"Il concetto di pace" tra Benedetto XVI e Giovanni XXIII

Il saggio edito dalla LEV contiene interventi di numerosi studiosi ed ecclesiastici che spiegano il legame tra pace e libertà

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 441 hits

Un corposo volume di oltre 600 pagine che, in un certo senso, appartiene al pontificato di Benedetto XVI. Il libro, intitolato Il concetto di pace ed edito dalla LEV, è stato presentato stamattina in Sala Stampa Vaticano nel corso della conferenza stampa di presentazione delle Giornate Celebrative del 50° anniversario della Pacem in terris.

Si tratta di un testo, per molti versi legato a doppio filo alla rinuncia di papa Ratzinger, in quanto chiama in causa “il primato della libera coscienza che, in sé, costituisce il terreno di incontro tra chi è cattolico e chi non è cattolico anche sul possibile rapporto tra gli uomini”, ha spiegato Vittorio Alberti, officiale del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

“La pace, infatti, si può dire che sia un nuovo nome della laicità”, in quanto “per giungere alla pace occorre prima di tutto fissare il primato dell’uomo e della dignità libera della sua coscienza traguardando l’orizzonte dell’unità tra diversi”, ha osservato il dirigente vaticano, con riferimento alla giornata di digiuno e preghiera indetta da papa Francesco per il 7 settembre scorso.

Il volume è stato completato quasi del tutto nei giorni della rinuncia di Benedetto XVI, con pochissime integrazioni facenti riferimento al nuovo pontificato di papa Francesco.

Il concetto di pace contiene 29 interventi, articolati secondo registri tematici che includono la teologia, l’antropologia, la politica, l’educazione alla pace, l’ambiente, sulla scorta dell’attualità della Pacem in terris.

Il libro si apre con una lunga intervista al cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson che ricorda come “l’idea secondo la quale la pace, essendo un dono, non è connaturata all’uomo e che, dunque, tale stato di cose determina la necessità della libera scelta del soggetto”, ha detto Alberti. Se l’uomo è libero di scegliere, dunque, la pace è possibile, non è una “velleità” ma una realtà, sia pure di difficile realizzazione.

Sulla scorta della Pacem in terris, inoltre, la guerra “nasce sempre dall’intimo dell’uomo e non va intesa come assenza di conflitto o, la guerra, solo come contesa armata, fra forze armate. La guerra è, quindi, prima di tutto guerra interiore”, ha aggiunto Alberti.

All’intervista segue poi, in francese, un importante contributo e ricordo del cardinale Roger Etchegaray, già presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e quindi l’ampia introduzione di monsignor Mario Toso che illustra l’enciclica con specifica attenzione alla sua qualità di enciclica "politica", rispetto all’enciclica "sociale" Mater et magistra.

Seguono, quindi tutti gli interventi suddivisi all’interno delle diverse aree tematiche: i Cardinali Maradiaga e Marx, Mons. Sánchez Sorondo, Enzo Bianchi, Stefano Zamagni, Martin Rhonheimer, Johan Verstraeten, Jean-Dominique Durand, Romano Penna, Paolo Asolan, Eberhard Schockenhoff, Gianni Manzone,Martin McKeever, Carmelo Vigna,David Hollenbach, Douglas Roche, Joseph Joblin, Paolo Carlotti, Vittorio Possenti, Vincenzo Buonomo, Rodrigo Guerra Lopez, Carlo Nanni, Giovanni Galizzi, Ignazio Musu.

Completano il volume le conclusioni di Flaminia Giovanelli, sottosegretario del Pontificio consiglio, che compie un bilancio dell’intero lavoro orientandolo verso l’attualità, anche dell’attuale scenario ecclesiastico.