Il Concilio delle Chiese Sudafricane denuncia la violazione dei diritti umani in Zimbabwe

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HARARE, giovedì, 15 luglio 2004 (ZENIT.org).- Il “South African Council of Churches” ha condannato il 14 luglio la violenza e la violazione dei diritti umani in Zimbabwe, ed ha richiesto la necessità di imporre sanzioni contro il governo di Mugabe.



Secondo un servizio da Johannesburg pubblicato dall’ “Associated Press”, il Consiglio della Chiese Sudafricane ha constatato che la politica di “quieta diplomazia” è fallita, ed è necessario fare pressioni sullo Zimbabwe per porre fine ad una crisi economica e politica che sta crescendo sempre più.

“La popolazione dello Zimbabwe sta soffrendo: forse con le sanzioni soffrirà per un più breve periodo di tempo”, ha dichiarato il cardinale Wifred Napier, Arcivescovo di Durban, in una intervista radiofonica concessa alla stazione 702.

E’ opinione diffusa che la crisi dello Zimbabwe è stata causata dalle politiche del Presidente Robert Mugabe, soprattutto dalla decisione di cacciare dal paese la popolazione dei bianchi che gestivano le imprese agricole.

Mugabe ha condotto una politica repressiva contro ogni forma di dissenso arrestando leader dell’opposizione, sindacalisti, e decidendo di non voler mai più rilasciare dichiarazioni ai giornalisti indipendenti dello Zimbabwe.

Critiche contro la politica di Mugabe sono state espresse anche dal Presidente sudafricano Thabo Mbeki.

In una dichiarazione comune il Consiglio della Chiese Sudafricane ha scritto: "Il Consiglio biasima la tragedia dello Zimbabawe, che sta procurando dolore, sofferenza e scompiglio per gran parte del popolo, così come si assiste all’erosione dei diritti umani, il declino dell’economia e la distruzione del patrimonio naturale”.

Il reverendo Molefe Tsele, Segretario generale del Consiglio ha chiesto di discutere la situazione dello Zimbabwe con il presidente del Sudafrica al più presto.