in realtà, il soggetto della Genesi offriva la possibilità di realizzare un'impresa senza precedenti: dipingere una narrazione a renderla leggibile da terra attraverso la sua pittura.

Doliner e Blech insistono sul fatto che l'artista abbia appreso la Cabala, una forma di gnosticismo ebraico, nel giardino fiorentino di Lorenzo de' Medici, dove si recò quindicenne a studiare scultura. A loro avviso, alla base dell'interesse di Michelangelo per la Cabala c'è stato Pico della Mirandola.

Gli autori tralasciano il fatto che Michelangelo appartenesse al Terz'Ordine francescano, come il suo eroe Dante, così come il fatto che non abbia mai menzionato Pico.

Traendo spunto da un articolo del 1990 di Frank Meshberger apparso sul “Journal of American Medicine”, in cui l'autore proponeva che il mantello di Dio nella creazione dell'uomo fosse modellato come una sezione a croce del cervello umano, Doliner e Blech sostengono che si tratta del lato destro del cervello, che secondo la Cabala contiene la conoscenza segreta data da Dio.

Molti turisti, nel corso degli anni, si sono chiesti perché Dio, nella creazione del sole e della luna, sia presentato di schiena. Secondo gli autori del libro, Michelangelo ha posto Dio di schiena perché era offeso per il fatto di dover dipingere la Cappella anziché lavorare al lavoro di scultura che gli era stato promesso.

Da ciò estrapolano che Michelangelo fosse disgustato dalla corruzione della corte papale, così come dal trattamento della Chiesa nei confronti degli ebrei. E' ironico che i due autori pretendano di avere familiarità con le Scritture ebraiche ma non considerino il riferimento scritturale più ovvio alla “schiena” di Dio, quando Mosè (Esodo 33) chiede di vedere la gloria di Dio e gli viene rifiutata perché nessuno può vedere il volto di Dio e restare in vita.

Per mostrare il suo favore a Mosè, Dio gli permette di guardare la sua schiena. L'interpretazione cristiana di questo evento è che nell'Antico Testamento l'uomo non può vedere Dio, ma con la Parola fatta carne, chiunque può finalmente contemplare il volto divino.

Gli autori sostengono infine che Michelangelo, che aveva un impiego redditizio ed era profondamente rispettato in Vaticano, abbia tradito la fiducia riposta dal Papa e dai teologi per difendere i propri interessi sui muri della Cappella Sistina.

Il libro evoca un sentimento antipapale, nonostante Blech blandisca ovunque Papa Giovanni Paolo II e il “buon Papa Giovanni XXIII”.

Secondo gli autori, il Papa, la sua corte e la serie infinita di teologi, storici, santi e filosofi che hanno meditato sulla cappella sono stati ciechi di fronte a questo “codice”; solo la saggezza di Doliner e Blech poteva vedere nel cuore e nella mente di Michelangelo. Gnosticismo al massimo livello.

Alla fine, l'interpretazione della Cappella da parte di Doliner e Blech riflette l'opinione di altri che vi vedono una sorta di manifesto protestante, ed è solo leggermente più plausibile di un'altra teoria recente per cui la Cappella conterrebbe messaggi criptati degli alieni.

Nel corso degli anni psicologi, attivisti gay e migliaia di altri si sono visti riflessi sul soffitto della Cappella Sistina e hanno inserito Michelangelo nella loro agenda.

In sostanza: se chiunque si può trovare riflesso nel soffitto della cappella, ciò rende Michelangelo piuttosto universale. E non è forse questa la definizione di cattolico?

[Traduzione dall'inglese di Roberta Sciamplicotti]